Rewriting a bit in my mother tongue. After more than three years of blogging in English I am starting to look for words when I speak in Italian. You may use an automatic translator if you will.

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Cominciai questo blog partendo da pensieri come questi:

“Vorrei riprendere a scrivere soprattutto come antidoto alla mente bollita. Scrivere in fondo è studiare, almeno per come lo concepisco io, e quindi è un ottimo sistema di autodifesa contro il pericolo di abbrutimento intellettuale che viene, almeno a me, dal lavoro di ingegneria dei sistemi informatici”.

Ora dopo tre anni di scrittura posso dire che la cosa ha funzionato. La mente è più agile e quella di tenere un blog di pensieri, ricerche e annotazioni è una cosa che consiglierei a tutti. E’ così facile abbrutirsi oggi, e a tutte le età.

Semmai nel caso mio particolare c’è un po’ di pena, ma nemmeno tanto, per l’uso continuo della lingua straniera e per quel poco di isolamento in più che un’attività del genere comporta, complice anche il retirement dal lavoro.

12 thoughts on “Scrivere come antidoto alla mente bollita

  1. La vostra passione per tutte le cose classiche, per l’antica Grecia e Roma, per la gente, i luoghi, e per la parola scritta – che sia inglese o italiano – ha acceso le nostre passioni pure. Grazie a voi, uomo di Roma.

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    1. Grazie Cheri. Wow, un italiano perfetto, bravissima. Non mi fare troppi complimenti, perché non li merito. Devo farli io a te. Sei stata una luce per moltissimi di noi, con la tua mente acuta ma dolce, il tuo scrivere preciso ma poetico, e la tua delicata, ma forte e bellissima umanità.

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  2. Cheri is a universal genius, we need more like her.
    I could not write in Italian as she does even if I first wrote in French then, theme like as in school with Latin, translate cum dictionary in hand.
    However I got your idea without Google’s approximate translations.
    Vale!

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  3. A causa di Google Translate, che presumo sia migliorata negli ultimi tre anni, se hai aperto un blog oggi, sarebbe il tuo blog è in inglese?

    Ecco il mio suggerimento: Da oggi in poi, fanno di questo un blog bilingue. Blog di Paul è un esempio.

    Meglio ancora, cambiare il tuo blog in un blog multilingue.

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    1. Ciao Philippe,

      questo blog è nato principalmente in inglese. Poi facevo delle traduzioni in italiano. A volte scrivevo in italiano, ma poi il post principale era sempre la versione inglese. Grazie del consiglio. Diventerà sicuramente più bilingue, inglese e italiano. Potrei aggiungere forse il francese. Il tedesco lo vorrei, veramente, ma ho una conoscenza solo passiva. Vedrò, magari delle poesie, qualcosa posso fare.

      Grazie per i consigli, Philippe, li apprezzo veramente.

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  4. … però sei riuscito ad infilare una parola inglese anche qui, il retirement!
    😉

    Ho un commento sul piano linguistico. Come sai anch’io ho un blog in inglese e sicuramente scrivere in una lingua diversa dalla propria ha dei vantaggi. Tuttavia io ho SEMPRE la percezione che se avessi scritto uno dei post in italiano avrebbe avuto un “sapore” totalmente diverso. Nè migliore nè peggiore, differente.
    Tu che ne pensi?
    Scriveresti solo in italiano dopo 3 anni in inglese?

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    1. Sì, ho infilato la parola inglese, Lola, e ormai lo faccio anche a casa e con amici italiani. Pazzesco. Tre anni così non passano invano.

      Hai ragione. Scrivere in lingue diverse porta sicuramente sapori diversi. Credo che le lingue non si traducano esattamente l’una nell’altra, per quanto uno ci provi, perché si perde come uno spirito, una cultura che vi circola dentro.

      Non credo potrei scrivere solo in italiano. L’italiano è la mia lingua ma l’inglese è adorabile.

      Probabilmente questo blog diventerà multilingue. Ne soffrirà? On va voir, si vedrà.

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  5. Ciao Uomo di Roma, non potrei essere più d’accordo su quel che dici. Scrivere un blog tiene elastica la mente ed è una cosa sempre stimolante. Di più, scrivere in inglese, per un madre-lingua italiano, è una sfida che moltiplica i vantaggi della cosa in sé. Certo, un blog plurilingue sarebbe interessante, ma io che ci ho provato posso testimoniare che “non viene molto naturale,” tanta è la distanza tra lo spirito di ciascuna lingua. Però, appunto, rappresenta una sfida supplementare, quindi auguri se hai questa idea!

    P.S. Ho visto che hai mandato questo messaggio sul mio blog: “Interessante l’articolo su Le Monde. Ero a conoscenza della cosa, ma mi fa piacere sentirlo dire dai francesi :-)”

    Il punto è che il post commentato si occupa di un articolo dell’Economist e tratta della Cina sotto il profilo economico (e i francesi non c’entrano…). Quindi dev’esserci stato un errore. Può succedere, naturalmente, quindi nessun problema, volevo solo informarti. A risentirci! (se vuoi cancella pure questo mio commento o l’ultima parte di esso)

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    1. Ciao Rob,

      sì, ho sbagliato, il mio commento si riferiva al tuo post ‘Roma non è Atene’ o qualcosa del genere. Beh, perché cancellare, i miei lettori sanno che sono distratto.

      Grazie per gli auguri sul blog plurilingue. Si vedrà, potrebbe sembrare uno show-off o magari disorientare i lettori.

      Que sera sera.

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