Nel post precedente – sui tempi lunghi o permanenze delle civiltà, ovvero su elementi di continuità nella storia nonostante i cambiamenti (vedi su questo anche 1 e 2) – il brano di Fernand Braudel sottolineava come non casuale il fatto che la Cristianità nel XVI secolo si fosse spaccata tra cattolici e protestanti “esattamente lungo l’asse del Reno e del Danubio, la duplice frontiera dell’Impero Romano”.

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Cerchiamo di svolgere il ragionamento di Braudel con le nostre forze. La linea di confine o Limes Germanicus dell’Impero romano, una sorta di frontiera naturale dell’Impero da Augusto in poi, significava infatti la separazione tra ciò che era romano e ciò che non lo era.

Lo stare di qua e lo stare di là implicava dunque tutta una serie comportamenti diversi man mano che ci allontanavamo dal Limes e la cui disconnessione, come un’onda lunga, ebbe conseguenze anche a 1500 anni di distanza, a partire cioè da quel fatidico 1517 in cui Martin Lutero affisse le sue 95 tesi sul portone della cattedrale di Wittenberg.

Infatti – ed è soprendente – posti di fronte a un bivio i discendenti dei tedeschi romanizzati rimasero per lo più con i cattolici romani mentre i discendenti dei tedeschi non romanizzati, assieme a tanti altri nordici, abbandonarono la chiesa di Roma. Da questa frattura germogliarono Luterani, Olandesi Riformati, Presbiteriani, Calvinisti, Puritani ecc.

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A questo punto conviene esaminare alcune cartine del confine romano volto verso la Germania (1, 2, 3 ecc.) e, raccolte alcune informazioni, esplorare un poco il terreno. In un sito – oggi offline – curato da quei Länder federali che anticamente erano all’interno dell’Impero Romano si leggeva:

“Il Obergermanisch–Raetischer Limes” = ORL (Limes Germania superior – Raetia) segnava l’ultimo confine a nord dell’Impero Romano. Venne eretto contro la gente germanica che rappresentò una costante minaccia per il mondo antico. Su una lunghezza di 550 km, dal fiume Reno nel nordovest fino al Danubio nel sudest, il Limes si estende lungo quattro stati tedeschi: il Palatinato Renano, l’Assia, il Baden-Württemberg e la Baviera”.

Si tratta di gente legata al proprio retaggio e che è riuscita ad ottenere dall’UNESCO un certo numero di siti considerati patrimonio dell’umanità, come Regensburg (Ratisbona). Anche il progetto che l’intero Limes germanico fosse considerato patrimonio dell’umanità (Projekt Weltkulturerbe Limes) ha avuto successo.

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La battaglia iniziale del film Il Gladiatore. Per gli appassionati dei film sugli antichi Romani nell’anno 179 d. C. la fortezza romana Castra Regina (Regensburg) venne fondata nella provincia Raetia dalla Terza Legione Italica durante il regno dell’imperatore Marco Aurelio. Marco Aurelio combatté battaglie lungo il Limes contro tribù germaniche e non. Sembra la scena bellissima della battaglia iniziale del Gladiatore, no? In realtà quella scena si riferiva forse ai Germani che invadevano la Pannonia, ad est della Raetia, o che invadevano la Germania Superior, al nordest. Ma qui non conta tanto dove avvenne la battaglia (peraltro immaginaria), quanto piuttosto l’atmosfera che il regista Ridley Scott ha mirabilmente ricreato (vedi questa carta più dettagliata della Raetia e della Germania Superior).

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Recatici nella Raetia qualche estate fa, una sorta di candido pellegrinaggio, ci siamo resi conto di come Castra Regina sia il nucleo storico o Altstadt di Regensburg (= Ratisbona, che ha ancora i resti delle torri romane). Questa città deliziosa si trova nell’Oberpfalz (Alto Palatinato), in Baviera.

Pfalz deriva dal latino Palatium. Ora Palatium è il Palatino (palatinus è l’aggettivo: mons palatinus, leggo sul Badellino), il primo dei sette colli a ospitare le prime capanne e da esso gradatamente Roma prese forma. Luogo originario e nobile, quindi, tanto che gli antichi romani importanti cominciarono anni dopo a costruirvi fastose dimore o palatia. Ovviamente gli imperatori, i romani più importanti di tutti, non potevano essere da meno. Quindi i termini palazzo (it), palace (uk), Pfalz (de) ecc. indicarono molti secoli dopo una casa importante, simile a quelle degli antichi romani sul Palatino, ma anche una reggia, simile alle dimore fastose degli imperatori romani.

Infatti Palatium in generale (Pfalz ecc.) si riferisce anche a un luogo dove ci sono i palatia imperiali. E in effetti nelle zone tedesche del Palatinatus e altrove si trovavano le varie regge degli imperatori (itineranti) del Sacro Romano Impero – Regensburg era una di queste – impero cominciato da Carlo Magno, un tedesco occidentale, e in seguito passato in mani tedesche orientali. L’impero risorse per vari motivi tra cui quello che la vita non sembrava vivibile senza un Impero Romano (vedi Dante e la sua devozione per l’Impero), sia pure ricreato da tedeschi spesso in zone direttamente influenzate dall’antica Roma, cioè romanizzate.

Come vedete tutto torna, tutto combacia. La storia è un grande puzzle a incastro, giocato sui tempi lunghi. Ma sondiamo sul territorio le continuità o permanenze.

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A Regensburg, che successivamente diverrà in prevalenza protestante, la gente ha un carattere mediterraneo allegro e spensierato ed ama i caffé all’aria aperta, proprio come in Italia. “Siamo l’ultima città italiana” dicono, il che ha fatto un po’ arrabbiare alcuni amici di Monaco di Baviera che sostengono di essere loro gli ultimi italiani, perché sono cattolici, hanno i caffè all’aperto “più di loro” e sono così allegri che si mettono addirittura a ballare sui tavoli durante l’Oktober Fest. Forse l’hanno detto per farci piacere, ma c’è del vero, io credo. Non si spiegherebbe il grande amore dei bavaresi per l’opera (più grande del nostro), per il buon vino (come il nostro), per l’eleganza e tante altre cose.

PS
Non possiamo lasciare il tema del Limes tedesco senza aver parlato di Marcus Junkelmann di Regensburg, un personaggio veramente mitico. Pioniere di fama mondiale dell’archeologia sperimentale vive in un fascinoso castello e si vocifera parli latino quasi come gli antichi romani. Storico delle legioni e dell’esercito romani, ha ricostruito le armi, l’artiglieria romana e anche le tecniche della fanteria e della cavalleria romane. Questo è il suo blog e Wilfried Stroh è uno dei suoi colleghi e probabilmente anche suo amico. Personaggi eccentrici, di grande interesse.

 

 

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