Un racconto [qui l‘originale in inglese] che scrissi nel blog The Critical Line, dove Richard, un arguto avvocato di Londra, intratteneva i suoi ospiti (i frequentatori dei blog di tutti noi) con le sue vaste conoscenza condite da un adorabile umorismo inglese.

Richard però aveva (ed ha) un problema.

È terribilmente profondo in matematica e molti dei suoi ospiti sembrano condividere lo stesso orribile contagio.

Ma sarebbe giusto dire che sono io ad avere un problema. Per cui nella storia che segue prendo in giro gli amici anglosassoni appassionati di matematica (tutta invidia) i cui post mi hanno ossessionato per un po’.

Per la parte sui numeri mi sono documentato qua e là sul Web.

Ψ

 

L’ultimo romano in Albion

Britannia, anno 526 d.C., in un universo parallelo (e quasi identico) al nostro.

L’Impero Romano d’Occidente è crollato. Angli, Sassoni e Iuti stanno invadendo da est la provincia romana di Britannia. Tutti i legionari romani del Continente hanno da tempo abbandonato l’isola anche se i Romano-Celti delle aree occidentali resistono con coraggio. Dei legionari, solo Manius Papirius Lentulus è rimasto. Vive con i barbari ma non rischia nulla poiché è considerato innocuo dagli Angles (o Angli, come dice nella sua lingua).

In particolare Manius ha fatto amicizia con alcuni di loro: Richard (che Manius chiama a volte Britannia), Dafna (arrivata in Britannia da qualche lontano paese), Cheri, Mr. Crotchety e Christopher.

Nella loro lingua oscura che Manius capisce a stento essi lo chiamano ManofRoma (o, in un latino dal curioso accento, Roma).

Ψ

 

Una sequenza melodiosa

Un’oca è appena morta per motivi occulti che Roma non ha voglia di indagare.

Manius è dispiaciuto per la povera oca ma è anche curioso di sapere come Cheri la cucinerà per pranzo.

Avvicinatosi a Mr. Crotchety gli dice di essere stato lentulus e di aver dimenticato di avere una cosa importante da dirgli.

Nel frattempo Dafna, misteriosa, intona una sequenza melodiosa di numeri:

“1-2-3-4-5-6-7-8″

Avvicinatosi in estasi ManofRoma nota che anche Richard e Christopher stanno sopraggiungendo. Christopher scribacchia su un frammento di papiro.

Il canto della donna sembra all’inizio corrispondere alla solita scala diatonica che i bambini imparano premendo a seguire i tasti bianchi di una tastiera, do-re-mi-fa-sol-la-si-do.

Ma ManofRoma coglie qualcosa di insolito nella melodia e non riuscendo a comprendere un’espressione sciocca gli si dipinge in volto.

Britannia alla fine perde la pazienza e gli dà una gomitata nelle costole.

“Ahioo Richard!! Ma sei impazzito??”

Fu allora che Roma, colto da folgore, comprese. Quel diavolo di donna! Stava cantando la sequenza di suoni secondo un’antica accordatura!

“Sì – disse Richard trionfante – è l’accordatura pitagorica basata su una serie di quinte giuste ognuna accordata in base a un rapporto di 3 a 2. In realtà si tratta dell’accordatura babilonese, risalente a più di un millennio prima dei pitagorici. A partire dal re, per esempio, il la veniva accordato in modo che il rapporto di frequenza tra il re e il la fosse di 3 a 2, per cui se il re è a 288 Hz, il la è a 432 Hz, e anche il mi sopra il la è …. “

Dafna interrompe Richard con uno strano sorriso sulle labbra:

“In pratica quello che Richard vuol dire – esclama – è che l’amore pitagorico per le proporzioni si manifesta con chiarezza nella costruzione di tale sequenza, le cui note son tutte ricavate dai rapporti fra le frequenze degli intervalli basati sui primi tre numeri interi: 1, 2, 3. Non è stupefacente?”

Roma si sentì in trappola.

Era circondato dagli Angli e dai loro alleati. Ed erano tutti matematici!!

Il panico lo ghermì. L’ultimo soldato romano in Britannia, inferiore sia per numero che per intelletto, prese a fuggire all’impazzata su per il dorso della collina e, smarritosi tra le pecore, di lui non si saprà più nulla.

Ψ

 

La leggenda di Roma continua

Una leggenda narra che Roma prese sette mogli Angle e mischiò il sangue con quello dei nativi.

“Perché sette?” chiese il moccioso Anglo al nonno Anglo.

La tribù era accovacciata davanti a un grande fuoco. La notte estiva era piena di stelle.

“Perché sette è un numero magico” rispose il nonno con ostentazione. “I sette colli di Roma, le sette meraviglie del mondo, Gesù che dice a Pietro di perdonare settanta volte sette”.

“Ma sette – aggiunse il marmocchio Anglo – è il quarto numero primo. Non solo è un numero primo di Mersenne (poiché 23 – 1 è uguale a 7) ma è anche un doppio numero di Mersenne, poiché è l’esponente di un altro numero primo Marsenne, vale a dire 127”.

Il vecchio Anglo impallidì.

Fu come se tutta la vita gli fosse crollata addosso in un attimo. La mente tornò al giorno in cui un soldato romano si era messo a correre all’impazzata su per la collina ed era scomparso tra le pecore.

Anche i bambini Angli!! Anche loro!!

Quella stessa sensazione di panico, di claustrofobia lo pervase.

La sua fuga era stata inutile.

Era in trappola. In trappola per sempre.

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s