Riporto la conversazione suscitata dal post Gli ebrei romani: i più antichi romani esistenti. Lichanos è un ingegnere del New Jersey che lavora a Manhattan, di origine ebraica.

Ψ

MOR: “[…] Pertanto ciò che disse Davide Limentani è probabilmente vero: gli ebrei romani sono i romani più antichi esistenti.”

LICHANOS: “Non capisco perché dici che gli ebrei sono i romani più antichi. Che dire dei non ebrei le cui famiglie sono rimaste a Roma altrettanto a lungo? O magari non ce ne sono, con le migrazioni, la libera circolazione e le correnti della storia? Stai cioè dicendo che il ghetto e le restrizioni sociali sugli ebrei hanno mantenuto intatta la loro comunità per tutto il tempo mentre gli altri si sono dissolti? Questa sì che sarebbe una bella ironia!”

MOR: “Esattamente. Il ghetto, le restrizioni sociali e la tenace interconnessione etnia / religione / nazionalità tipica degli ebrei li aiutarono – a mio parere – a mantenere in qualche modo coesa la loro comunità rispetto agli altri romani.

Sono romani, ebrei o entrambe le cose? Entrambe, io credo. E il loro lato romano è molto antico, vi sono molti indizi al riguardo: la cucina, i comportamenti, il vernacolo romanesco un po’ arcaico alle nostre orecchie. Voglio dire, perché non dovrebbero essere romani? Sono vissuti a Roma a contemplare il Tevere per più di 2.000 anni …

Non capisco l’ironia. La romanitas non ha nulla a che fare con un gruppo etnico. È trasmissione culturale, come ai tempi (multietnici) dell’Impero.”

LICHANOS: “Touché! Lo stereotipo invertito! Pensavo che fosse ironico perché gli ebrei sono generalmente considerati come un gruppo “altro”, un “non noi”, quindi sembrava ironico che fossero i più romani. Ovviamente gli ebrei sono i più romani, è ragionevole vista la loro storia da voi …”

MOR: “Proverò a spiegare questo concetto di romanità come lo vedo io.

Ψ

A. Essere romano nell’antichità. Significava una cosa etnica [i romani erano principalmente latini, ndr] solo nei primi tempi monarchici e repubblicani. Con la fine della Repubblica e poi con l’Impero Roma e i suoi territori divennero un grande melting pot, più o meno come l’America oggi (Pompeo era piceno, Marziale era iberico ecc.)

Caratteri culturali molto forti [si può controllare “Romanitas” in qualsiasi manuale di storia] furono trasmessi a Berberi, Greci, Siriani, Ebrei, Galli, Spagnoli, Tedeschi del Sud e dell’Ovest, Rumeni (Daci) ecc. Anche la classe degli imperatori era multietnica e il politeismo faceva accettare ogni credo e religione. Concentrandosi solo su Roma, essa venne popolata da così tanti schiavi provenienti da qualsiasi luogo che è folle pensare nei termini di una “razza romana” sopravvissuta fino ad oggi.

B. Essere romano oggi. Per quanto riguarda la romanità di oggi, personalmente percepisco delle connessioni tra un romano antico e un romano contemporaneo.

L’antico popolo di Roma, quello della prima Repubblica, perse progressivamente le sue forti caratteristiche di semplicità, temperanza e carattere. Coloro che si erano impoveriti confluirono a Roma, erano orgogliosi di viverci e avevano “panem et circenses” senza alcun merito.

Questo popolino, privilegiato e viziato rispetto ad altre popolazioni perché facente parte della capitale dell’Impero, si fece progressivamente crasso, indolente, cinico, blasfemo, fanfarone, con un atteggiamento di menefreghismo generalizzato, arrivando così fino a noi.

Mantenne però sprazzi di magnanimità, d’universalismo, di bonarietà e compassione che provengono a mio avviso dagli antichi Romani (sì, i Romani secondo me erano compassionevoli e bonari, nonostante tutto).

Il latino popolare si trasformò progressivamente nel dialetto romanesco assai volgare oggi amato incondizionatamente o odiato e che, nelle generazioni precedenti alla nostra, era un poco più conciso e brusco. Il vero romano – una specie quasi estinta – non parlava molto, era ironico, pieno di umorismo e poteva steccarti con poche parole, come potevano fare (e facevano) i Calcagni, la famiglia di mia nonna.

Siamo tutti figli un poco del Basso Impero, ma nella nostra decadenza c’è vitalità e tostaggine: alcuni romani sembrano dei leoni e si tuffano dai ponti del Tevere anche a 70 anni”.

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s