Tempo fa un mio amico mi ha portato a fare un giro sulla sua stupenda Lancia Flavia d’epoca. Anche se adesso vive a Roma il mio amico è di Napoli ed è così innamorato del suo gioiello da trascurare quasi la moglie e i figli.

Il viaggio era stato magnifico, la campagna verde a nord di Roma si era mostrata in tutta la sua freschezza e la bella Flavia si era comportata ottimamente nonostante fosse un’auto del 1960.

Di ritorno sulla Flaminia mi vien fatto di dire: “Diavolo, questa macchina è un gioiello, va liscia come l’olio e non ci ha dato nessun problema durante tutta la gita”.

Il mio amico ha come uno scatto e dice preoccupato: “Zitto, zitto, non lo dire!”. Non aggiunse altro ma sapevo cosa intendeva, forse non del tutto consapevolmente: “Vuoi che la macchina si rompa? Vuoi che succeda qualcosa?”
Come se la semplice esternazione di uno stato di gioia ci attirasse la sfortuna o l’invidia di qualcuno.

Ebbene, l’invidia di chi?

Ψ

[cfr. i tre brani successivi sullo stesso tema: 2,3,4]

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