Roy Greenslade insegna giornalismo nella City University di Londra e da anni tiene un blog sul Guardian dove svolge la funzione di critico della stampa britannica.

Greenslade ha lasciato il blog a fine gennaio. Intervistato dalla Press Gazette, ha detto:

“Mi rattrista dover chiudere il blog ma credo che il lavoro di chieder conto ai giornali – ai loro proprietari, ai controllori, gli editori e i giornalisti – sia vitale perché essi fissano ancora l’agenda e quindi rimangono molto influenti.

“Il Guardian mi ha dato grande libertà in questo ruolo di critica, sia con il blog negli ultimi dieci anni che nei 16 anni precedenti in cui ho scritto settimanalmente per il giornale. Il giornalismo è stato il tema centrale della mia vita per 53 anni e spero che continui ad esserlo, per cui sono lieto di poter in futuro mantenere un rapporto con il giornale.

“Non amo i cliché del tipo ‘sono pronto a nuove sfide’ ma è esattamente quello che mi propongo di fare. Non posso parlare del progetto specifico in cui sono coinvolto – che non ha nulla a che vedere con i media giornalistici – ma esso è reale ed esaltante. Inoltre sto aumentando il mio impegno di professore presso la City University di Londra “.

Nel novembre 2015 Greenslade ha parlato nel British Journalism Review dell’importanza del giornalismo sui media in risposta ad un attacco contro di lui da parte di Peter Oborne che ha dipinto il ruolo di ‘commentatore dei media’ come “patetica auto-indulgenza”.

La risposta di Greenslade: “I giornalisti non accettano di esser l’oggetto di quel giornalismo che essi stessi praticano. A loro sta bene chiamare a responsabilità le istituzioni – Westminster, il governo, la magistratura, la polizia, la chiesa, le banche e le imprese – e sta anche bene rimproverare e ridicolizzare tutti nella vita pubblica, siano essi politici o celebrities.

“Ma guai a quei cattivi ‘commentatori’ che trattano il mestiere dei giornalisti con scrutinio analogo e che considerano i media, e in particolare la stampa, come un’istituzione che dovrebbe essere chiamata anch’essa a rispondere nell’ambito del più generale interesse pubblico”.

Ha poi aggiunto: “Se i giornali fanno il loro mestiere dovrebbero considerare anche la responsabilità di altri giornali. Non si tratta di tradimento. Non si tratta di ‘auto-indulgenza’. Si tratta di trasparenza e, in ultima analisi, dell’adempiere al giusto ruolo in una democrazia”.

Ψ

Viene in mente la difesa corporativa della stampa italiana, che c’è sempre stata e che in questi ultimi tempi si è fatta particolarmente vivace. Criticare la stampa – si dice – è un attacco alla democrazia. Senza pensare che quando la stampa non si presta a critiche allora sì che – come osserva Greenslade – è la nostra democrazia a correre dei rischi.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s