Concert dancing

Oggi il mondo ci alletta in mille modi. Possiamo mangiare fino a scoppiare, fare shopping compulsivo in modi impensabili solo pochi anni fa, abboffarci di oggetti tecnologici, viaggiare in auto treno aereo in luoghi esotici quando prima non ci si spostava mai, possiamo vestirci nei modi più ricchi e fantasiosi (i vestiti prima si facevano a casa e ogni figlio più piccolo riceveva gli abiti dei più grandi raggiustati).

Possiamo ingolfarci di musica spettacoli film ecc. dal divano di casa o fuori, partecipare a feste concerti cenoni, praticare il sesso liberamente purché in modo consensuale (assurdo, oggi bisogna specificarlo) ecc. ecc. La lista è molto lunga.

Eppure, la gente è sempre più angosciata e infelice. I mille piaceri e gioie a disposizione sembrano produrre il loro contrario, il dolore.

Come è possibile?

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Ora poiché la specie Homo Sapiens è la stessa da 150.000 anni e oltre mi sembra lecito interrogare i nostri cari antenati di duemila anni fa (un battito di ciglia) alla ricerca di risposte fuori dal coro.

Al tempo di Lucio Anneo Seneca, quando l’imperatore era Nerone, i problemi erano per fortuna molto simili, mutatis mutandis. Dico per fortuna perché così forse possiamo capirci qualcosa.

Roma era sempre più potente e vedeva affluire immense ricchezze dalle province del suo impero (nota 1). Ne potevano usufruire strati sempre più ampi della popolazione che si permettevano cose inimmaginabili solo poche generazioni addietro – nella Capitale dell’Impero, certamente, ma non solo.

Frequentavano terme sontuose, andavano al mare per la tintarella, indulgevano in cene interminabili, facevano sesso a tutto spiano (i Romani pagani erano più liberi dei cristiani anche se i costumi erano più austeri ai tempi della prima repubblica), la ghiottoneria nelle dette cene dilagava, feste e spettacoli gratuiti venivano offerti quasi ogni giorno (mediamente un giorno sì e uno no!! E’ il calcolo dello storico francese Jérôme Carcopino). Ecc., ecc.

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Moderna rapprentazione di banchetto romano crapulone

Seneca osserva la società del suo tempo e vede che molta gente salta da una cosa all’altra, da una gioia all’altra, è sospinta da piaceri effimeri e passeggeri ed egli considera tutto questo un male perché questa folle rincorsa non può che generare ansia e dolore (si pensi alla pena dei lussuriosi di Dante, sospinti senza pace da un vento di qua, di là, di giù, di sù, e che rispecchia l’idea della dipendenza che non dà mai tregua).

La vera gioia duratura, per Seneca, è invece dentro di noi, è nella libertà dalle dipendenze che ci rendono schiavi, è nella meditazione, nella moderazione, nel controllo di noi stessi e delle nostre scelte (la “centralina di controllo” di cui parla la mamma stoica). E’ questa la via per sfuggire al grande marasma dell’epoca sua (e nostra).

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Dice il filosofo al suo amico e allievo Lucilio (lettera 23):

Prima di tutto, caro Lucilio, impara a gioire […] Tu credi proprio che io ti voglia togliere molti piaceri …. ? Al contrario, desidero che non ti manchi mai la gioia, anzi che ti nasca in casa; e nascerà, purché essa sia dentro a te stesso. Le altre forme di contentezza non riempiono il cuore, sono esteriori e vane […]

Credimi, la vera gioia è austera […]

Vorrei che anche tu possedessi questa gioia: essa non ti verrà mai meno, una volta che ne avrai trovato la sorgente. I metalli di scarso valore si trovano a fior di terra; quelli preziosi si nascondono nelle profondità del sottosuolo, ma daranno una soddisfazione più piena alla tenacia di chi riesce ad estrarli. Le cose di cui si diletta il popolino danno un piacere effimero e a fior di pelle; e qualunque gioia che viene dall’esterno è inconsistente. Questa di cui parlo e a cui tento di condurti è una gioia duratura, che nasce e si espande dal di dentro.

Ti scongiuro, carissimo Lucilio, fa’ la sola cosa che può darti la felicità: disprezza e calpesta codesti beni che vengono dal di fuori, che ti sono promessi da questo o che speri da quello; mira al vero bene e gioisci di ciò che ti appartiene.

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Busto di Seneca

Mi domandi che cosa ti appartiene? Sei tu stesso e la parte migliore di te. Anche questo nostro povero corpo, senza il quale non possiamo far niente, consideralo una cosa piuttosto necessaria che importante. Esso tende a piaceri vani e passeggeri, seguiti poi dal pentimento e destinati, se manca il freno di una grande moderazione, a passare al loro contrario: intendo dire che

il piacere sta in bilico, e se non ha misura si volge in dolore.

Ma è difficile avere il senso della misura riguardo a ciò che si crede un bene. Solo il desiderio del vero bene, per quanto grande, è senza pericoli.

Mi chiedi che cos’è questo vero bene, e donde ha origine? Te lo dirò, nasce dalla buona coscienza, dai pensieri onesti e dal retto operare,

dal disprezzo degli avvenimenti fortuiti, dal sereno e costante sviluppo di un’esistenza che batte sempre la stessa via. Infatti coloro che saltano da un proposito all’altro o, peggio, si fanno trascinare da una qualunque circostanza, sempre incerti e vaganti, come possono avere una condotta sicura e stabile?

Sono pochi quelli che decidono saggiamente su se stessi e sulle proprie cose. Tutti gli altri, a somiglianza degli oggetti che galleggiano nei fiumi, non vanno da sé, ma sono trasportati.

Alcuni, dove la corrente è più lenta, sono spinti mollemente; altri sono travolti dalla corrente più rapida; altri sono depositati vicino alla riva, dove la corrente si affievolisce; altri infine sono scagliati in mare con moto impetuoso. Dunque, dobbiamo stabilire ciò che vogliamo ed essere perseveranti nella decisione presa.

_________

Per approfondire, su questo blog:

Quando la passione ci divora
Come si può riuscire a vivere meglio?
Disgrazie? Paure? Dolori? Chiedi aiuto agli antichi romani
Giorgiana, l’autostima e la mamma stoica

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Testo integrale delle meravigliose Lettere a Lucilio di Seneca

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(Nota 1) Quanto alle classi più ricche il colonnello Stanislas Marie César Famin scrive:

“Ogni contrada del mondo conosciuto contribuì a servire lo sconsiderato e folle lusso dei romani. L’India inviava loro collane di perle raffinate e del valore di numerosi milioni di sesterzi; l’Arabia i suoi più dolci profumi; Alessandria, Tiro e l’Asia Minore preziosi broccati trapunti di oro e seta; Sidone i suoi specchi di metallo e vetro. Altre nazioni inviavano a Roma porpora, oro, argento, bronzo e ogni prodotto sia dell’arte che della natura, i vini più preziosi e gli animali più rari. All’epoca del secondo Scipione uomini di grande autorità vennero visti dilapidare le proprie sostanze con favoriti/e, altri con cortigiane, o in concerti e festini dispendiosi avendo assorbito i gusti greci nel corso delle guerre persiane; tale disordine divenne follia presso i giovani”.

18 pensieri su “Piacere, gioia e dolore. Ma la vera gioia è austera

  1. le bonheur de la vie est un ensemble de joies simples et naturelles !
    le bonheur de vivre entouré de ceux que l’on aime, essayer de faire profiter de l’amour qu’on a en soi ceux qui nous entourent et puis si l’on a les moyens d’autres !
    Vivre ce n’est pas l’avoir mais l’être n’est ce pas Giovanni ?
    Bise

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    1. Commentaire très ad hoc, chère Juliette, ce qui approfondit le thème. Les joies simples et naturelles, bien sûr! Et transmettre l’amour à la famille et aux amis.
      Même s’il est peut-être plus facile à notre âge de percevoir la beauté de la simplicité 😏 🙂

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    1. Grazie wwayne. Stima senz’altro ricambiata. Anche io mi sono soffermato spesso a leggere le tue recensioni e commenti sui film. Adoro il cinema, e i film, direbbe Seneca, vanno scelti, non fagocitati a caso!

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  2. I tuoi scritti Giovanni, insegnano sempre qualcosa, sono fonte di riflessione e pura gioia per gli occhi e la mente!! Non c’è bisogno di andare tanto lontano a cercare chissà cosa… basta sedersi qua e ascoltare…👧

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  3. Ciao Giovanni, affronti temi importanti supportati da autori classici di tutto rispetto..
    Concordo con Seneca e con il suo pensiero; del resto la storia insegna che la esagerazione imperava ovunque anche nel passato…

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    1. Cara Marzia, benvenuta qui! Mi interessa molto il fatto che tu veda le tue radici nei folgoranti Greci. Molti mei amici del Sud della Penisola condividono il tuo amore e il tuo orgoglio.

      Ho sempre avuto una passione per i nostri progenitori classici, Greci e Romani. Sono un poco più orientato verso i Romani per la difficoltà del greco antico (me la cavo un poco solo con i testi facili tipo Bibbia dei Settanta, Platone mi stende), per il fatto che sono nato e vissuto nella città eterna, dove ogni pietra acquedotto statua vicolo (quello di Scauro, per es.) ecc. gridano la maestosità dell’antica Roma; infine anche per il mio caro professore di greco e latino, Emidio Panichi, uomo tozzo solido (e severissimo), che sembrava un antico romano egli stesso non solo per l’aspetto: soffrendo per non aver raggiunto la cattedra universitaria (che poi però ottenne) sopportava la sua pena con stoica fermezza e ci trasmise l’amore per Seneca e per il latino.

      Non rispondo per propagandare il mio blog ma forse possono interessarti questi due post dedicati alle poesie d’amore dei Greci del Salento e al bel lavoro di Brizio Montinaro, la cui mamma era grika:

      Le Gioie e le sofferenze dell’amore cantate dai Greci d’Italia: parte 1a e parte 2a.

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      1. E’ interessante quanto scrivi.
        Mi sento debitrice nei confronti dei greci anche tenendo conto dell’operato dei monaci di san Basilio.
        Rifugio e silenzio cercavano i seguaci di San Basilio e pace ed accoglienza trovarono nel Cilento.
        Sulla vetta del Gelbison posero la loro dimora e su quella vetta le loro spoglie riposano ancora.
        Negli ultimi tre secoli del primo millennio d.C. le persecuzioni iconoclaste iniziate da Leone III, detto “ Isaurico ”, avevano dato la stura ad un processo di diaspora di monaci di rito greco.
        Ma ciò che era nato come male si volse in bene per Calabria, Basilicata e Campania.
        I Basiliani con i loro insegnamenti colonizzarono buona parte del Cilento introducendo la pratica dei terrazzamenti, creando piantagioni, costruendo frantoi, mulini e bonificando zone paludose.

        Andrò a leggermi i link segnalati e te ne ringrazio.

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        1. Il meraviglioso e poetico Cilento, cara Marzia, con un tempo Elea (nell’odierno Cilento?), patria dell’ESSERE, e oggi abitato da gente così longeva.

          Visto che sono momentaneamente nell’Europa del Nord (Amsterdam) a trovare figlia genero e nipotina saprai certamente che gli Svedesi, per capire il segreto di tale longevità, hanno fatto uno scambio di popolazioni: un po’ dei loro nel Cilento, un po’ degli abitanti del Cilento da loro. Chissà a che punto è lo studio e soprattutto chissà se servirà a loro qualcosa visto che poverini non hanno né il nostro clima né la nostra dieta mediterranea (ma hanno più voglia di fare e quindi più organizzazione. Il caos da noi, soprattuto nei grossi centri da Roma in giù, ci fa impazzire e ci rende meno allegri).

          Interessantissime le notizie storiche che mi dai: i terrazzamenti, le piantagioni, i frantoi, i mulini e le bonifiche delle paludi da quelle parti furono tutte dovute all’influenza greco-bizantina, che naturalmente influenzò anche il nostro monachesimo. Quindi non solo un vagheggiamento ideale della grecità ma fatti storici concreti, accertati.

          Anche se il semplice vagheggiamento è anche bello:

          “Sono un pitagorico che si è perso per strada”

          cantava il parente di una mia carissima amica di Catanzaro.

          Ciao Marzia, e grazie per essere venuta qui.

          PS
          Una domanda però sorge: sei del Cilento? 😉

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          1. Assolutamente non sono vagheggiamenti: abbiamo i dati storici; a Pantano (30 km da qua) c’è l’ultimo insediamento conservato di un Abbazia italo-greca.
            Elea è nel Cilento …Peccato che sia abbandonata a se stessa; .. il mare arrivava fin sotto la torre che però non è greca come saprai. Di matrice sono Salernitana però mia suocera e mio suocero erano cilentani e mio padre è nato nel Cilento come mia nonna, ma nel ‘700 abitavano a Laurino che dista pochi chilometri da questo paesello buona giornata..
            Da molti anni vengo in vacanza qui a Sacco oppure a mare che ti consiglio soprattutto per Maratea ed Acciaroli; mi sono interessata da almeno vent’anni di questo territorio e ho pubblicato un piccolo saggio
            .. viva Amsterdam patria di tanti artisti

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