Seguendo il consiglio di un blogger canadese, Christopher, ho letto recentemente i due libri Homo Sapiens e Homo Deus che hanno reso famoso in tutto il mondo il loro autore, Yuval Noah Harari. Li ho letti con passione e ne sono rimasto così colpito che sottolineando questo e quel passaggio mi sono reso conto che praticamente sottolineavo tutto e che quindi era perfettamente inutile sottolineare.

Su questi due libri è nato un dialogo sul blog di Christopher che sarà trascritto in un prossimo post qui su The Notebook.

Si tratta di testi molto amati dai millennials del pianeta perché illuminano veramente il passato, il presente e i possibili futuri dell’umanità, fondendo in modo stimolante la storia e la biologia (e moltissime altre scienze, tra cui l’informatica). Aggiungono infatti alla storia la prospettiva non solo dei tempi lunghi (quelli per esempio studiati dalla scuola francese degli Annales, vedi 1,2,3) ma dei tempi lunghissimi dell’evoluzione della nostra specie, Homo sapiens.

Due punti mi sembrano particolarmente importanti:

1) quella che Harari chiama la rivoluzione cognitiva, avvenuta misteriosamente 70.000 anni fa, che ha portato la nostra specie al predominio sul pianeta;

2) il fatto che il nostro DNA sia lo stesso di quello dell’uomo della savana, il che ci renderebbe inadeguati al mondo incredibilmente complesso che abbiamo creato.

Ψ

(1) Passiamo al primo punto, la rivoluzione cognitiva. La nostra specie, Homo sapiens, ha circa 150.000 anni (o forse qualcosa in più). Essa conviveva con le altre specie della famiglia Homo (noi, i sapiens, accanto a soloensis, erectus, neanderthalensis, floresiensis ecc.) e assieme ad esse, avendo scarso successo, occupava un posto inferiore nella catena alimentare.

Poi 70.000 anni fa qualcosa è successo.

Homo sapiens ha cominciato a creare finzioni, cioè costruzioni immaginarie (miti, religioni idee ecc.) che gli hanno permesso la collaborazione su larga scala, uniti sotto un mito comune, una bandiera, un credo ecc. (gli scimpanzé invece non vanno oltre gruppi di 150 individui).

Da allora tutto è cambiato. Ci siamo diffusi in ogni continente, abbiamo distrutto o in parte assimilato le altre specie Homo, abbiamo abbattuto i grandi predatori che ci affliggevano e in generale la megafauna e abbiamo modificato l’ambiente naturale in modo forse irreversibile. Come è stato possibile?

E’ stata, ripetiamo, l’aumentata capacità di comunicazione simbolica, di immaginare cioè cose astratte non esistenti, che ha reso possibile l’organizzazione di grandi numeri di individui. Non contavano più i muscoli, le zanne e la stazza poiché una banda di centinaia e centinaia di cacciatori organizzati e con l’arma segreta di un cervello “potenziato” riusciva ad abbattere facilmente i poderosi Mammut e altri animali giganteschi.

Da allora le rivoluzioni si susseguono in tempi sempre più ravvicinati. Alla rivoluzione cognitiva è seguita, 12.000 anni or sono, quella agricola. Poi, 500 anni fa, quella scientifica. Infine la rivoluzione industriale, il capitalismo, l’esplosione delle tecnologie, la rivoluzione digitale, l’ingegneria genetica, le nanotecnologie ecc.

(2) Quanto al secondo punto, il nostro DNA sarebbe uguale a quello dell’uomo della savana, il che ci renderebbe inadeguati al mondo incredibilmente complesso che abbiamo creato.

Scrive il Guardian recensendo Homo Sapiens:

“[Harari] sposa l’idea diffusa che la struttura fondamentale delle nostre emozioni e dei nostri desideri non sia stata toccata da nessuna di queste rivoluzioni: ‘le nostre abitudini alimentari, [scrive Harari], i nostri conflitti e la nostra sessualità sono tutti il risultato del modo in cui le nostre menti di cacciatori-raccoglitori interagiscono con l’attuale ambiente post-industriale, con le sue megacittà, gli aeroplani, i telefoni e i computer… Oggi possiamo pure vivere in appartamenti inerpicati [su grattacieli] con frigoriferi zeppi di cibo, ma il nostro DNA continua a pensare di essere nella savana’ “.

Harari fa tra l’altro l’esempio del cibo. L’obesità colpisce oggi un miliardo e mezzo di persone, non è più circostritta ai paesi avanzati e uccide più della fame. Perché? Perché il cibo oggi è molto abbondante ma allora, ai tempi dei nostri progenitori, era assai scarso per cui ci comportiamo come all’età della pietra quando finalmente trovavamo una grossa carcassa: ci abbuffiamo.

Un altro esempio lo lessi in altri testi anni fa, l’esempio dell’ascensore in un grattacielo.

La porta si apre, entriamo e ci troviamo circondati da estranei. Disagio, imbarazzo, sguardi che non si incrociano. Una spiegazione può risiedere nel fatto che i nostri antenati cacciatori raccoglitori non erano abituati agli estranei, vivevano in comunità in cui si conoscevano tutti. L’estraneo era dunque un pericolo potenziale. Se poi il colore della pelle era diverso il disagio aumentava, per cui è molto probabile che il razzismo sia innato. Ecco dunque che oggi, vivendo in società affollate, esposti ad estranei di ogni tipo, il nostro comportamento primordiale verso gli estranei non sembra più essere adeguato.

Un esempio tra tanti di comportamenti non più adeguati. Alcuni di essi sono pericolosi (l’avidità di un’economia che deve sempre crescere, il desiderio smodato di potere anche bellico, il razzismo, appunto, ecc.) al punto che possono portarci all’estinzione. Dobbiamo dunque forzare l’evoluzione verso una nuova specie Homo (che, se seguissimo percorsi naturali, richiederebbe migliaia di anni) e compiere pertanto un upgrade più rapido grazie alle biotecnologie ecc., prima che sia troppo tardi?

Ψ

In un brano successivo, ho detto, riporterò il dialogo con Christopher, che tra l’altro pone un interrogativo fondamentale che nasce dalla lettura di Homo Sapiens e Homo Deus: se l’uomo è mosso solo da costruzioni immaginarie chi non accetta il relativismo culturale e crede in valori universali – “i diritti umani”, il messaggio cristiano, la rivelazione di Maometto, la democrazia ecc. – può rimanere assai male e come smarrito, dopo la lettura di questi due libri.

Se tutto è finzione dov’è un senso superiore, spirituale, della vita?

2 pensieri su “Yuval Noah Harari: Homo sapiens potenziato dall’immaginazione

  1. “…….70.000 anni fa qualcosa è successo. l’Homo sapiens ha cominciato a creare finzioni, cioè costruzioni immaginarie (miti, religioni idee ecc.) che gli hanno permesso la collaborazione su larga scala, uniti sotto un mito comune, una bandiera, un credo ecc………”

    That we are held together by fictions (beliefs) held in common, makes human societies extremely fragile. Which is why these fictions (beliefs) had to inculcate the sorts of behaviour that would enable human societies to create the wealth and develop the ideas that enabled them (us) to ascend to the dizzying technological and cultural peaks that make us humans seem like transcendental visitors to earth from another galaxy.

    These fictions (beliefs) are so crucial to human ascendance that deviations from them cannot be tolerated. Hence the intolerance of any ideas and beliefs that, should they become widely accepted, would cause the downfall of the existing order and power structure that holds the society together.

    Which is why in the olden days we burned heretics at the stake, and in later times threw them in jail. Today we simply shame and ridicule them – by calling them “conspiracy-theorists”, “climate-deniers”, “fifth-columnists”, “terrorist- sympathisers”, or simply “mad”,

    This is usually enough to convince heretics of the unwisdom of their beliefs, and to return to the safety of the sheep-pen of conformity.

    (btw I earlier left a response on my blog to your most recent comment there).

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...