A febbraio dello scorso anno arrivò la notizia che gli scienziati britannici erano autorizzati a modificare, a fini di ricerca, il DNA di embrioni umani [pare che grande impulso in questo campo sia stato dato dalla tecnica di editing del DNA detta CRISPR (link di approfondimento 1, 2, 3), che permetterebbe un vero e proprio taglia e incolla genetico con precisione e facilità del tutto nuove].

Interessante come un articolo sul Guardian (1) pose la questione:

“L’annuncio che gli scienziati [britannici] sono autorizzati a modificare il DNA di embrioni umani provocherà senza dubbio una valanga di ammonizioni da parte degli avversari delle modifiche genetiche (GM), che sosterranno che giochiamo a fare Dio (“playing God”) con i nostri geni.

Gli avversari hanno ragione. Giochiamo veramente a fare Dio con i nostri geni. Ma la cosa è positiva perché Dio, la natura o qualunque sia il nome che vogliamo dare agli enti che ci hanno creato, spesso sbagliano e tocca a noi correggerne gli errori.

Purtroppo su mezzo milione o giù di lì di bambini che nasceranno quest’anno [in Gran Bretagna], circa il 4% avranno un difetto genetico o di nascita […] Questa ricerca favorirà tecnologie che ci permetteranno di modificare il DNA nello stesso modo in cui oggi modifichiamo un testo […]

Il nostro DNA è solo chimica. Gli scolari lo isolano dalle cellule nei laboratori di classe e quando il DNA viene disposto su un vetrino assomiglia a cotone viscido. Dopo l’essiccazione, sembra carta fibrosa. Si può mangiare o bruciare e allora tornerà a quegli atomi e molecole semplici di cui è composto. Non vi è alcun ingrediente magico speciale tra un atomo e l’altro, non vi è anima, solo atomi e spazio.

Il DNA è la sostanza chimica più stupefacente nell’universo conosciuto, ma è solo una sostanza chimica – fatta degli stessi atomi di carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto che troviamo nell’aria. Non è più spirituale di unghie o capelli, che di solito tagliamo quando ne abbiamo bisogno”.

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(1) L’autore dell’articolo, Johnjoe McFadden, è professore di genetica moleculare all’Università del Surrey, nel sud-est dell’Inghilterra. Qui una lista dei suoi articoli sul Guardian

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