Non guardo quasi mai il calcio, ma i Mondiali sì. Una testimonianza stupenda mi ha fatto capire meglio perché.

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“Quando le luci si spengono e i partecipanti tornano a casa provo sempre le stesse sensazioni di calore umano che mi travolgono ad ogni Mondiale di Calcio – tra cui il fatto che questo sia, davvero, l’evento internazionale più genuino e inclusivo sul palcoscenico mondiale. È tutto lì: la celebrazione, l’orgoglio, lo spasso, lo scherzo, la protesta, la passione, l’euforia, l’illusione, l’invidia, la meschinità, il tribalismo, il globalismo, l’inclusività, la bruttura, lo stupore, il meschino, il sublime … nessun evento mondiale arriva così vicino a rispecchiare la natura umana.

Sono brasiliano. I miei primi ricordi dei Mondiali risalgono al 1970, quando avevo sei anni. Il Brasile [che vinse quel mondiale, ndr] era sotto una dittatura militare dal 1964 e mio padre, sergente dell’esercito che era stato imprigionato per aver resistito al colpo di stato, era appena uscito di prigione.

Sarebbe comprensibile se egli avesse visto nella campagna dei Mondiali una comoda distrazione orchestrata dal regime per farcene dimenticare la spietatezza. E invece abbiamo festeggiato, unendoci alle folle nei viali del centro di Rio. Ed era stranamente catartico anche se, alla tenera età di sei anni, non sapevo cosa fosse quel sentimento.

Certamente mi permise di mettere in prospettiva i miei ricordi di quei viaggi di 8 ore sui pullman con mia madre per fargli visita in prigione. O i ricordi dei soldati che entravano nel nostro angusto appartamento di una sola camera da letto per “interrogarci”. Significava che, nonostante i casini in cui ci trovavamo, c’erano motivi per gioire; per quanto fossimo isolati, una connessione con il mondo non poteva essere spezzata. Mi rese – e la folla attorno a me – orgoglioso e non più impaurito.

Chiedo scusa se sto andando sul personale ma, mentre un’altra Coppa del Mondo finisce e mio padre compie 82 anni in questa stessa settimana, è difficile non abbandonarsi ai ricordi.

È molto facile essere cinici e minimizzare l’impatto che questo evento sportivo unico esercita sulle nazioni, fino a quando non ha effetto su di te. E, in molti modi, dopo, nulla sarà più come prima”.

6 pensieri su ““Finiti i Mondiali, le luci si spengono e una sensazione di calore mi travolge”

    1. E’ vero. Ma trattandosi di un commento tra tanti a un articolo del britannico Guardian è naturale che uno si scusi se parla di cose personali perché là, come è noto, si tende a non farlo 🙂
      Bella l’immagine del padre prima da giovane e poi a 82 anni, con lo sfondo di tutta questa umanità.

      Mi piace

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