Ho forse già parlato di un’incomprensione tra mio padre Franco e suo padre, nonno Mario. Mia madre, Lucia, diceva che il suocero, non molto prima di morire, le aveva detto le testuali parole:

“Tra me e Franco c’è un muro”.

Non si sa perché ci fosse questo muro. C’era come un contrasto latente, su cui si possono fare ipotesi grazie anche ai racconti di mamma, papà e altri, ma che forse illuminano solo parzialmente un complesso rapporto come quello che può esserci tra un genitore e un figlio.

La personalità di nonno Mario forse un poco schiacciava papà. I successi del padre avevano creato nel figlio come una pressione, delle aspettative, che erano forse più grandi di lui, perché mio padre era l’ultimo discendente della famiglia rimasto, il che magari gli aveva creato dei problemi (come qualcuno ne creò anche a me).

Quando papà riusciva in qualcosa, il parentado – specie le zie – si estasiavano. Come quando andò per la prima volta a caccia, credo ancora molto giovane. Al primo colpo che tirò, forse addirittura a caso, cadde giù un tordo.

Tutti subito a dire:

“Franco: un cacciatore nato!”

Lui allora poverino in buona fede continuò a tirare, in quella e altre battute di caccia, ma non prese mai più niente.

Smise pertanto di cacciare.

Ψ

Papà ci raccontava queste cose con ironia e umorismo misti a una vena un po’ patetica, una cosa difficile da spiegare, che mi sembra una caratteristica distintiva del lato piemontese della famiglia.

8 pensieri su “Il muro

  1. Come capisco tuo padre! Anche il mio babbo aveva un temperamento forte. Da me e mia sorella pretendeva il massimo, la perfezione. Perfezione che non potevamo mai raggiungere perchè lui e solo lui era perfetto!

    Io studiavo la prima declinazione di latino? ecco che lui mi snocciolava il suo saper parlare greco e latino. Insomma da sempre mi ha fatto sentire inadeguata… non abbastanza consapevole di quello che posso sapere. T anto lui sapeva sempre di più. Ma non era una gara per me. La gara la faceva lui!! Il massimo delle mie disgrazie accadde in seconda media, quando la nuova professoressa di lettere facendo l’appello mi chiese se per caso ero la figlia di… risposi di si. Si raccomandò di salutarlo da parte sua.

    Tornai a casa molto orgogliosa di quel saluto. Ignoravo quello che mi sarebbe accaduto.

    Da ragazzi mio padre e la professoressa studiavano insieme al liceo. Lei però non era molto brava, così babbo mio le dava qualche lezione di latino e greco.

    Ora, secondo lui, dato che ero sua figlia, dovevo eccellere in quelle materie. Il greco per fortuna alle media non si studiava , e il latino ahimè non mi entrava in testa!!! Ripenso ancora con terrore alle lezioni di quella materia, perchè a casa poi avrei dovuto ripeterle alla perfezione. Ho riempito quaderni e quaderni di declinazioni latine finchè non le imparai a memoria… poi finalmente ebbi un colpo di fortuna… nacque una sorellina. E tutta l’attenzione si spostò su di lei. Quella nascita tirò fuori la parte tenera di mio padre che non conoscevo. Purtroppo quella pace durò poco. Morì improvvisamente prima che la sorellina potesse compiere due anni.

    A distanza di anni, ho capito che la sua severità serviva per far uscire il meglio di me. Peccato che quella tecnica riuscì invece a farmi diventare insicura e chiusa in me stessa.

    L’amore non si mette in dubbio, ma i metodi educativi…quelli lasciavano a desiderare. Lo dico perchè ho studiato pedagogia, dove non si parla assolutamente di vessazioni verso i bambini che devono apprendere una materia!

    Scusami se mi sono dilungata. Ma leggendo la storia fra tuo padre e tuo nonno sono stata sommersa dai ricordi ! 🙂

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    1. Figurati Vitty, i ricordi sono una cosa bellissima da condividere e il tuo commento mi ha fatto un enorme piacere!

      Parli della severità ecc. di tuo padre. Non so esattamente se mio nonno era severo con mio padre. Non l’ho conosciuto, il nonno, ma non è questo ovviamente il punto quanto piuttosto il fatto che mio padre parlava poco del suo papà. Era infatti la questione del muro e noi lo percepivamo questo muro poiché ad esempio le poche volte che papà parlava del nonno a volte lo faceva con una certa stizza, ancora dopo tanti anni.

      [a proposito, io dico papà e non babbo perché mia madre, pur avendo un padre toscano, aveva una madre romana 😉 ]

      Inoltre c’era un tratto particolare della mia famiglia paterna, e direi raro addirittura nel panorama italiano: era una famiglia di origine valdese, quindi protestante, quindi di un protestantesimo tra i peggiori (anche se sono tutti bravissime persone) perché influenzato dal calvinismo (Ginevra è a due passi) e dalla sua terribile teoria della predestinazione: i predestinati, gli eletti da Dio, sono tutto, gli altri sono zero. Non c’è via di mezzo. Una condanna senza appello.

      Ora mio padre non era religioso ma una forma mentis rimane: per mio padre io non ero un “eletto” in quanto troppo simile alla famiglia di mia madre (lo era invece mia sorella maggiore, una specie di fotocopia al femminile di papà). Una cosa che ha pesato moltissimo su di me e che mi ha creato problemi di autostima per tanti anni.

      Forse anche lui non era un “eletto” per suo padre? Spero di no per lui, poverino, ma non lo saprò mai. Silenzio tombale al riguardo.

      Capisco la questione dei metodi educativi e la negatività delle vessazioni (e poi tu sei un’esperta).

      Oggi probabilmente però siamo andati all’estremo opposto (genitori e allievi che insultano e picchiano i professori ecc. ; ai miei tempi nessuno avrebbe osato). Credo che i responsabili siamo stati noi sessantottini, la mentalità del 6 politico ecc., come ho cercato di spiegare qui (anche se non ti rispondo certo per propagandare i miei articoli, stanne certa).

      Un caro saluto,

      Giovanni

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  2. Giovanni è un vero piacere leggerti. Non l’ho pensato neppure per un attimo che tu mi possa rispondere per propagandare i tuoi articoli. Anzi, aiutano a chiarire meglio i tuoi pensieri. Questo è un mondo di parole scritte, quindi è naturale fare ricorso, se ciò è stato fatto, ad argomenti già trattati.

    Non conoscevo queste distinzioni ( essere eletti o non eletti ) nelle comunità Valdesi. E capisco che non deve per niente essere stato facile non essere mai considerato all’altezza da un genitore.

    Genitori che essendo persone umane sono soggette a sbagliare. Però che danno e che dolore per i figli!!!

    Ogni piccola incomprensione se non viene subito chiarita si trasforma in un mattoncino invisibile. Che piano piano può diventare un muro insormontabile.

    Quello stesso muro di cui parlava tuo nonno a tua madre Lucia ( che bello il nome Lucia! )

    Mi ha fatto ridere l’episodio di quando tuo padre andò a caccia per la prima volta e al primo colpo centrò un tordo!!! Capisco l’entusiasmo e capisco forse la sua delusione per non essere riuscito a prendere più niente!

    Posso dirtelo? A me accadde con l’orologio. Ancora non andavo a scuola, era una mattina di Pasqua, dovevamo andare a pranzo dalla nonna paterna, quando mio padre chiese che ore fossero. Risposi io, dicendo ” manca un quarto a mezzogiorno ” Ma l’avevo inventato… l’avevo buttata così. Per mia disgrazia c’avevo indovinato. Allora babbo si mise seduto accanto a me col suo orologio in mano pretendendo che imparassi ipso facto a leggere l’orologio. Non imparai, ma rovinai la giornata a tutti…

    E quando a dodici anni ricevetti in regalo il mio primo orologio, non rimasi per niente contenta!!!!

    Ciao Giovanni, scusa la mia irruenza nel ricordare. Ma si sta così bene qua fra le tue parole che sanno di casa, di famiglia che mi viene naturale condividere con voi, attimi della mia vita.

    Ciao!

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    1. Cara Vitty, essere un eletto, un prescelto da Dio, credo sia di origine calvinista, dottrina che a quanto ho capito ha poi influenzato tutti gli altri protestantesimi (e quindi anche i Valdesi), perché idea fortissima e terribile (e totalmente ridicola, nel suo spirito medievale).

      Per i Calvinisti l’uomo dopo il peccato originale è irrimediabilmente peccatore e destinato all’inferno. Beh, che si fa allora? Una prospettiva abbastanza inquietante. Ora, SOLO Dio, nella sua imperscrutabilità, “sceglie” in modo inappellabile chi si può salvare.
      Ecco dunque gli “eletti”. Quest’idea folle ha influenzato il comportamento delle persone di quest’area culturale che si sforzano sempre di dimostrare di essere gli “eletti”, cercano di avere successo (anche economico) nella vita (prova della grazia divina) ecc.

      Se ciò ha reso più ricche certe aree del pianeta credo abbia creato anche tanta infelicità. Pensiamo ai winners e ai losers degli Stati Uniti: non deve essere bello sentirsi un loser, un perdente, da quelle parti. Una cosa abbastanza spietata.

      Un’altra cosa, scusami per la pallosità: in genere i protestanti non sono teneri con chi sbaglia, perché puzza di perdente, di non “eletto”. Quindi perdonano a fatica (per i cattolici c’è la confessione). Al massimo in America ti danno “una seconda opportunità”. Altra cosa medievale, a mio modesto parere.

      Mio padre non sapeva perdonare. Qui (1 e 2) tratto il problema. Ora non ho più paura che tu mi giudichi male per questi link 😊

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      1. E’ interessantissimo Giovanni quello che ho appena letto. E ancora leggerò domani! Perchè l’argomento è davvero ampio ed io totalmente a digiuno sulle differenze fra cattolicesimo e protestantesimo. Non ho mai approfondito tali differenze perchè per me la religione è una parte molto personale, da rispettare ma non da farsi condizionare in maniera esagerata la vita. Tutto deve essere preso nella giusta misura, altrimenti si sfora nel fanatismo con i risultati che tutti conosciamo.

        La religione deve essere una guida morale per aiutarci a vivere al meglio insieme agli altri. Rispettandoli e amandoli ( quando è possibile ) Insomma ci deve dare un codice etico morale senza giudicare le persone intorno a noi. E siccome non siamo santi…non sempre porgiamo l’altra guancia!

        Mi ha molto meravigliato apprendere che davvero qualcuno si senta prescelto da Dio.

        Mamma mia…questo può essere molto pericoloso perchè può indurre ad avere comportamenti di superiorità verso gli altri.

        Nessuno secondo me può essere prescelto, perchè siamo tutti uguali di fronte a Dio e non esiste neppure un popolo eletto. Un popolo che si può permettere di soggiogare e umiliarne un altro. Siamo tutti sotto lo stesso cielo e tutti, per chi crede, figli di Dio. Un Dio chiamato con nomi diversi ma pur sempre Dio.

        Come avrai capito non sono una teologa, il mio linguaggio è molto semplice. Spero di non aver offeso nessuno. Non era proprio nelle mie intenzioni. Spero nella tua indulgenza!

        Il tuo blog è sempre più interessante, ed io sempre più felice di averti scoperto.

        Ciao Giovanni, buona serata!!! 🙂

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  3. Cara Vitty, i tuoi pensieri non sono semplici, sono sentiti e chiari. E non hai offeso nessuno, stai tranquilla, perché avresti dovuto? Mi piace il tuo approccio religioso, di una religiosità non invadente. E poi chi è un teologo, parliamoci chiaro, è solo che questo è il mio blog e quindi mi permetto di blaterare un po’ a destra e manca.

    Buona serata, Vitty!

    PS. Sono un agnostico, uno che ‘non sa’ se Dio esiste o no, e che quindi rispetta tutti, i credenti e i non credenti.

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