Alcuni passaggi da un articolo di John Daniel Davidson apparso sul Guardian alcuni giorni fa:

Di fronte alle proteste in corso contro il presidente Trump, agli appelli alla “resistenza” di politici democratici e attivisti e alla retorica surriscaldata che bolla Trump e i suoi sostenitori come fascisti e xenofobi, si potrebbe perdonare un osservatore esterno se pensasse che l’America è stata espugnata da una piccola fazione di nazionalisti di destra.

L’America è profondamente divisa, ma non è divisa tra fascisti e democratici. E’ più corretto dire che l’America è divisa tra le élite e tutti gli altri e che l’elezione di Trump è stata un rifiuto delle élite.

Questo non vuol dire che moltissimi democratici e progressisti non si oppongano con veemenza a Trump. Ma la folla di manifestanti ha qualcosa in comune con le élite politiche e mediatiche: ancora non capisce perché Trump sia stato eletto o perché milioni di americani continuino a sostenerlo. Anche adesso recenti sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani sostiene l’ordine esecutivo di Trump sull’immigrazione, ma la cosa non viene fuori se ci si basa solo sulla copertura dei media.

Il sostegno per il divieto di viaggio (travel ban) di Trump, anzi, per tutta la sua politica di riforma dell’immigrazione, è esattamente il tipo di sostegno che i media mainstream – concentrati sulle enclave urbane lungo le coste – hanno difficoltà a comprendere.

Il fatto è che i folti gruppi di americani che hanno votato per Trump, in particolare quelli delle zone suburbane e rurali nel cuore del paese e nel sud, si sono sentiti a lungo non connessi alle istituzioni che li governano. Su immigrazione e commercio, i temi che hanno portato Trump alla Casa Bianca, vogliono un cambiamento dello status quo.

Durante le due prime settimane in carica, ogni volta che Trump ha fatto qualcosa che ha sbigottito le élite politiche e mediatiche del paese, i suoi sostenitori l’hanno invece applaudito. Hanno gradito che abbia detto al presidente messicano Enrique Peña Nieto che potrebbe esser costretto a inviare truppe oltre il confine per fermare i “cattivi hombres laggiù”. Hanno gradito che abbia minacciato di annullare un accordo dell’era Obama che prevede di accogliere le migliaia di rifugiati che l’Australia si rifiuta di ospitare. E desiderano che Trump smantelli la regolamentazione finanziaria Dodd-Frank di Wall Street e che riveda gli accordi commerciali degli Stati Uniti. Questi sono i motivi per cui l’hanno votato.

L’incapacità di capire perché queste misure siano così popolari presso milioni di americani nasce da un profondo senso di disconnessione, nella società americana, che non ha avuto inizio con Trump o con l’elezione del 2016. Per anni milioni di elettori si sono sentiti abbandonati da una ripresa economica che in gran parte li escludeva, da una cultura che ha deriso ciò in cui credevano e da un governo che ha promesso il cambiamento ma non è riuscito a realizzarlo”.

Ψ

In questo c’è una somiglianza con la situazione italiana e con il malcontento nei confronti delle élite, dell’establishment, che temono la capacità dei 5 stelle di capitalizzare tale malcontento e gli scatenano contro i media, così come negli USA i media erano (e sono) quasi tutti coalizzati contro Trump. Personalmente non credo che i 5 stelle rappresentino la soluzione ai mali dell’Italia, ma la campagna stampa orchestrata contro di loro mi sembra disgustosa. I media lo sanno, a mio parere, ma pensano che se ne accorgano solo in pochi e che la palude degli inerti, dei poco informati, di chi reagisce solo per istinto senza riflettere, li seguirà.

Il gioco andrà a buon fine? Difficile a dirsi. Potrebbe anche essere un boomerang, poiché 1) gli italiani non sono stupidi e 2) con i social e simili scavalcano in una certa misura i media tradizionali. Staremo a vedere chi alla lunga capitalizzerà lo scontento del paese, scontento analogo ma non identico a quello americano. C’è da augurarsi che chiunque, nel dopo-Gentiloni, conquisterà il comando della nave italiana abbia il coraggio e le competenze sufficienti per guidarla e riformarla. Altrimenti siamo belli e fritti.

2 thoughts on “Lo scontento verso le élite, in America e in Italia

  1. Wasn’t it healthier for America to have chosen as its president a wolf in wolf’s clothing, like Donald Trump, rather than a wolf in sheep’s clothing, that Hillary Clinton would have been, and that Obama actually was?

    Joseph Stiglitz in a piece in *today’s Guardian* says, “…….If there is a silver lining in the Trump cloud, it is a new sense of solidarity over core values such as tolerance and equality, sustained by awareness of the bigotry and misogyny, whether hidden or open, that Trump and his team embody. And this unity has gone global, with Trump and his allies facing rejection and protests throughout the democratic world……”.

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    1. I agree. The fact that we now have Trump may be an opportunity to join forces against everything bad we think he and his team represent. If H. Clinton had won, a renovation of the left, closer to the needs of the common people, would possibly be more difficult. But, will this renovation really happen? The alt-right and the bigots too hope for a vitalization thanks to Trump. Progress is not necessarily the direction of events.

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