Cerchiamo di capire come i Saturnalia (la festa più popolare della Roma antica e la più diffusa in tutto l’Impero Romano) possano essere sopravvissuti fino a noi.

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Saturno e l’età dell’oro. I Saturnalia, o Saturnali in italiano, erano dedicati a Saturno, dio romano dell’agricoltura e divinità assai antica secondo le fonti. Saturno aveva (ed ha) il proprio tempio ai piedi del Campidoglio, nel Foro Romano. L’edificio ospitava una statua del dio con una falce in mano. La statua, di legno e successivamente d’avorio, i cui piedi erano incatenati con fili e trecce di lana, veniva slegata soltanto durante i Saturnali, cioè dal 17 dicembre in poi.
Il tempio venne ricostruito tre volte e le otto colonne che vediamo oggi nel foro sono ciò che rimane dell’ultimo rifacimento.

Retro del Tempio del dio Saturno, nel foro romano. Cliccare sulla foto per i credits

Non è un caso, credo, che il tempio ospitasse anche quanto di più prezioso vi era a Roma, cioè il tesoro della città o aerarium (monete, lingotti ecc.). Perché? Perché nella mente dell’antico romano medio il dio Saturno – il quale, sconfitto da Giove suo figlio, trovò rifugio in Campidoglio – aveva portato nel Lazio la mitica Età dell’Oro (Aurea Aetas), un’era felice in cui gli uomini erano uguali, le leggi non necessarie, la primavera perenne e la terra spontaneamente prodiga di grano biondo e fiumi di latte e nettare che scorrevano meravigliosamente.

Saturno, statua di marmo romana. Tunisia, secondo secolo d.C.

Libertà dei Saturlani. Ascoltiamo le parole suggestive di un antico romano, Publio Ovidio Nasone, che nel suo poema Le Metamorfosi (I, 89 e sgg.) ci descrive l’Età dell’Oro:

aurea prima est aetas
(prima viene l’età dell’oro)
sponte sua sine lege fidem rectumque colebat
(che alimentava spontaneamente, senza bisogno di leggi, verità e bontà)
nec supplex turba timebat iudicis ora suis, sed erant sine vindice tuti
(non vi era folla di supplici che temesse il volto del giudice: si viveva in sicurezza senza bisogno di protezione)
mollia peragebant otia gentes
(in molle pace la gente conduceva l’esistenza)
ver erat aeternum
(la primavera era eterna)
per se dabat omnia tellus … fruges inarata ferebat
(e la terra spontaneamente dava tutto … il frumento, non arato, cresceva)
flumina iam lactis, iam flumina nectaris ibant
(qui fiumi di latte scorrevano, lì torrenti di nettare)

Sembra chiaro che i Saturnali erano una sorta di rievocazione di questa età primordiale priva di leggi in cui gli uomini vivevano in eguaglianza e abbondanza di tutto.

Durante i Saturnali i ricchi doni della terra erano celebrati con feste e banchetti durante i quali, ai celebranti riscaldati dal vino, era lecito fare baldoria. Esaltazione, spiritualità, esoterismo, scherzi villani, giochi d’azzardo, promiscuità e scambi di doni erano comuni e agli schiavi era concessa la più ampia licenza in ricordo di un’età in cui vigeva la parità tra gli uomini.

A differenza del culto di Saturno, quasi sconosciuto al di fuori del Lazio, i Saturnalia divennero la festa più diffusa in tutte le province dell’impero, amata da gente di ogni condizione sociale, finché essa non venne abolita dal Cristianesimo.

I cristiani in realtà non poterono eliminare del tutto i Saturnalia e così la festa fu assorbita nel Natale [vedi dopo]. La festa pagana sopravvisse però in forme mascherate in Italia, Inghilterra, Germania, Francia, ecc., con aspetti trasmessi anche al Capodanno e al Carnevale.

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Origini profonde della festa. Cerchiamo di capire meglio. Alcuni aspetti dei Saturnalia possono infatti apparire incomprensibili a noi moderni. I Saturnalia appartenevano a quei riti tipici delle culture agricole più antiche di tutto il mondo. Tali culture avevano una visione ciclica, cataclismatica – e non lineare – del tempo.

L’universo, la storia si ripetevano in un eterno ritorno ad epoche mitiche in modo che la fine di un ciclo (solare, annuale, lunare o stagionale) generava un nuovo inizio; la dissoluzione coincideva con la rigenerazione, il caos e l’arbitrio si tramutavano in un nuovo ordine in cui la gente si sentiva rigenerata e disposta a tornare alla norma.

“L’antichità classica – osserva Chiara O. Tommasi Moreschini – ricorda varie feste durante le quali ciò che di norma era proibito era invece tollerato: i Sacaea a Babilonia o nella regione del Ponto, che erano celebrati in estate in onore della dea Ishtar o Anaitis e che comprendevano, tra l’altro, un re travestito da servo; lo Zagmuk, o festa delle ‘sorti’, che si celebrava in Mesopotamia all’inizio dell’anno ed annoverava varie forme di licenza, oltre alla detronizzazione simbolica del re; i Kronia in Grecia [ad Atene e in Attica, ndr.] ed i Saturnalia a Roma [il romano Saturno e il greco Kronos vennero fusi dai Romani, ndr]; ma altresì feste femminili come le Tesmoforie o la celebrazione romana della Bona Dea”, che offrivano alle donne la possibilità di festeggiare al di fuori del controllo degli uomini.

[La ciclicità andava dunque oltre le stagioni e gli anni. L'universo tutto tornava al punto di partenza, persone comprese ecc. Si legga questo articolo della wiki italiana, come introduzione. Magnifico è il piccolo trattato di Plutarco sul "Fato", che chiarisce tutto; ndr]

Ora è possibile che questo passato spirituale (assieme al perdurante effetto dei mutamenti naturali) abbia lasciato / lasci profonde tracce anche nelle menti contemporanee. Continuiamo ad avvertire questo fine-inizio di qualcosa durante il periodo di Natale / Capodanno; l’effetto ci colpisce nel profondo, e ci agita anche, come una specie di sisma che ci investe. E allo stesso tempo sentiamo la dolcezza della famiglia e le sensazioni religiose cristiane. Il che ci porta alla nascita di Cristo.

Saturno Chronos, signre del tempo. Cliccare sull’immagine per l’attribuzione

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I Saturnali, la nascita del Dio Sole e Cristo. Data la popolarità dei Saturnalia i fondatori del cristianesimo, desiderosi di conquistare i pagani alla nuova fede, assorbirono i Saturnalia nelle celebrazioni della nascita di Cristo.

I Saturnalia iniziavano il 17 dicembre e si concludevano il 25 dicembre, il giorno del solstizio d’inverno secondo il vecchio calendario giuliano istituito da Giulio Cesare (è il nostro 21 dicembre secondo l’attuale calendario gregoriano).

Ebbene, quando nacque Cristo? Nessuno lo sapeva esattamente, anche se alcuni passaggi biblici fanno pensare alla primavera.

Fu Papa Giulio I che nel 350 d.C. scelse il 25 dicembre (corrispondente al nostro 21 dicembre, dunque il solstizio d’inverno, secondo le sue intenzioni), il che si rivelò una saggia decisione non solo per la data della fine dei Saturnalia, ma anche perché in quello stesso giorno, il 25, si celebrava da secoli la nascita di Mitra / Sol Invictus, il dio solare (e infatti il solstizio d’inverno altro non era che la morte / rinascita del sole).

E, va detto, il dio del sole in tutte le sue forme era molto amato. Prima di essere gradualmente sostituito dal Dio cristiano il Sol Invictus era il culto ufficiale del tardo impero romano.

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Commento del blogger Extropian (compagno mio di scuola):

“Secondo Tom Harpur (The Pagan Christ) pochi cristiani si rendono conto oggi che ancora nel V secolo d.C. – quindi ben quattro secoli dopo la nascita di Cristo – Papa Leone Magno dovette ordinare ai fedeli di piantarla con l’adorazione del sole”.

 

4 thoughts on “I Saturnali dell’antica Roma nel Natale, Capodanno e Carnevale (1)

  1. davvero interessante questo excurs sulla ritualità cosiddetta pagana che è confluita gioco forza nelle feste santificate della religione cattolico_cristiana.
    personalmente mi rammarico che il cristianesimo abbia gradatamente eliminato ogni aspetto piacevole e gioiosa da tutto il contesto religioso facendone fonte di mortificazione, sofferenza e peccato.

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