Mi piacerebbe fare un viaggio per il Mediterraneo in più puntate, al di là dei timori, delle crisi e della povera gente che solcandone le antiche acque cerca di raggiungere l’Europa inseguendo il sogno di una vita migliore (aspirazione di tanti italiani passati e presenti, non dobbiamo mai dimenticarcelo).

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Tempo fa mentre guardavo un video di Diana Haddad, una cantante pop libanese, si è creata come una vibrazione nel mio animo. La cantante e i ragazzi attorno che la applaudivano non erano troppo diversi dai nostri giovani e nella musica c’era molto l’Europa del sud, quindi qualcosa di familiare, ma anche qualcosa di diverso, che evocava la Persia, l’Arabia, Baghdad, l’Egitto antico e moderno.

Una diversità eccitante, che non deve assolutamente impaurirci anche se dalle Torri Gemelle in poi hanno cercato di avvelenarcela in tutti i modi.

E visto che Diana Haddad è libanese qualche parola va spesa sulla sua terra, per chi è troppo giovane per ricordare.

Prima della guerra civile (1975 – 1990) il Libano era chiamato “la Svizzera del Medio Oriente”. La Beirut degli anni ‘50 e ’60 era una delle capitali finanziarie del mondo oltre che l’indiscussa capitale intellettuale araba. Offriva know-how finanziario ai sauditi e dunque una comoda interfaccia alle compagnie occidentali che volevano fare affari con gli arabi ricchi di petrolio.

Ai Vip internazionali offriva anche una dolce vita da ‘Mille e una notte’. Attori di Hollywood e non solo, potenti e miliardari di vario stampo, oltre alle più splendide donne dell’epoca, vi accorrevano a frotte e i mass media ne parlavano di continuo. Beirut era sinonimo di lusso, di tutti i piaceri della vita messi assieme nonché di intelligente cosmopolitismo (vi si parla correntemente arabo, francese e inglese; alcuni cari amici italiani vi trascorsero gli studi e infatti parlano bene queste 3 lingue, oltre all’italiano). Ascoltavamo da piccoli queste favole dai genitori e ne ammiravamo le immagini sui rotocalchi.

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Per i patiti della storia tutto ciò non è sorprendente, essendo il Libano la terra dei Fenici, mercanti raffinatissimi dell’antichità oltre che progenitori della possente Cartagine, la nemica di Roma.

Ora che il glamour di Beirut è passato (è stata in parte ricostruita dopo la guerra ma il suo ruolo di hub economico e intellettuale, almeno su scala mondiale, è passato a città come Londra, Dubai ecc.) l’area è però sempre assai civilizzata – le civiltà non sono mortali – e, tanto per fare un piccolo esempio, la musica (e la cultura) pop libanese (di cui Diana Haddad è solo un esempio) è adorata dai giovani arabi del mondo (che la sentono moderna, cool, il che non incontra naturalmente il gusto dei tradizionalisti che preferiscono la musica araba egiziana, Umm Kulthum in primis).

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Continueremo il nostro viaggio mettendo a confronto le sponde nord e quelle a sud del Mediterraneo.

2 thoughts on “Echi del Mediterraneo. Diana Haddad e il Libano (1)

  1. Se vuoi sul mio blog parlo dei cantanti del medio Oriente, sia nuovi che “classici”, Diana Hadid in particolare non la conosco ma potrebbe piacerti Amal Maher se ti piace il pop arabo, consigliatissimi anche i Mashrou Leila che sono una delle band più promettenti del Medio Oriente e i Dub Inc, un gruppo reggae francese ma di origini miste che canta anche in cabilo, grazie mille per l’articolo però, domani mi ascolto Diana Hadid 😉

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    1. Ciao e benvenuto. Ho appena visitato il tuo blog, che mi sembra meraviglioso. Mi sono iscritto. Cercavo una cosa del genere, dei giovani aperti che possano introdurre a mondi culturali così affascinanti. Io sono vecchio e mi ricordo tempi più rilassati in cui l’atmosfera era più favorevole agli scambi culturali, che soli fanno progredire. Mia nonna – giovane agli inizi ‘900, addirittura – era una appassionata del Medio Oriente. Io e le mie sorelle abbiamo molti oggetti del mondo arabo medio-orientale. E mio padre ci raccontava favole ambientate in India.
      Saluti da Giovanni

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