A Roma c’è sempre stata una folta colonia di piemontesi scesi nella capitale a ondate successive. Ciò a partire dal 1870, l’anno della breccia di Porta Pia, fino almeno alla caduta della Monarchia, nel 1946.

Della prima ondata faceva parte il padre di mia nonna, Crescentino, un ingegnere che viveva a via XX Settembre, poco distante dagli uffici dove lavorava.

Raccontava papà:

“Grande ingegnere, nonno Crescentino, e la gente si inchinava al suo cospetto. Ma la sera, quando, fatti quei pochi metri a piedi, rientrava a casa, contava meno di zero perché tutto passava sotto la ferrea supervisione di nonna Tullia, la madre di tua nonna Carolina”.

Crescentino, per esempio, amava il gorgonzola. Ogni tanto se ne comprava un pezzetto.

“Erano contrasti. Lui, che nulla poteva contro la moglie, aveva però un’arma segreta”.
“Quale?”
“Il silenzio. Ogni volta che c’erano diverbi sul gorgonzola il nonno taceva. Rimaneva cioè zitto per un mese intero”.
“Un mese intero??”
“Proprio così, perché il silenzio, ricordate, è un’arma terribile”.

‘Il silenzio è un’arma terribile’. Uno degli aforismi di papà, il cui senso (e pratica annessa) erano da queste parti, diciamolo pure, indigeribili.

3 pensieri su “Crescentino e l’arma del silenzio

  1. Tuo padre aveva decisamente ragione! Il silenzio può diventare davvero un’arma terribile. Così come il ” rumore” assordante del silenzio, è il più difficile da sopportare!!!

    Mi piace tanto leggere i racconti di casa. Seguirò volentieri questo blog. Ciao!

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  2. Cara vittynablog, devo dire però che a me non piace un silenzio così, che sembra, come dire, intinto di una punta di crudeltà sia pure passiva. Non ho conosciuto questa bisnonna Tullia, ma secondo papà era una generalessa quindi in fondo il povero Crescentino deve aver trovato in questa maniera il modo di sopravvivere.
    Grazie per la visita. Anch’io seguirò il tuo blog!
    Giovanni

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