E’ lunedì e ogni inizio settimana è faticoso. Uscito dalla metropolitana, arranco per la via Leonina (la mia dannata caviglia) e decido di concedermi un break ai tavolini esterni del Finnegan’s, all’angolo tra la Salita dei Borgia e via Leonina. Mi merito una buona Harp Strong, sorseggiata lentamente guardando lo struscio.

Ieri sera, quando sono rincasato dopo un giro, Pombal non era a casa. Mi è mancata la sua musica. Ho chattato tutta la notte. Se chatto a questi livelli è buon segno? Credo di no.

Il Finnegan’s è uno dei pochi pub irlandesi veramente autentici, anche se spartano e non per tutti i gusti. Intravedo il vecchio Dave che scende barcollando le scale ripide della Salita, con le sue improbabili casacche sdrucite color panna, in perfetto stile casual anglosassone. Gli faccio un cenno e si mette volentieri a sedere al mio tavolo. Gran personaggio, Dave: è il vecchio saggio che sa perché ha vissuto tante vite. Prende una Guinness e, sorseggiandola con evidente piacere, mi propina out of the blue uno di quei discorsi che ti si stampano in testa:

– Se non avessi intrapreso l’attività diplomatica e girato il mondo, adesso sarei un rude neozelandese di campagna, come ne conosco tanti nella mia contea, intento a badare ai suoi acri di terra, con gli occhi che scrutano il cielo la sera per interrogare la clemenza del tempo.

– A me sembra un sogno – dico – la Nuova Zelanda. La pace, la natura intatta. Un mio cugino voleva vendere tutto e comprarvi della terra, ma poi non l’ha fatto. Un momento passeggero di fuga mentale, immagino.
– Ma, tra i tanti paesi in cui sei vissuto, – aggiungo – perché ti sei fermato proprio a Roma? Non ti frastorna il caos, il menefreghismo?

– Ma il vostro è un caos vitale, e poi Roma è unica, nella sua bellezza, nella sua storia … Voi italiani, nonostante i vostri difetti, e ne avete tanti (detto con convinzione, fissandomi negli occhi), siete comunque i migliori.

Riprende a sorseggiare la birra. Una delle sue pause meditative. Non si sa mai se ricomincerà a parlare.

– La Nuova Zelanda va bene per chi ama la caccia e la pesca e desidera la solitudine in un mondo spopolato … spopolato e terribilmente noioso.

Distoglie lo sguardo, come per scacciare un ricordo, o forse ha notato qualcosa tra la gente che passa. Ha un comportamento curioso da due settimane a questa parte.

La sera è frizzante, non più quel caldo insopportabile. Le persone che camminano sembrano più allegre al ritorno dalle vacanze e la Harp comincia a fare il suo effetto.

– L’unica cosa che ogni tanto rimpiango sono quelle magnifiche spiagge infinite e spopolate, con l’oceano di fronte. L’oceano, non puoi capirlo se non ci sei vissuto.

Un ultimo sorso e poi si alza, come in trance, perso in chissà quali pensieri. Aggiunge:

– Scappo. Sono passato dall’antiquario. Mi ha detto di dirti che ha valutato il tuo quadro e che se vuoi te lo compra per un prezzo interessante.

Già, il Petiti, una cosa di famiglia, non so dove metterlo e sono a corto di soldi. La figura del vecchio Dave si allontana, la barba bianca ben curata, quasi settant’anni anni, ma non glieli daresti.

Mi sento meglio. Il mondo sembra meno crudele. Grazie a Dave (e alla Harp, naturalmente).

______
Puntate pubblicate:

Storia di Massimo. Monti o l’antica Suburra (1)
Storia di Massimo. Al pub Finnegan’s. Dave (2)
Storia di Massimo. L’antiquario. Una visione (3)
Storia di Massimo. Pombal (4)

3 thoughts on “Storia di Massimo. Al pub Finnegan’s. Dave (2)

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