Donna con bottiglia. Oggi
A quell’età (e in quegli anni) con una donna dalla bottiglia vestita così ci avrebbero portati di corsa alla neuro 😲

Ora un ricordo di cui non sono fiero. Ancora oggi, nella mia immaginazione, rivedo quanto avvenne in modo nitido. Assieme a Gianvi, il mio amico del cuore aretino, andai per un paio d’estati in villeggiatura a Marina di Massa, sulla costa toscana. Avremmo avuto entrambi sui 12-13 anni.

Ora mentre un giorno pedalavamo in tandem su una strada isolata scorgemmo una donna che teneva una bottiglia in mano. La donna era attraente e aveva un bellissimo sedere, cosa inconfutabile anche oggi che ci penso.

Noi che stavamo dietro di lei ma non così vicino la raggiungemmo pedalando e BAM, le diedi con la sinistra una pacca sul sedere.

Lei gridò verso di noi anche se non troppo e poi sorrise con un angolo della bocca. Sarà stata sui 30 anni, o giù di lì.

Imbaldanziti per il nostro successo (aveva sorriso!) facemmo una larga manovra a U per stradine laterali ed eccola di nuovo in lontananza e noi ancora a pedalare verso di lei nel modo più silenzioso possibile in modo da non farle scorgere la nostra presenza.

BAAM, feci ancora io.

Si girò sorpresa. Non pensava che avremmo osato di nuovo e questa volta il suo grido fu più arrabbiato, ma non terribilmente arrabbiato – o così a noi sembrò.

Resi dunque ancor più audaci e come ubriachi girammo in largo e ci ritrovammo ancora su quella strada dove la donna camminava. Prima però che quel sedere magnetico fosse di nuovo alla nostra portata lei si voltò di scatto – non era mica scema – e brandendo con furia la bottiglia gridò a gran voce:

“Se un la smettete di fare i bischeri vi spacco questa bottiglia su quella testaccia. COGLIONI!!!”

Presi alla sprovvista da una simile reazione perdemmo il controllo del tandem che urtò con la ruota anteriore lo spigolo del marciapiede. La ruota scoppiò, il tandem si piegò e noi finimmo a capofitto sull’asfalto.

Beh, ora ci sentivamo più umiliati che esaltati e non sapevamo cosa fare in una situazione di massimo imbarazzo. Lei ci guardava ancora con occhi furibondi puntando la bottiglia ma a breve il suo sguardo si addolcì (aveva visto quanto eravamo giovani e imbarazzati? Era per un’altra, insperata, ragione?)

Alla fine ci sorrise e ci guardò negli occhi. Ricambiammo il sorriso e sentimmo che la gioia ritornava.

E credo imparammo che quando si gioca con la fortuna (e con le persone, che non è un bene) bisogna sapere quando è il momento di smettere, o meglio, di non cominciare.

 

Un pensiero su “La donna con la bottiglia

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