Sembra ormai chiaro agli studiosi che la malaria colpiva duramente sia la Roma che la Grecia dell’epoca classica.

Rodolfo Lanciani (1845 – 1929), figura chiave dell’archeologia e della topografia dell’antica Roma, ci parla della malaria nella città (L’antica Roma, Newton & Compton, 2005, cap. III, pp. 68-71) :

“Per quanto riguarda il sito dove sorse Roma, ci risulta difficile credere alle parole di Cicerone (De Rep., 2, 6) quando lo descrive “in regione pestilenti salubris”, salubre in una regione pestilenziale, sebbene la stessa considerazione venga fatta anche da Livio, che ritiene un fatto quasi prodigioso la salute goduta dalla città, nonostante il territorio pestilenziale e deserto dal quale era circondata (5, 54-57, 38). Essi si riferiscono con tutta probabilità alla situazione che potevano costatare nella loro epoca”.

Ed infatti, numerosi secoli addietro, quando, nel primo secolo della storia di Roma, non erano stati ancora realizzati gli acquedotti, le fognature, il drenaggio delle campagne circostanti, i Romani, inermi di fronte a un nemico misterioso, avevano levato le braccia al cielo – scrive Lanciani – e invocato una nuova divinità, la Dea della Febbre, o Febris, come è attestato dai numerosi altari e templi dedicati alla dea.

Al tempo di Varrone invece (116 a. C. – 27 a. C.) – continua Lanciani – rimanevano solo tre templi dedicati alla Febbre: “uno sul Palatino, uno sulla piazza di Mario sull’Esquilino, uno all’estremità superiore del Vicus Longus, una strada che corrisponde, grosso modo, alla moderna via Nazionale”. Il che indica un miglioramento netto della situazione ma anche il permanere della minaccia malarica

Le cose poi di nuovo peggiorarono dopo la caduta dell’Impero, e a “Roma, quasi annientata dalle incursioni barbariche […] incapace di intraprendere qualsiasi opera di miglioria e nuovamente esposta alla virulenza della malaria, gli abitanti volsero nuovamente il proprio sguardo a Dio e costruirono una cappella nei pressi del Vaticano in onore della Madonna della Febbre, che divenne una delle cappelle più frequentate e venerate della Roma medievale”.

Ψ

Dalla Dea della Febbre alla Madonna della Febbre.

Un’altra indicazione di come sia avvenuta la transizione dal paganesimo al cristianesimo in Italia e altrove.

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