“La contessa di Vercellis, nella cui casa entrai, era vedova e senza figli: il marito era piemontese; quanto a lei, l’ho sempre ritenuta savoiarda, incapace di immaginare come una piemontese potesse parlare il francese così bene e avesse un accento così puro.

Di mezz’età, dal volto assai nobile e di spirito adorno, era amante e profonda conoscitrice della letteratura francese. Scriveva molto, e sempre in francese. Le sue lettere avevano i giri di frase e quasi la grazia di quelle di Madame de Sévigné; ci si sarebbe potuti confondere leggendone alcune. Il mio compito principale, che non mi dispiaceva, era quello di scrivere sotto la sua dettatura, il cancro al seno, che la faceva molto soffrire, non permettendole più di scrivere autonomamente.

La madama di Vercellis non solo aveva una mente acuta, ma era d’animo elevato e forte. Ho seguito la sua ultima malattia; l’ho vista soffrire e morire senza mai mostrare un momento di debolezza, senza fare alcuno sforzo di auto costrizione, senza allontanarsi mai dal suo ruolo di donna, e senza sapere che c’era nel suo agire della filosofia: parola non ancora di moda, e che lei non conosceva nel significato che ha oggi. La sua forza di carattere, tuttavia, rasentava a volte l’aridità. Mi è sempre apparsa insensibile sia verso gli altri che verso sé stessa; e quando faceva del bene agli infelici era per onorare il bene in sé e non perché mossa da reale compassione.

Ho sperimentato un poco tale insensibilità durante i tre mesi che ho trascorso presso di lei. Sarebbe stato naturale per lei prendere a cuore un giovane di qualche speranza e che aveva costantemente sotto gli occhi; e egualmente naturale pensare, sentendosi vicina a morire, che presso di lei egli avrebbe avuto bisogno d’aiuto e di sostegno: ciononostante, o che mi giudicasse non degno della sua attenzione particolare, o che le persone che l’assillavano non le permettessero d’occuparsi se non di loro, non fece mai nulla per me”.

Ψ

[Brano tratto dal II libro delle Confessioni di Jean-Jacques Rousseau, traduzione di manofroma].

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