I nonni piemontesi scelgono di abitare a Roma

Quando nonno Mario ebbe raggiunto la terza età vendette le quote della sua società idroelettrica per il motivo che essa venne assorbita dalla più grande Edison (credo), società milanese che è nota per essere la più antica società europea nel settore dell’energia.

La società di famiglia venne dunque ‘inglobata’ in una realtà più grande. Nonno Mario allora lasciò.

Papà diceva:

“Mio padre non voleva stare sotto a nessuno”.

La vendita della società si rivelò però alla fine un cattivo affare poiché il ricavato venne messo dal nonno in buoni del tesoro e dunque si ridusse in polvere quando, qualche anno dopo, l’Italia visse le tragedie che sappiamo e perse la guerra.

Raccontava nostro padre:

“Nonno Mario aveva perduto quasi tutto alla fine della sua vita”.

In ogni caso si voltava pagina. Cominciava una nuova vita. Per entrambi i coniugi si poneva adesso la decisione se venire a vivere a Roma o a Milano.

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Perché Roma o Milano e non un’altra città?

Difficile a dirsi. I nonni erano vissuti prima a Torino. Poi, e per un tempo molto più lungo, avevano abitato in piccole città di provincia per motivi di lavoro del nonno (Carrara e La Spezia, almeno), per cui poteva essere in loro il desiderio di vivere in una realtà più grande e pulsante.

Erano infatti, come già detto (1, 2), persone piene di interessi, sia da giovani che in età più avanzata.

La decisione tra le due ‘metropoli’ cadde su Roma per un motivo principale ed altri, per così dire, complementari.

Partendo dai motivi complementari, Roma attraeva sicuramente per la bellezza e per il clima.

Poi c’erano gli interessi storico-archeologici del nonno, grande appassionato dell’antichità: quale luogo migliore della capitale del mondo classico?

“Il nonno ormai anziano ogni tanto usciva – diceva nostro padre – e a passi rapidissimi, presto presto, girava tutta Roma nelle sue parti storiche, guardando tutto, prendendo note, e poi, sempre rapidamente, se ne tornava a casa senza la benché minima fatica”

A Roma poi papà aveva fatto gli studi universitari appoggiandosi ai genitori di nonna Carolina (Crescentino e la volitiva Tullia) che abitavano a via XX Settembre (vedi il brano sull’arma del silenzio).

Anche per papà – en passant – si era posta la scelta se fare ingegneria edile a Roma o a Milano. Forse nonna Carolina lo spinse ad andare presso i suoi genitori a Roma.

E nostra madre, Lucia, interveniva nella seguente maniera:

“Non andare a Milano per l’università fu un grande sbaglio”.

Poi aggiungeva:

“A Milano vostro padre avrebbe avuto come compagni di corso i figli delle famiglie industriali lombarde”.

Un altro motivo che spinse i nonni a trasferirsi a Roma era forse anche la presenza, in questa città, di una folta colonia di piemontesi scesi nella capitale a ondate successive. Ma di questa vera e propria ‘colonia’ e di come era la Roma piemontese parleremo altrove.

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E arriviamo allora a quello che credo sia il motivo principale della scelta della città eterna.

Ai Parioli viveva la sorella di Carolina, Maria, a cui nonna era legatissima.

Per questa, più che non per altre ragioni, Mario e Carolina si trasferirono a Roma e acquistarono un appartamento non molto distante da quello dei *****.

E’ la casa dove siamo vissuti noi tre figli di Franco e Lucia: Maria, Giovanni e Cecilia, detta qualche volta Cecilietta (e ora Chichicchi dalle nostre figlie).

Alto e basso, patrizio e plebeo convivono (convivevano) a Roma

Ho scoperto da poco lo storico francese Jérôme Carcopino che nei suoi studi sull’antichità romana offre degli affreschi ben documentati e affascinanti. Notevolissima la sua biografia di Giulio Cesare (1936), la sua opera più nota.

Ne La vita quotidiana a Roma all’apogeo dell’impero (1931, tradotta in italiano nel 1941) Carcopino descrive i condomini o insulae di Roma e nota in essi una fondamentale distinzione: alcuni al piano terreno avevano una domus per persone abbienti e di prestigio e altri invece sempre al piano terreno erano suddivisi in tabernae o botteghe di vario genere gestite da persone poco abbienti le quali con una scala accedevano a una stanzetta al piano superiore dove vivevano, cucinavano, mangiavano e dormivano con tutta la famiglia. I piani superiori di entrambi i tipi di insula erano costituiti da appartamenti (cenacula) anch’essi abitati dal popolino, con condizioni igieniche pessime secondo gli standard di oggi e con perenne paura di crolli e incendi.

Vi erano delle differenze tra le varie insulae “ma esse tutte derivavano – scrive Carcopino [traduzione di MoR] – dalla primaria distinzione” detta sopra. “I due tipi potevano trovarsi gli uni accanto agli altri e obbedivano alle stesse regole nell’organizzazione interna e nell’aspetto esterno dei piani superiori”. Cioè, ricchi e poveri, popolino e nobili vivevano spesso gli uni accanto agli altri.

Segue adesso una riflessione interessante per la nostra rubrica permanenze dell’antichità:

“Consideriamo per un momento la Roma di oggi. E’ vero che nel corso degli ultimi 60 anni, e in particolare dopo la lottizzazione della Villa Ludovisi, Roma ha visto lo sviluppo separato di ‘quartieri aristocratici’. Ma, prima di ciò, un istinto egualitario ha sempre teso a collocare una accanto all’altra le dimore prestigiose e quelle più umili; e anche oggi il forestiero rimane sorpreso quando, sbucando da una via che brulica di poveri tra i più poveri, si trova faccia a faccia con la maestosità di un Palazzo Farnese [dove Carcopino lavorò per un certo periodo, MoR]. Questo tratto di solidarietà della Roma contemporanea ci aiuta a ricostruire con l’immaginazione la Roma dei Cesari dove l’alto e il basso, il patrizio e il plebeo vivevano assieme senza entrare in conflitto”.

E qui Carcopino fa l’esempio di Giulio Cesare che visse nella Suburra, di Pompeo che rimase fedele alle Carinae, di Mecenate che costruì i suoi giardini nella parte più malfamata dell’Esquilino o dello squattrinato Marziale che abitava sulle pendici del Quirinale e aveva come vicino il nipote dell’imperatore Vespasiano.

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Un esempio di convivenza di basso e alto nella Roma di fine ‘800 si può trovare in un brano precedente di questo blog. Oggi la gentrification delle zone popolari centrali ha cambiato completamente la situazione e la coabitazione è praticamente scomparsa.