Abbiamo parlato di sopravvivenze o permanenze dell’antichità classica. Della dea romana Fortuna sopravvivono oggi vari elementi, tra cui i più significativi ci sembrano:

1) la ricorrente personificazione della fortuna nel linguaggio comune;
2) alcuni aspetti della funzione oracolare della dea, legati alla predizione del futuro;
3) uno degli emblemi della Fortuna, la ruota, che se originariamente forse indicava il disco solare venne poi man mano a significare la mutabilità della vita umana.

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1) Personificazione. Quando pronunciamo frasi come “invocarono la fortuna” o “gli scherzi della fortuna” siamo di fronte alla personificazione di qualcosa di capriccioso che è radicato nella nostra mente e che si può far risalire all’antica divinità romana Fortuna.

2) Predizione del futuro. Non lontano da Roma, ad Anzio e a Praeneste (l’odierna Palestrina), si trovavano due famosi santuari della dea Fortuna. I romani vi si recavano per conoscere il futuro, tra le altre cose. L’oracolo a Praeneste era connesso all’impressionante santuario della Fortuna Primigenia (la Fortuna del primogenito) dove un giovinetto estraeva per i visitatori le sortes (delle barre di legno di quercia) che recavano inciso il futuro.

Allo stesso modo oggi ci rechiamo da chi ci predice la ‘fortuna’ ovvero il futuro. Se le due parole – fortuna e futuro (“vuoi conoscere la tua fortuna?”) – sono sinonimi in tale contesto, ciò lo si deve all’antico ruolo oracolare della divinità romana Fortuna.

3) La ruota della Fortuna. Credo che pochissimi spettatori della Ruota della Fortuna, una delle trasmissioni televisive più famose in tutto il mondo, si rendano conto di trovarsi di fronte a un fossile culturale dell’antica Roma.

La dea Fortuna era infatti spesso rappresentata vicino ad una ruota e in piedi su una sfera (che forse non è che la ruota a tre dimensioni oltre che metafora del mondo). Ciò stava ad indicare come il nostro futuro sia incerto, proprio come i giri casuali di una ruota o sfera.

La dea poteva anche tenere una cornucopia, che simboleggia l’abbondanza, e un timone, che indicava come essa regolasse il destino dell’uomo.

Ma se solo la ruota è sopravvissuta nell’immaginario moderno ciò probabilmente è dovuto, tra le altre cose, all’influenza di un testo, La consolazione della filosofia di Boezio (nel II libro dell’opera si parla della Fortuna), un filosofo discendente da una famiglia romana da cui erano venuti imperatori e consoli.

Cicerone aveva già parlato della ruota (In Pisonem, x), così come Ovidio (Ex Ponto, iv) e altri autori latini ma è stato il testo di Boezio a rendere la dea Fortuna e la sua ruota popolarissime in tutto il medioevo. Ecco un brano sulla Fortuna e la sua ruota tratto dal libro II:

“So quanto la fortuna sia sempre amichevole e allettante con chi cerca di ingannare, finché non lo travolge con un dolore al di là di ogni sopportazione, abbandonando chi meno se l’aspetta … lei gira la ruota della sorte con mano altezzosa … è questo il suo sport, in tal modo dà prova di ciò di cui è capace, quando nella stessa ora solleva un uomo alla felicità, e poi l’abbatte nella disperazione: è così che mostra tutta la sua potenza”.

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Concluderemo accennando ad alcune poesie medievali (228) rinvenute nel 1803 nel monastero bavarese di Benediktbeuern. Composte intorno al 1230 in gran parte in latino e conosciute oggi con il nome di Carmina Burana, esse satireggiano la Chiesa e i tempi e furono scritte da studenti universitari in un momento in cui il latino era la lingua franca d’Europa. Alcune poesie sono dedicate alla Fortuna e alla sua ruota.

Il brano più conosciuto è tra l’altro “O Fortuna” che venne musicato da Carl Orff nel 1937 assieme ad altre 23 poesie della raccolta.

 

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