Quando eravamo bambini si mangiava benissimo a casa grazie alle ricette di nonna Carolina (nonna paterna) e alle più che sperimentate capacità culinarie di Nerina.

Nonna Carolina, dopo una buona pietanza che magari era costata impegno sia a lei che a Nerina, chiedeva al marito se il piatto gli fosse piaciuto.

“Ben cotto”.

Era l’invariabile risposta di nonno Mario.

“In realtà – il commento divertito di papà, dotato di un fine senso dell’umorismo – al nonno non importava un bel niente di quello che aveva mangiato”.

E nel rispondere forse nemmeno se lo ricordava, il piatto.

L’arte culinaria in effetti era un altro aspetto che non rientrava tra gli interessi del nonno. Beh, ce ne aveva talmente tanti, di interessi, che forse lo spazio gli si era ristretto.

In realtà credo la cosa avesse più a che fare con l’educazione calvinista del lato piemontese della famiglia. Il mangiare, come altri piaceri, erano “una debolezza”.

Ψ

Tempo fa lessi sul Guardian un commento di una certa Clariana relativo a una recensione su The Young Pope di Sorrentino (nell’icona Clariana è vestita di nero, come una protestante del ‘600):

“Grazie per la bella recensione di ‘The Young Pope’. L’ho visto e mi è piaciuto molto. Credo sia molto italiano come approccio alle cose, con una buona sottolineatura del materiale e del carnale senza però tralasciare un senso di misticismo. In alcuni momenti la mise en scene mi ha ricordato Caravaggio e Tiziano.
Mi è piaciuto come la scoperta che il Papa non gradisca particolarmente il cibo abbia lasciato di sasso il cardinale Voiello, poiché il cibo di solito è una debolezza dei sacerdoti e, in particolare, una debolezza della gran parte dei popoli mediterranei […]”.

Ψ

Una debolezza …

10 pensieri su “Disinteresse del nonno per il mangiare

  1. Ha ragione wwayne, si sta bene qua perchè i tuoi racconti ci parlano di un’Italia migliore, che non c’è più. Ci sentiamo al sicuro, come quando da piccoli si restava a dormire dalla nonna. Ciao Giovanni!

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    1. Grazie Mary. Anch’io mi trovo bene tra i ricordi, le osservazioni e le poesie del tuo blog, anche se, come scrivi, il tuo rapporto con il passato sembra ambivalente:
      “Il passato è un laccio che stringe la gola / alla mia mente e toglie energie / per affrontare il mio presente.”

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