Abbiamo chiesto dei lumi a Naguib Mahfouz per meglio comprendere alcuni aspetti dei costumi di chi si affaccia su questo antico mare. Vediamo un po’.

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E’ da notare come gli affascinanti personaggi della sua Trilogia del Cairo facciano un sacco di cose proibite: bevono alcolici, imbrogliano, mangiano carne di maiale, il tutto però in segreto e cercando di mantenere le apparenze.

Due figlie di Ahmed Abd el-Gawwad – il patriarca egiziano al centro dell’opera – litigano di fronte alla madre Amina e una di loro denuncia con rabbia il marito della sorella:

“Beve vino a casa senza nascondersi!”

Il che ci ricorda alcuni tunisini, descritti in un brano precedente, che bevevano tranquillamente birra in un caffè de La Goulette e che confessarono:

“Nous on fait tout, mais en cachette” (facciamo tutto, ma in segreto).

È irresistibile non pensare alla Sicilia, dove fare le cose en cachette è ben radicato (la Sicilia è stata sotto il dominio tunisino per più di 300 anni). E che dire dell’omertà siciliana, che rende così difficile sconfiggere la mafia?

Solo spunti ipotetici, che andrebbero approfonditi.

 

Il potere dell’uomo sulla donna

Un altro elemento è il potere patriarcale dell’uomo sulla donna. Nel brano precedente Kamal rimane sbalordito perché Aida osa apostrofare un gruppo di giovani uomini pur non essendo imparentata con loro. E Kamal, sia pure allarmato, passa sopra l’incidente perché trafitto da un amore a prima vista.

Il patriarcato, naturalmente, è anche il potere del marito sulla moglie. Infatti la stessa sorella adirata di cui parlavamo sopra dice a sua madre delle trasgressioni dell’altra sorella:

“Beve e fuma, agisce contro Dio e con Satana”.

La madre sconsolata risponde:

“Cosa possiamo fare? È una donna sposata e il giudizio sulla sua condotta è ormai nelle mani del marito … “

Questa è la società islamica, si potrebbe dire. D’accordo, ma il potere patriarcale è molto più antico dell’Islam. In realtà molte società musulmane (non tutte, perché c’è società e società) aderiscono semplicemente a tradizioni molto antiche già diffuse nel Mediterraneo e altrove molto prima di Maometto e che hanno lasciato tracce ovunque poiché pare che il patriarcato sia vecchio addirittura di 5-6 mila anni.

Era già presente a Roma (si pensi al terribile pater familias della prima Repubblica con diritto di vita e di morte su moglie e figli), in Grecia, a Cartagine ecc. E esisteva nel Mare nostrum e altrove (in Oriente, in India ecc.) molto prima che queste civiltà sorgessero.

Questa non è certamente la vita oggi in Italia, anche se nel Sud qualcosa di un patriarcato più antico sembra sopravvivere (e poi, parliamoci chiaro, siamo sicuri che in Occidente il rapporto uomo donna sia così avanzato? Pensiamo al movimento #metoo, alle uccisioni di fidanzate e mogli e a tante altre cose).

 

L’onore della famiglia emana dal capofamiglia

Ancora sul patriarcato, l’onore e il disonore della famiglia ricadono sul padre e sul marito. Ahmed Abd el-Gawwad, convocato dalla suocera della figlia a causa della cattiva condotta di questa, la rimprovera così:

“Nulla di ciò che è stato generato in casa mia dovrebbe essere macchiato da tali comportamenti! Non ti rendi conto che tutto il male che stai facendo porta disonore a me??”.

L’onore del patriarca dunque è l’onore di tutto il nucleo familiare (e viceversa). E’ lui la casa, il casato.

Vien fatto di pensare al Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo, una deliziosa tragicommedia in cui Luca Cupiello (Eduardo), esasperato dalla moglie Concetta, grida a pieni polmoni:

“La nemica mia! La nemica della casa!”

Il patriarcato viene qui affermato in modo divertente e magistrale perché i napoletani sono raffinatissimi e in qualche modo si potrebbero chiamare “i cugini greci di Roma” se non si trattasse d’un salto storico troppo ampio.

Passando a un caso più tragico la povera Sana Cheema, di 25 anni, innamorata di un italiano a Brescia, torna in Pakistan e là, il 24 aprile 2018, viene uccisa dal padre e dal fratello perché non voleva accettare un matrimonio combinato. Sana non è che la vittima di costumi antichi, il suo comportamento portava disonore al padre e alla famiglia. E il padre patriarca e il figlio maschio, vice patriarca, lavano il disonore uccidendola.

Vicenda terribile. E viene da pensare, anche per distrarsi con una visuale più ampia, che quando viaggiamo non percorriamo soltanto lo spazio ma anche il tempo. Paesi non ancora del tutto sviluppati sono come delle macchine del tempo che ci mostrano com’era la vita tanti anni fa (il che non significa che giustifichiamo le cose spaventose che possono accadere in questi “presenti-passati”, non è questo il punto; inoltre il passato era anche pieno di tante cose buone, che nelle società avanzate non esistono più).

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Abbiamo cercato di esplorare alcune antiche tradizioni, mediterranee e non. Ci sembra chiaro, per riprendere Fernand Braudel, che ogni studio dei modi di pensare attuali (europeo, islamico, siciliano, napoletano ecc.) non sia completo senza guardare al passato infinito delle civiltà.

In sostanza la mente umana è come un museo poiché contiene tracce quasi infinite di concezioni passate, dall’età della pietra in poi, ma senza un inventario. Fare tale inventario è il lavoro di antropologi, sociologi e storici (e, in piccolo, di tutti noi).

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