Ma cosa rimane dell’Occidente. È finito, come teme Joschka Fischer?

Wolfgang Schäuble: «L’Occidente è l’eredità dell’Europa, anche nel senso cattivo. Abbiamo più responsabilità in Africa di qualunque altro continente. Noi siamo l’illuminismo, i diritti umani, la rivoluzione francese e americana, la libertà, la democrazia, lo Stato di diritto e ora anche la sostenibilità ecologica e la coesione sociale. La maggior parte delle persone nel mondo, Cina compresa, vorrebbero vivere secondo valori occidentali. E anche questo rende altri nervosi. Perché dovremmo pensare che questo non significhi più nulla? Certo quello che succede in America mi preoccupa. Gli USA sono un grande paese e noi dobbiamo rispettarli. Ma dopo settant’anni dalla fine della guerra, l’Europa finalmente deve assumersi maggiori responsabilità».

[Brano tratto da un’intervista, apparsa oggi sul Corriere, al cosiddetto “falco” dell’Europa Wolfgang Schäuble, ex ministro delle finanze tedesco e principale bersaglio di chi ha dovuto subire il “rigore” di Bruxelles]

 

Un’Europa senza Italia è inconcepibile

All’inizio dell’intervista Schäuble parla dell’Italia.

«L’Italia è un grande Paese. Per secoli è stata il sogno dei tedeschi. L’Europa, la democrazia e la storia europee senza Italia non sono concepibili. Anche la Germania è un paese meraviglioso, ma io non voglio alcuna Europa che consista solo nella Germania. E comunque anche noi abbiamo molte diversità: Monaco è molto italiana, tutt’altra cosa da Kiel. Devo rispettare come gli italiani votano e decidono e con quelli che eleggono dobbiamo cooperare il meglio, il più strettamente e il più costruttivamente possibile. Questo vale per ogni Paese. E questa è anche la posizione della cancelliera. Dopo la formazione del governo in Italia, che fra l’altro è durata meno di quella tedesca, Angela Merkel ha invitato il presidente Conte e ha detto che bisogna discutere sulle diversità di vedute e sui vari problemi. Sono fiducioso. Italia ha diversità, charme e creatività. Ampie regioni italiane sono economicamente dinamiche e forti. Nella globalizzazione, la pressione è più forte e la sfida molto grande. Ma poiché non possiamo immaginarci – né per il passato, né per il presente, né per il futuro – un’Europa senza l’Italia, risolveremo i problemi insieme».

 

 

12 pensieri su “L’Occidente è l’eredità dell’Europa, nel bene e nel male

  1. Speriamo sia vero che ” risolveranno i problemi insieme! ” Sono un po’ atterrita, lo confesso, da quello che sta accadendo in Italia. Se da una parte mi piacerebbe un Paese più ordinato, con meno disoccupazione e meno delinquenza, dall’altra non vorrei che a farne le spese fossero questi stranieri che fuggono dai loro paesi di origine cercando un mondo migliore.

    Poveretti, qua non c’è nessun mondo migliore! Ma quando partono non lo sanno… se ne accorgono quando cominciano a fare i conti con i problemi quotidiani…

    Io non ho votato nessuno di questo governo. Ero una fiera militante del PD, prima dell’arrivo di Renzi… Quel bischero arrogante ha distrutto un partito che da sempre (almeno per quanto sono riuscita a percepire negli anni passati) è stato vicino ai più deboli. Con Renzi ha cominciato a parlare il linguaggio di Berlusconi, portando avanti quello che voleva fare lui. Con la differenza che quando parlava o legiferava Berlusconi scendevano in piazza i girotondi. E quando Renzi ha cercato di manomettere la nostra Costituzione (corretta fra l’altro da Verdini…una vera ingiuria per le persone che sono morte per donarci la libertà) nessuno è sceso in piazza a protestare. Pure Benigni, che a suo tempo fece una bellissima campagna contro…si è trovato d’accordo con quei cambiamenti. Per fortuna gli Italiani non hanno permesso questo scempio. Forse non avendo più nessun punto di riferimento alle elezioni hanno votato persone che altrimenti non avrebbero mai votato.

    Io ripeto, continuo ad essere atterrita. Con sgomento mi dico che la Storia, il passato, ahimè, non ha insegnato niente a nessuno…

    Comunque staremo a vedere…siamo in Europa, non siamo da soli!

    Buona serata Giovanni, scusa se non ho il bene della sintesi…. 🙂

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    1. Figurati, sei invece fresca e chiara!

      1) Penso che sia folle staccarsi dai partner europei – con cui abbiamo una civiltà in comune, quella occidentale – e affrontare le onde alte da soli su una piccola zattera traballante (qui il tema viene approfondito), soprattutto ora che l’ombrello americano non è più così scontato.

      2) Quanto al PD (che ho sempre votato) la sua distruzione, a mio modo di vedere, non è stata solo opera di Renzi ma del PD stesso, dalle sue radici in poi. La sinistra non era più dalla parte dei più deboli ma era diventata una nomenclatura, una casta (politica culturale e economica), esattamente come la sinistra americana dei Clinton, amica di banchieri e miliardari.

      Qui a Roma, per esempio (la Toscana non ne parliamo: le banche, le cooperative ecc.), la sinistra si era accaparrata tutte le posizioni che contavano. Idem altrove in Italia. Non prevaleva il merito, ma l’appartenenza. Ho tanti amici romani che hanno fatto carriera “per appartenenza”.

      La sinistra, dal dopoguerra fino a poco tempo fa, aveva anche l’egemonia culturale (musica, televisione, film, letteratura, i giornali e i media): le idee di sinistra erano le più chic, le più seguite. Dobbiamo anche capire la frustrazione di chi non le condivideva, queste idee (fatto più che lecito in democrazia), e che era considerato “out” per anni.

      Credo che il sapere di Gramsci (il mio vecchio mentore, il grande tecnico del soft-power o egemonia) sia stato vincente.

      Andava bene, il comando delle leve culturali, politiche ed economiche, se il PD fosse stato più meritocratico e avesse avuto idee più adatte ai tempi. Invece – a mio parere, non sarai magari d’accordo – riproponeva sotto sotto le idee di Marx – magari solo come facciata o patentino di purezza ideologica – che erano una perfetta analisi a metà dell’800, meno bene negli anni 2000, in cui, solo per fare un esempio, la demonizzazione dell’imprenditore come “nemico di classe” era economicamente suicida (l’imprenditore, che rischia di persona, che crea lavoro, ecchediamine!).

      Gramsci stesso in questo non fu ascoltato: per lui il marxismo era destinato a esaurirsi con l’epoca che l’aveva prodotto.

      PS
      Ti sembrerà una critica “da destra” del PD, mentre la tua è forse una critica “da sinistra”. Ma è proprio questo il punto, credo: destra e sinistra, come distinzioni “primo 900”, non hanno tanto senso oggi. O almeno così la vedo io (e l’arroganza di Renzi mi è sempre stata insopportabile).

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      1. Su Renzi siamo perfettamente d’accordo la sua arroganza era ed è insopportabile!

        Anche su molti altri punti mi trovi d’accordo. Sull’accaparramento delle postazioni che contavano ( del resto avevano i voti e potevano permetterselo ) e sulla deprecabile abitudine di mettere nei punti chiave persone non per merito ma per ” appartenenza ”

        Ai tempi di Craxi se uno non era segnato al partito socialista, se lo poteva scordare di entrare a lavorare in posti come gli ospedali ! ( questo per dire che era una consuetudine per i partiti in generale! )

        Ricordo che quando morì mio padre, era nei vigili del fuoco. Mia madre cercò subito di trovarsi un lavoro. Era diplomata in segretaria d’azienda e con una lettera di raccomandazione da parte del comandante dei vigili del fuoco si presentò in vari uffici e Enti. Ebbene tutti le risposero la stessa cosa…con quella lettera , nessuno le avrebbe mai offerto un lavoro. Essendo la mia città da sempre considerata ” rossa ” non importava se era una donna vedova e aveva due figlie da crescere. Importava l’appartenenza!!!!

        All’epoca ( ti parlo dei primi anni 70 ) per entrare nel corpo dei vigili del fuoco non dovevano esserci simpatie per la sinistra, ma almeno per la DC. Quindi puoi immaginare come la penso con le raccomandazioni di appartenenza!

        In quanto agli intellettuali è sempre stato un vanto sentirsi parte dell’intellighentia di sinistra facendosi paladini degli ultimi, anzi spesso confondendosi con questi. Ed era bello anche per noi militanti sapere che molte illustri persone avevano scelto quel partito.

        Anch’io non ce l’ho mai avuta con gli industriali, è grazie alle loro fabbriche imprese, aziende che la massa popolare poteva lavorare e vivere dignitosamente. Quello che non piaceva era lo sfruttamento. E sempre il PD è stato accanto ai lavoratori, insieme al sindacato, per migliorare la situazione lavorativa.

        Poi è arrivato Renzi ( che a me non è piaciuto da subito, e non l’ho MAI votato ) a distruggere ( rottamare ) il poco di buono che c’era…quindi per snellire le assunzioni di lavoro, via l’articolo 18. Ed altri scudi che difendevano il lavoratore. In pratica, grazie a quella politica, i giovani lavoratori, sono diventati i nuovi schiavi. Senza diritti né certezze.

        In più per alleggerire le carceri sovraffollate, sono stati depenalizzati moltissimi reati. Se vuoi ti farò l’elenco…ma bada è molto lunga! Reati che non verranno puniti con la carcerazione fino a quattro anni di condanna.

        In pratica siamo nelle mani dei delinquenti…

        Al Renzi rottamatore è stato concesso un potere troppo grande enorme…che ha rapidamente sperperato. La gente si è sentita tradita, abbandonata…e questo nuovismo non ha retto la sfida dei tempi: costruire insieme a chi vive una condizione di sofferenza sociale una credibile prospettiva riformista. Qualcuno ha detto che in politica il vuoto non è concesso. Quindi siamo arrivati a questo risultato…

        Spero sinceramente che la sinistra riesca a guardarsi dentro e a ricomporsi. Che torni ad essere accanto alla gente, che riesca di nuovo a darci fiducia nel presente e futuro. A non farci sentire soli!!!

        Come sempre mi sono dilungata. Ma ormai mi sento a mio agio nel tuo spazio e so di poter contare sulla tua indulgenza. Ciao Giovanni!! 🙂

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  2. Cara Vitty, sento che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Chi lo sa quello che succederà. Quando esclami: “A darci fiducia nel presente e nel futuro, a non farci sentire soli!! ” confesso di provare un poco di invidia (in senso bonario, per carità). Evidentemente tu ti sei sempre sentita parte di un qualcosa più grande, e se ora ti senti sola è perché non lo sei mai stata.

    Anche io, in fondo, ma avveniva soprattutto quando ero più giovane e impegnato politicamente. Poi sono passato come in una specie di limbo sopra le parti, a osservare più che a partecipare (ho tantissimi interessi), un po’ come il vecchio saggio (che purtroppo non sono) del tempo che fu. Atteggiamento pessimo, e autoprotettivo, ma non riesco a cambiare.

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  3. Ma tu non devi cambiare Giovanni! Vai bene così. Si sente che sei una bella persona !
    Ora devo uscire, ma stasera spero di avere il tempo per spiegarti questo mia sensazione di abbandono, tradimento da parte del PD. A stasera dunque, ciao!

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      1. Eccomi Giovanni! Come sempre dovrò cominciare dall’inizio…

        Devi sapere che la mia famiglia ha sempre votato DC. Mamma diceva che le dittature fanno paura, sono terribili e tolgono la libertà alle persone. Sia lei che mio padre ne sapevano qualcosa, avendo vissuto i migliori anni sotto il fascismo. A loro anche il PC faceva paura!

        Io non mi sono mai occupata di politica. Per me era una cosa noisa come le tribune elettorali…

        Quando arrivai all’età per poter votare chiesi consiglio a mia madre. Lei prima di rispondere mi chiese come mi trovavo in generale nella vita…mi sentivo controllata? prigioniera? O godevo della piena libertà di movimento e pensiero?

        Effettivamente mi sentivo libera! Libera di andare e venire, di parlare liberamente ed esprimere i miei pensieri.

        Allora – mi rispose- se non vuoi cambiare in peggio, vota DC.

        E così feci. Continuai anche quando mi fidanzai e sposai con quello che è il mio attuale e unico marito. Nonostante lui fosse un convinto elettore del PC. Cercò di indottrinarmi e farmi capire le differenze fra i due partiti e la bellezza del pensiero comunista. All’epoca c’era Berlinguer che spopolava ( magari ci fosse anche oggi!! ). Io dicevo di sì a tutto quello che mi consigliava…ma nel segreto della cabina elettorale continuavo a votare per la DC.

        Sembro un tipino fragile perchè sono magra e biondina, ma in realtà sono tosta e determinata. Se una cosa non mi convince non ci sarà nessuno che potrà obbligarmi a farla!

        Passarono gli anni e un bel ( brutto ) giorno un imprenditore decise “di scendere in campo”. Non so come ma dentro di me cominciarono a suonare mille campanelli di allarme. Più lui parlava mieloso, più mi irrigidivo e sentivo il pericolo che si avvicinava. Fu così che cominciai a leggere i giornali. Leggevo il nostro quotidiano Il Tirreno, la Repubblica e L’Unità. L’unico, secondo me che parlava chiaro e schierato contro era L’Unità. Mi innamorai di quel giornale degli articoli di Padellaro. Delle lettere dei lettori. E finalmente capii da che parte stare.

        Senza chiedere consensi a nessuno mi iscrissi al partito. Finalmente sentivo di appartenere ad un insieme di persone che la pensavano come me. Parlavamo la stessa lingua! Mi appassionai completamente alla politica. E adoravo quando sentivo parlare le persone di sinistra. D’Alema era e rimane il mio preferito.

        Berlusconi stravinse alle elezioni ( e ancora mi chiedo il perchè…si capiva benissimo che avrebbe fatto solo i suoi interessi ) ed io fui sempre più legata al PD.

        Poi qualcosa si è sciupato, hanno cominciato a parlare un’altra lingua. Veltroni per primo disse che non dovevano criminalizzare Berlusconi… ma cercare i punti di incontro! No, quello non lo accettai…non rinnovai più la mia iscrizione. Continuai però a votare PD. Con l’arrivo di Renzi, ho sentito di nuovo i campanelli di allarme. Forse perchè conosco i fiorentini ( mio padre e tutta la sua famiglia erano fiorentini doc ) e riconosco quando fanno i bischeri…E Renzi di bischerate ne ha fatte e dette tante. Così ho smesso di votare quello che per un bel po’ di anni è stato il mio partito.

        Mi sentivo al sicuro sapendo che c’erano delle persone che si battevano per darci un mondo migliore. Sia sul lavoro, sia sull’etica, sia sul tenore di vita.

        Forse c’ho creduto troppo e non ho messo in conto che anche loro erano uomini normali con i pregi e difetti che abbiamo tutti. Ma io li vedevo come i paladini della nostra libertà, sicurezza. Sono stata troppo ingenua…Ora vedo uomini rapaci che si contendono poltrone, fanno giochetti per accaparrarsi potere e ricchezza… mi sento frastornata e spersa. Come se non avessi più alle spalle uno scudo di protezione.

        In più c’è anche un lato del mio carattere che mi dice “o tutto o niente”, non conosco le vie di mezzo. Come ho avuto modo di scrivere non sono affatto Lagom!

        Così ora sono alla finestra per vedere quello che accadrà. Riuscirà il PD a ritrovare le parole giuste per parlare alla gente comune? Non lo so…Dovrà impegnarsi molto perchè lo strappo è stato forte e doloroso.

        Spero di non averti annoiato Giovanni. Ma questa sono io! Ciao caro amico e buona serata! 🙂

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  4. Cara Vitty, adesso è il mio turno e temo che ti sommergerò. Potrei pubblicare in uno o più post questa conversazione, se non ti dispiace e se me ne dai il permesso.

    Come ho raccontato altrove in questo blog mio nonno Mario era stato un industriale idroelettrico. Veniva da una realtà di campagna abbastanza modesta (il paese di Cavour, in Piemonte) e aveva quindi fatto tutto da solo. Era un po’ l’eroe di famiglia, anche perché era coltissimo, scienziato, poeta e conoscitore dell’archeologia e delle principali lingue moderne e antiche. Pensa che anche il re una volta venne a visitare i suoi stabilimenti.

    Mio padre nacque a Carrara perché lì il nonno lavorava in quel periodo. Quando vi fu il famoso biennio rosso (1920-21) e quando molti italiani pensarono di fare la rivoluzione come in Russia – notevole fu il movimento dell’Ordine Nuovo capitanato da Gramsci, Togliatti, Tasca e Terracini – molte persone di Carrara, allora e sempre un focolaio rivoluzionario, circondarono la casa dei miei nonni con delle fiaccole gridando:

    “Morte ai padroni!! Vi bruceremo tutti vivi!!”.

    Evidentemente ciò non successe altrimenti non sarei qui a scrivere queste cose. Ora mio padre in quella notte terribile aveva 10 anni (mi immagino la notte illuminata dalle fiaccole, le urla della folla, lui atterrito che guardava dalla finestra). Puoi bene immaginare quanto la cosa lo colpì nel profondo del cuore. Da allora quando vedeva rosso, proprio come i tori, gli veniva uno sturbo ed è comprensibile il dolore che gli diedi molti anni dopo.

    Ma andiamo per gradi.

    Passati tanti anni – il nonno ormai aveva perso tutto perché mise la sua fortuna in Buoni del Tesoro non prevedendo la sconfitta dell’Italia – nacqui io nel dopoguerra e siccome suonavo bene la chitarra e cantavo (il mio gruppo, The Dragons, suonò al Piper per un certo periodo) e siccome nella mia famiglia c’era come un alone, un sentirsi “i prescelti” (l’ideologia protestante di cui ho parlato altrove), pensai di essere un prescelto anch’io, almeno nella musica, e mio padre quasi quasi ci credette, lui che non mi aveva mai considerato tale, prescelta era solo mia sorella.

    Cominciai dunque a prendere lezioni di pianoforte con la fiducia incrollabile nel mio essere “speciale”. Ora a 18 anni cominciare con uno strumento nuovo era una follia ma io mi intestardii e dunque fallii. La mia maestra di piano (eccezionale, australiana) mi disse: “Sei dotato musicalmente, ma fisicamente le tue mani non si adattano a questo nuovo strumento: non potrai mai fare il concertista”.

    Per me fu un crollo reso ancora più duro perché avvenuto poco dopo una cocente delusione amorosa. Me ne andai di casa, a vivere a Trastevere in un appartamentino con coinquilini, a condurre la vita della Bohème mangiando pomodori e patate, rubacchiando qualche spicciolo in famiglia e frequentando prevalentemente americani che lì vivevano numerosi e che furono perlomeno utili per il mio inglese.

    Poi un giorno e sempre a Trastevere incontrai un certo Giuseppe, un molisano geniale, che mi parlò di Gramsci e mi spinse a leggerlo. Scoprii un mondo pazzesco. Tutte le cose che avevo imparato svogliatamente a scuola prendevano vita. Divenni un appassionato di politica e di storia, perché la storia, come egli scrisse dal carcere al figlio Delio, “riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano sé stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa”.

    Povero papà. Quello stesso Gramsci che organizzava gli operai a Torino nell’anno in cui la sua casa veniva circondata e quasi data alle fiamme, quello stesso Gramsci, assieme a Giuseppe, era diventato il mio mentore spirituale.

    Quando mi iscrissi al Partito Comunista una parte del suo cuore mi cancellò per sempre. Erano i cosiddetti anni di piombo, in Italia, e la mia colpa più grave fu quella di disturbare con un altoparlante un comizio del potentissimo Forlani. Ciò avvenne in Molise, a Termoli. Il comandante locale dei Carabinieri impallidì di fronte al terribile misfatto (temeva credo per la sua carriera) e si segnò con sguardo vendicativo il numero della mia targa.

    Non so esattamente cosa successe ma dovetti affrontare le conseguenze del mio atto. Quando arrivarono i giorni del servizio militare fui convocato da un maresciallo il quale, visto l’incartamento che mi riguardava, sussultò come se un insetto l’avesse punto; quindi, fatto un breve discorso, mi congedò. Tempo qualche settimana partii e dopo alcuni mesi di addestramento fui inviato in una sorta di caserma di rieducazione dove passai un periodo durissimo della mia vita, anche perché non ci facevano mai dormire, sempre impegnati in guardie e servizi e con libera uscita solo un pomeriggio ogni 15 gg.

    Tornato dal militare ero esaurito e per questo motivo mancai un’occasione, quella di diventare giornalista professionista: avevo cominciato a lavorare in un giornale dove apprezzavano il mio lavoro, ma dopo sette mesi intensissimi non ce la feci più, avevo un terribile bisogno di riposo. Quindi mollai, altra delusione.

    Qualcosa di sorprendente però avvenne, a dimostrazione che la vita riserva sempre delle sorprese. Poco dopo il giornale mi recai in Grecia per una vacanza estiva che mi ritemprasse e lì, nella cornice della meravigliosa Corfù, conobbi una ragazza romana, la mia futura moglie, una persona eccezionale, dolce intelligente e forte, di cui mi innamorai completamente e che mi fece dimenticare del tutto la mia delusione amorosa e gli altri problemi. Per lei infatti io ero “speciale” e lo stesso lei era per me. Vivemmo una storia stupenda, ci sposammo e creammo una bellissima famiglia con due figlie adorabili. Personalmente era il baricentro che cercavo alla fine di una fase di estrema confusione: la musica, mio padre, Gramsci, i giorni di scapigliatura a Trastevere, una parentesi di 8 mesi in Francia prima del militare di cui non ho parlato.

    E la politica? Continuai nel PCI, poi nel Partito Democratico della Sinistra di Occhetto, che stimavo molto. Cercavo l’idealismo di Gramsci incarnato in un gruppo ma, dopo Occhetto, poco lo trovai, per cui piano piano negli anni mi distaccai e feci parte per me, come ho già detto, in una specie di limbo sopra le parti, a osservare più che a partecipare, sentendomi orfano già da allora per cui adesso non ne soffro (attento però a quelle forze che, dovunque si trovassero, facessero secondo il mio intendimento qualcosa per i deboli).

    Mi dispiace molto non essere d’accordo con te, ma da D’Alema in poi nel PD è prevalso a mio parere l’interesse dei singoli su quello collettivo.

    Per esempio, conobbi personalmente Fabio Mussi (amico del cuore e di università di D’Alema) attraverso Maura Cossutta che era compagna di classe di mia moglie. Eravamo, Mussi, mia moglie, Maura e altri a casa di qualcuno, non ricordo chi. Allora Cossutta padre era molto potente e Maura fu molto infastidita perché Mussi le leccava i piedi in modo fastidioso.

    La scena non mi piacque per niente. Dov’era finita l’integrità di Amendola, Ingrao, Cossutta, Lombardo Radice e di tutta la vecchia guardia? Cosa significava professare gli ideali solo a parole e poi pensare solo alla propria carriera? Altro esempio, D’Alema e Brai hanno distrutto l’Enciclopedia italiana solo per questioni di potere. E, scusami, ma sventolare in aria la più bella costituzione del mondo è stato fatto solo per affossare Renzi, altra lotta di potere.

    C’è del metodo, ripeto. Sventolare gli ideali per fare i benemeriti fatti propri: tanto i militanti, quelli ancora puri (ma purtroppo ingannati), seguiranno.

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  5. Che storia intensa, eccezionale ! Ti ringrazio Giovanni per la fiducia che mi hai dimostrato, confidandomi tutto ciò. La tua vita, con la storia della tua famiglia è bella e intricata come un romanzo.

    Comprendo bene le reazioni di tuo padre di fronte a qualcosa di rosso, dopo il tentato incendio della casa di tuo nonno. Hai descritto benissimo la scena ( tu sei molto più bravo di un giornalista! Potresti scrivere un romanzo avvincente sulla tua vita! ) e solo a immaginare quelle torce accese nel buio con le persone che gridavano : ” Morte ai padroni!! Vi bruceremo tutti vivi!! ” ti giuro ho sentito dei brividi sulla schiena. Quelle sono scene che si imprimono nella mente e non se ne vanno mai più. Addirittura possono condizionare tutta l’esistenza di chi ha vissuto una simile esperienza.

    Nella vita, sono molto fatalista. Secondo me è inutile forzare gli eventi.., forse siamo già destinati a quella che sarà la nostra ultima scelta… ecco dunque spiegato il perché le tue mani non erano adatte per farti diventare un concertista. Però hai avuto la soddisfazione di suonare bene la chitarra, e quello è uno strumento che puoi sempre portare con te, coinvolgendo altre persone nella tua musica! Hai suonato al Piper !!! Hai avuto un complesso “ The Dragons ” che immagino avrà spopolato fra le ragazze!!

    Ma evidentemente quella non era la tua strada.

    Nell’antica Grecia c’era una parola, Kairos, che significava momento giusto o opportuno, che poteva cambiare la vita delle persone. E’ quello che è accaduto a te con l’incontro con Giuseppe, l’amico molisano che ti fece innamorare di Gramsci.

    Vedi dunque che ha senso la tua uscita da casa, andare ad abitare a Trastevere, condividere l’appartamento con altri inquilini, vivere alla giornata. In maniera bohèmien ( a proposito… di bohèmien, mio marito è un pittore, di quelli veri non quelli della domenica. Posso dire che anch’io ho vissuto una vita da bohèmien fino al fatale incontro) … perché allora eri pronto. Abbracciare l’ideologia di Gramsci ti ha reso più libero, più sicuro di te. Nonostante il dispiacere, comprensibile di tuo padre. Anche disturbare il comizio di Forlani è servito a farti diventare quello che sei ora. Altrimenti non avresti fatto il militare in quella caserma tanto dura, saresti diventato un giornalista e forse non saresti mai partito per la Grecia dove hai incontrato la donna della tua vita.

    E’ bello come l’hai descritta, c’è tanto amore nelle tue parole!

    Comprendo la tua delusione crescente nel PD. Tu eri imbevuto della pura ideologia di Gramsci e scoprire che i nuovi militanti del PD stavano pian piano cambiando faccia, nome essenza, ideali di quello che un tempo era stato il PC, deve veramente averti ferito e fatto prendere le giuste distanze.

    A differenza di te, io non ero preparata letterariamente, lo avrai capito benissimo leggendomi. Ho avuto fiducia in un programma di partito. Ho avuto fiducia in persone che parlavano una lingua diversa dal berlusconismo. Non ho capito i loro giochi di potere.

    Mi piaceva D’Alema perché mi sembrava un modesto, uno che non sgomitava per apparire. Mi ricordo il bellissimo discorso che fece quando lo elessero segretario del partito. Alla fine di quel discorso, disse pressappoco così ” E quando penserete che non vado più bene, me lo farete capire, io farò un passo indietro… ”

    Ecco, quel ” passo indietro ” mi conquistò completamente.

    Do molta importanza alle parole. Perché con le parole si può fare molto bene e molto male. Si può insinuare, accusare. Insomma sono un’arma potentissima. E a differenza di un gesto, restano nella mente o nel cuore delle persone.

    Quel gesto di D’Alema nel tenere in mano la Costituzione, quando Renzi voleva cambiare ben 33 articoli, non credo l’abbia fatto con ipocrisia. Senz’altro nella sua vita politica ha sbagliato molte cose ( ma chi è senza peccato scagli la prima pietra ) ma la sua difesa per la nostra Costituzione voglio pensare che sia stata sincera.

    In quanto a pubblicare questa nostra conversazione, se pensi che a qualcuno potrà interessare, non ho niente in contrario. Le mie sono parole semplici di una persona semplice. Fai te, ho piena fiducia nelle tue scelte.

    Ciao Giovanni, ancora grazie per queste interessanti confidenze 🙂

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    1. Grazie Vitty. Penso che pubblicherò solo gli ultimi due commenti, il mio e il tuo, con qualche taglio. Ai pochi lettori del mio blog credo interessino soprattutto le cose personali, meno quelle politiche.
      Un caro saluto e grazie mille per avermi ascoltato ed esserti presa la cura di rispondere con tale ricchezza.
      Giovanni

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      1. Grazie a te Giovanni! In fondo confidarsi fa bene. Ce lo insegna persino Zeno Cosimi, protagonista della ” Coscienza di Zeno ” di Italo Svevo.

        Il suo medico per aiutarlo a smettere di fumare ” l’ultima sigaretta ” gli consigliò di tenere un diario giornaliero delle sue azioni.

        Di certo non smise di fumare…ma prese più fiducia in se stesso e nella sua vita.

        Ancora grazie! Ciao da Vitty. 🙂

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