La Trilogia del Cairo di Naguib Mahfouz è dominata dalla robusta personalità di Ahmed Abd el-Gawwad, ricco mercante, marito e padre onnipotente, uomo pio, severo e inflessibile con la famiglia, di giorno; sensuale e spiritoso con gli amici e le donne di piacere del Cairo, di notte (Nicole Chardaire).

È il patriarca egiziano per eccellenza che “sia gli uomini che le donne del mondo arabo vedono … con malinconica nostalgia e ammirazione” (Sabry Hafez).

Tra gli altri personaggi troviamo sua moglie Amina, sottomessa al marito anche se forte e vero centro emotivo della famiglia, e il giovane figlio Kamal, che a differenza del fratello Yasine, viveur e superficiale, è tutto preso dai suoi ideali di poesia e saggezza.

Kamal si innamora di Aida, ragazza bella e inaccessibile che vive in una splendida dimora – da cui il nome del secondo romanzo della trilogia, Il palazzo del desiderio – e che ha trascorso un periodo della vita a Parigi. Gli avvenimenti si collocano nei primi decenni del 1900.

Trovo le frasi d’amore di Kamal che seguono molto belle e deliziosamente ingiallite. La traduzione francese, di cui riporto alcune frasi, è a mio avviso più poetica di quella inglese. Aggiungo la mia traduzione da entrambe le versioni (1).

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Mentre Aida è assente Kamal sospira in sua assenza e ricorda.

“Ta peau d’ange n’est pas faite pour la chaleur brûlante du Caire. (…) La tua carnagione d’angelo non è adatta al calore bruciante del Cairo (…) Lascia che la sabbia goda dei tuoi piedi. Lascia che l’acqua e l’aria si rallegrino al tuo cospetto.

“Le Caire est vide sans toi. Y coulent tristesse et solitude (…) Il Cairo è vuoto senza te, trasuda malinconia e desolazione (…) nessun luogo al Cairo mi offre conforto, distrazione o svago (…) finché rimango sotto la tua ala mi sento rinnovato e al sicuro, anche se la mia speranza è infondata. A cosa serve, a una persona che cerca ardentemente il cielo buio, la consapevolezza che la luna piena splende altrove sulla terra? A nulla … Eppure desidero la vita al suo livello più profondo e inebriante, anche se ciò fa male (…) ”

“Oggi, domani o dopo una vita (…) la mia immaginazione non perderà mai di vista i tuoi occhi neri, le sopracciglia che si uniscono al centro, l’elegante naso dritto, il tuo viso come luna di bronzo, il collo lungo e la figura snella. Il tuo incantesimo sfida ogni descrizione ma è inebriante quanto la fragranza di un bouquet di gelsomini. Terrò quest’immagine finché vivrò. (…)”

“Non pretendere di aver colto l’essenza della vita se non ti sei mai innamorato. Ascoltare, vedere, gustare ed esser seri, giocosi, affettuosi o vittoriosi: piaceri piccoli per una persona il cui cuore è pieno d’amore “.

“Ton cœur ne sait plus où jeter l’ancre, il va à la dérive, cherchant sa guérison à travers toutes les médecines de l’âme qu’il trouve tantôt dans la nature tantôt dans la science, dans l’art et … le plus souvent … dans l’adoration de Dieu …”

“Il tuo cuore [il cuore di Kamal] non riesce a trovare riposo. E’ andato alla ricerca di sollievo con vari oppiacei spirituali, trovandoli in momenti diversi nella natura, la scienza, l’arte, ma più frequentemente nell’adorazione di Dio”.

“Seigneur Dieu, je ne suis plus moi-même (…) Mon cœur se cogne aux murs de sa prison. Les secrets de la magie dévoilent leur mystère. La raison vacille jusqu’à toucher la folie.”

“Signore Iddio, non sono più me stesso (…) Il mio cuore urta contro i muri della sua prigione. I segreti della magia svelano il loro mistero. La ragione vacilla fino alla follia. Il mio intelletto si è avvitato a tale velocità da rasentare la follia. Il piacere è stato così intenso da sfiorare il dolore. Le corde dell’esistenza e dell’anima vibrano d’una melodia nascosta. Il mio sangue grida aiuto senza sapere a chi chiedere soccorso”.

 

L’incontro

“Husayin, Isma’il, Hasan [gli amici di Kamal, ndr] ed io eravamo occupati a discutere su vari temi – ricorda Kamal – quando giunse alle nostre orecchie una voce melodiosa che ci salutava. Mi voltai, completamente sbalordito. Chi poteva avvicinarsi così? Com’era possibile che una ragazza si intromettesse in un raduno di giovani uomini con i quali non fosse imparentata?”

“Ma abbandonai subito le domande e decisi di metter da parte i costumi tradizionali: ero di fronte a una creatura che non poteva essere di questa terra. (…) Alla fine mi chiesi se non ci fossero speciali regole d’etichetta nelle alte dimore. Forse era un alito d’aria profumata proveniente da Parigi, dove l’adorata creatura era cresciuta”.

Kamal continua con i ricordi del suo primo incontro:

“Lo sguardo affascinante dei suoi occhi neri si aggiungeva alla sua affascinante bellezza rivelandone un delizioso candore – un’audacia nata dalla fiducia in se stessa, non dalla licenziosità o dalla sfrenatezza – oltre che un’arroganza allarmante, che sembrava attrarmi e respingermi allo stesso tempo”.

 

Ψ

Un testo del genere ci parla di un mondo esotico che suscita tra l’altro alcune domande a cui cercheremo di rispondere nel prossimo brano dedicato al Mediterraneo.

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(1) Naguib Mahfouz, Palace of desire, traduzione inglese di William Maynard Hutchins, Lorne M. Kenny and Olive E. Kenny, 1991, the American University in Cairo Press, Everyman’s Library, Alfred A. Knopf.
Naguib Mahfouz, Le Palais du désir, traduzione francese di Philippe Vigreux, Jean-Claude Lattès, 1987, Livres de Poche.

 

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