Era natale, a Carrara, dove papà nacque negli anni ’10 dello scorso secolo e lì visse almeno fino al decennio successivo.

Chissà com’era Carrara negli anni Venti, la cittadina che dalla costa sale fino alle Alpi Apuane. Lì viveva la famiglia di mio padre poiché nonno Mario aveva un’azienda idroelettrica che sfruttava la caduta dell’acqua dalle Alpi Apuane.

Nonno Mario, diceva papà, non faceva praticamente regali a lui e a zia Lucia, perché erano altri tempi (e forse per motivi educativi). E poi le famiglie piemontesi facevano tanta economia, a prescindere dai mezzi che avevano, tanti o pochi.

A proposito, papà parlò più volte di chissà quali lontani parenti (o amici) piemontesi che a pochi giorni dall’estremo momento, stando tutti per morire di cancro (dev’essere stata un’epidemia), presero, dopo una vita passata a risparmiare, la fatale decisione e proruppero:

“Usiamo il servizio buono!”

Quindi, dicevamo, durante un bel natale negli anni ’20 del secolo scorso, a Carrara, nonno Mario regala al figlio una pistola, per l’insistenza di papà (non credo, papà era in buona fede e educatissimo), dietro consiglio di nonna o per sua iniziativa personale.

Magari era una bellissima pistola o forse era solo l’immaginazione di un bambino che gli aveva lasciato, traspariva nei racconti, come il ricordo di una cosa meravigliosa.

Sta di fatto che papà se la trova sotto l’albero, la pistola.

[Un piccolo alberello con qualche pallina attaccata e non l’albero sontuoso che mamma e papà ci preparavano a casa a Roma: alto, profumatissimo e imponente, così carico di candeline che la luce si diffondeva nel salotto con un effetto magico che ci sembrava di stare in paradiso. Le candeline erano state accese da papà una ad una: spenta la luce elettrica, solo allora ci era permesso di entrare]

La pistola era dunque lì, sotto l’alberello con le palline.

Papà si avvicina, scarta il pacco e comincia a giocarci felice. Poco dopo però si avvicina nonno Mario che, mosso da curiosità scientifica, prende la pistola e illustrandone i meccanismi al figlio comincia piano piano, pezzo dopo pezzo, a smontarla.

La pistola è ora smembrata, i pezzi disposti su un tavolo. Papà è molto seccato, perché è un bambino e ha voglia di giocare con la pistola, ma è anche troppo educato e in buona fede per protestare.

Nonno Mario, intuendo i sentimenti del figlio, si mette allora a rimontare la pistola ma incontra delle difficoltà.

Papà:

“Grande scienziato, il nonno, ma non sapeva svitare nemmeno una lampadina”.

Giovanni Angelo Mario **** incastra un pezzo con l’altro, cerca di avvitare quello che aveva svitato. Niente. La pistola rimane smontata, quindi del tutto inutilizzabile.

“Così finì il regalo della pistola, il più bello della mia infanzia”.

Era il commento finale di papà, espresso, dopo tantissimi anni, ancora con una punta di stizza.

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