Il giradischi Lesa, dicevamo. In realtà ci fu regalato alcuni anni prima, nel Natale del 1959, assieme ad alcuni 33 giri di cui uno con musiche per pianoforte di Beethoven e Chopin, suonate dal grande Vladimir Horowitz, e un altro con le canzoni di Fred Buscaglione, un artista torinese che piaceva anche a mamma.

A 11-12 anni tutto è nuovo e bello. Il giradischi Lesa fu il nostro ingresso magico nel mondo della musica, alla luce delle candeline che papà accendeva sull’albero alla mattina di ogni giorno di Natale.

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Fred Buscaglione era un grande personaggio, il duro dal cuore tenero in stile Hollywood, cicca in bocca, gessati da gangster, cravatta allentata e bottiglia di whisky in mano.

Le sue canzoni furono una vera rivelazione, con musica e parole che rompevano con la tradizione di cuore e amore: “Teresa non sparare“, “Eri piccola così” e altre. Nel 1956 aveva conquistato rapidamente il successo con il 45 giriChe Bambola / Porfirio Villarosa” che vendette un milione di copie, un record per quegli anni.

Il disco in vinile a 45 giri, a differenza del 33 giri, sempre in vinile, conteneva solo una canzone a facciata. Une delle due era la più importante, mentre quella del retro era di solito un riempitivo, anche se vi furono delle eccezioni. La musica di Buscaglione, buon contrabbassista che aveva studiato al conservatorio, offriva uno stile vicino al jazz che era piuttosto elevato per l’Italia della fine degli anni ’50. Nonostante ciò ebbe un successo di massa e mia sorella Maria ed io passammo infinite ore ad ascoltarlo affascinati, assieme alle canzoni di Sergio Endrigo, di Paoli e forse anche di Tenco, cantautori anch’essi di livello alto e per questo non sempre popolari e ai quali Maria e il suo gruppo di amici erano particolarmente devoti.

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Maria era precoce, aveva da poco superato un periodo di lieve sovrappeso e già si avviava, sul finire degli anni ’50, verso la fase delle feste adolescenziali e dei primi amori. Essendo molto attraente cominciava a riscuotere un certo successo, il che l’aiutò a superare completamente la fase che tutti passiamo di imbozzolamento. Voleva mettersi le calze di nylon (aveva delle bellissime gambe) e mamma invece l’obbligava, con metodi diciamo anche bruschi, a portare i calzettoni.

Io invece ero ancora praticamente un bambino nel 1959, facevo lo scout presso la chiesa **** e Armando era il mio migliore amico romano di quel periodo. Più alto di me, capelli quasi rossi e pieno di lentiggini, era però meno coraggioso nelle scazzottate non infrequenti all’uscita della scuola, durante le quali “faceva l’arbitro”. Frequentavamo la Media di via Boccioni, il nome della strada già tutto un programma. Armando, oltre ad essere compagno scout, era anche mio compagno di classe. Anche Stefano era nostro compagno di classe, ma diventeremo molto amici solo dal quarto ginnasio in poi.

Passavo con Armando i pomeriggi a giocare a calcetto da tavolo e a pallone dove, non brillando, venivo piazzato sempre in difesa. In quel ruolo il mio compito sostanziale era quello di azzoppare gli attaccanti avversari, compito che svolgevo non senza qualche successo, essendo non agilissimo ma piuttosto robusto e ben piazzato sulle gambe. Sempre nel gruppo degli scout appassionati di pallone c’era, immancabile e fastidioso, Giorgio, biondo e già a quei tempi grassoccio, grande amico di Federico, con il quale, oltre a giocare a pallone, si divertiva ad angariare i ragazzi più piccoli come noi. Giorgio però era molto bravo a giocare a pallone ed era un ottimo attaccante.

Tutto preso com’ero da attività di questo genere, nel 1959-1960 la fase delle feste e delle ragazze era per me di là da venire, anche se il mio animo segretamente già vi aspirava.

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La mattina del 4 febbraio 1960, pochi mesi dopo il regalo del giradischi Lesa, il corpo di Fred Buscaglione fu trovato tra le lamiere della sua Ford Thunderbird rosa, a pochi metri da casa nostra. L’evento suscitò in noi un’indimenticabile, profonda impressione, è facile da immaginare.

Buscaglione, forse ubriaco, proveniva da via Paisiello in direzione di via Bertoloni, la strada dove abitavamo. Un autocarro Lancia lo aspettava all’incrocio con viale Rossini. Un urto micidiale. La Thunderbird fu investita sulla fiancata destra e scaraventata dal centro dell’incrocio verso il marciapiede di fronte alla residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, dove si schiantò contro un lampione della luce. Pare che il povero Fred, quasi fuoriuscito dal finestrino, abbia battuto la testa contro il pilone stesso e sia stato ricacciato dentro l’auto dalla violenza del colpo. Un carabiniere lo fece immediatamente trasportare all’ospedale più vicino. Il cantante attore era però ormai morto già durante il tragitto.

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Così funziona la fantasia infantile. Buscaglione (e la sua tragica fine), il giradischi Lesa, un bellissimo magico Natale con tutte le candeline (vere) accese e la scoperta della musica.

Immagini, belle (una non bella), che la memoria mia e di mia sorella sempre conserverà unite.

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