34 pensieri su “Come evitare errori quando scriviamo. Dialogo con Kikkakonekka, annaecamilla e Vitty

  1. Io faccio sempre così soprattutto per le interviste e le recensioni. Il mio metodo era efficace allora. Poi per tutto il resto butto via come mi viene infatti ci sono errori. Ma dato che sono sempre insicura rileggo milioni di volte. Ma poi ci sono sempre. Sono irrecuperabile. 😢

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    1. Cara / care AnnaeCamilla, chi non è insicuro, la vita non dà certezze, sono insicuro di molte cose anch’io e ho quasi 70 anni.

      Per quel che mi riguarda, come dico in parte sotto a Kikkakonekka, cerco di buttare giù il pezzo (anche se a volte in maniera meditata, non immediata, dipende dal momento) e poi come te ci torno e ci ritorno, anche a distanza di anni (i miei vecchi blog, scritti dal 2007).

      Gli errori li correggo con gli strumenti informatici ma anche su un bel documento di solo testo (il magnifico editor EditPad light – di Jan Goyvaerts – che setto a sfondo nero, testo giallo, molto ripostante per gli occhi) che non ha nessun correttore e quindi mi contringe a essere super attento: una bella ginnastica mentale!

      Grazie per essere qui e a presto.
      Giovanni

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  2. Giovanni, questo purtroppo capita spesso anche a me. Però sapere che accade anche ad altri … Kikkakonekka mi perdoni, mi fa sentire meglio … della serie “mal comune mezzo gaudio” 🙂 … ovvìa!

    Ovviamente scherzo, però dato che sono errori di battitura, non sono gravissimi anche se disturbano nella lettura!

    Ho un caro amico commentatore che scrive cose semplici e molto gradevoli. Però trascura sempre l’h nel verbo avere … secondo me questo ogni volta impoverisce il senso del commento. Quindi capisco l’importanza di una parola scritta correttamente.

    Ma Tu, Giovanni hai generosamente dato il tuo consiglio per ovviare a questo inconveniente. Dovrò cominciare a scrivere su qualcosa che mi corregge in automatico. Di solito uso il blocco note, ora proverò diversamente,

    Grazie per il generoso consiglio!!!

    (anche questo post l’hai scritto dettando? Ho una curiosità impertinente … c’è qualcosa che non sai fare???? 😉

    La Vitty curiosa…

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    1. Carissima Vitty, prima deliziosa commentatrice di questo blog ❤️, ci sono moltissime cose che non so fare, naturalmente, lo scibile è immenso e il fatto di essere un po’ tuttologo in realtà può essere più svantaggioso che vantaggioso, essendoci sempre il rischio della superficialità. Sì, questo commento a te lo sto dettando al cellulare, poi ci ritorno e con santa pazienza correggo come posso.
      Quanto agli errori di battitura, grammatica ecc. io penso sempre che se spargiamo le nostre parole con degli errori ecc nel web contribuiamo alla diseducazione collettiva 👀

      Ma questa può semplicemente essere una deformazione del vecchio professore di lettere rincorbellito 🤨😫

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      1. Che sorpresa vedere l’immagine del post i Piccioni!! Mi è sembrata anche più bella qua nel tuo blog!! Prendi a piene mani ogni immagine che ti sembra appropriata per quello che scrivi, a me farai solo tanto piacere!!!

        P.S.

        Non è vero che sei un ” vecchio professore rincorbellito !!!”

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  3. Word processors e Browsers possono aiutarti, perché in effetti sottolineano i termini a loro sconosciuti.

    Tuttavia, se tu vuoi scrivere “palma” ma per errore scrivi “pala”, questi strumenti non possono aiutarti perché “pala” esiste e per loro non si tratta di errore.

    La mia arma è rileggere quanto scritto a distanza di alcune ore (o il giorno dopo) in modo da avere fatto un ‘reset’ mentale che magari facilita l’analisi del testo.

    Ciao.

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    1. E’ vero, hai ragione. C’è anche il controllo sintattico in Word, ma contempla le concordanze e altre cose, non quello che dici tu, che per un software o bot al momento è incomprensibile.
      Mi piace la tua precisione e sistematicità. A volte riesco ad essere così, ma il più delle volte non ci riesco. In genere torno e ritorno sui post anche molto vecchi e correggo errori, riscrivo frasi ecc.
      A presto,
      Giovanni

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      1. Haha, no, io su quelli “vecchi” torno solo per rispondere ai commenti, o magari perché mi serve trarre fuori un argomento per vari motivi.
        Riguardo la ‘precisione’… beh, intanto ti ringrazio. Diciamo che cerco di essere non solo sempre sincero in ciò che scrivo, ma anche preciso.
        Per esempio se tratto un tema particolare, preferisco approfondire prima di scrivere, per evitare inesattezze. Certo, ci metto tempo.

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        1. Concordo naturalmente con il documentarsi. Ci sono troppi scritti sul Web, sui blog ecc. (ma anche sui giornali) che magari sono scritti anche non male ma che diffondono panzane-bufale (parlo di quelle non volute, quelle volute rientrano nella lucida lotta di manipolazione politica), spargono cose inautentiche, non verificate, non reali ecc.

          Se l’Italia si deve risollevare lo può fare anche innalzando il livello della comunicazione culturale, a tutti i livelli. Ciò creerebbe un effetto virtuoso, no?

          Nel piccolo della blogosfera è per es. responsabilità di ciascuno di noi di “tendere” [streben] a una sempre maggiore competenza negli argomenti che ci interessano e che diffondiamo.

          Scusa, ti ho sommerso.
          Pubblicherò i commenti a questo post integrando (come al solito 😉 ) questo bel dialogo (svoltosi anche da te), perché credo che in un dialogo ciascuno porta il suo pezzetto e si arriva così ad approfondire meglio, in modo dialettico.

          A presto,
          Giovanni

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          1. Ti ringrazio, Conosco bene delle materie ma non quelle. Sto rifacendo la pagina About. Quando è pronta potrai guardare lì. Ora chiudo sennò non faccio altre cose 🤓😋

            Saluti Giovanni

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  4. Credo che anche ad applicarmi passo dopo passo ad ognuno degli accorgimenti illustrati, passo A, passo B, passo C e poi a seguire tutti gli altri metodi e tutto per uno stesso testo, l’errore mi sfuggirebbe comunque.
    Sono dell’idea che quando ancora si scriveva a penna si sbagliava meno e quell’errore sfuggito nella rilettura era subito colto. Davanti ad uno schermo di un pc, del tablet o peggio ancora del telefonino questi, malefici, si perdono inesorabilmente e vengono fuori sempre e solo dopo l’invio. Odiosi!

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    1. Ah ah ah. Non posso risponderti bene adesso. Comunque sto dettando al mio cellulare. Che siano strumenti malefici, questo è sicuro. Ho abbastanza anni per ricordarmi quanto era bello scrivere con una bella Parker. Oppure, alle elementari, scrivere con pennino e calamaio. Anche se ero un alunno un po’ tardo. 🤓

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        1. Se l’erano fregati? 😉

          Scherzi a parte, siete venuti dopo di noi, e magari nelle scuole hanno ancora quei vecchi banchi (non voglio fare un discorso politico, ma il potere di ogni colore non sembra tenere a istruire la gente comune e che non ha il privilegio di accedere ad un’istruzione d’élite: più ignoranti meglio è … ).

          En passant – sto divagando – i politici di entrambe le tifoserie parlano spesso con disprezzo della “palude”, magari in privato, ma ne parlano. La palude che, manipolabile, serve a loro per governare senza grossi problemi. In passato si diceva il popolo bue. Bah, io sono coomunque ottimista.

          Tornando al tema, dicevi “sono arrivato a vedere solo il buco nel piano del banco di scuola, che serviva a contenere il calamaio ma il pennino e il calamaio no”.
          Beh la tecnologia evolve, anche se troppo in fretta: con la penna a sfera è tutto cambiato. Ora dettiamo ai robot (cell., PC ecc.). MA, scrivere con il pennino a inchiostro era bello.

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        2. Ti rispondo ancora, dettando al mio dannato IPhone. Poiché questo blog si baserà sempre più su forme di dialogo, ne potrebbe venire un bel dialogo, appunto, da pubblicare qui ma anche altrove, come quello degli errori ortografici sopra, e come era l’uso nel mio vecchio blog in inglese (metto un paio di belle foto ecc.).

          Per cui, se hai altre cose da aggiungere, come certamente ne avrai, fallo, che arricchiamo il tutto. Se non sei d’accordo, incàvolati, la dialettica ne trarrà giovamento. Se ti interessano altri argomenti, tranquillo, te ne vai (sei un poeta, non voglio metterti dove magari non vuoi essere); se hai qualche altro / a blogger che potrebbe contribuire, invitalo / a, o restiamo noi due.
          Hasta luego
          Ora mangio, e poi torno (ma con molta molta calma …)

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  5. Magari si tornasse al carta, penna e calamaio.
    Non entro in una scuola ormai da trent’anni (tolto le toccate e fuga di quando ci chiamano al voto), sono propenso perciò a pensare i banchi d’oggi non più con il foro sull’angolo superiore per metterci il calamaio ma con l’alloggio per poggiarci l’iPad o un altro tablet, pawerbank di supporto compreso per l’alimentazione supplementare.
    Tornassimo sul serio a quel carta-penna-calamaio. L’amore per la propria lingua, per la scrittura, per il saper scrivere correttamente ed elegantemente lo si acquisisce iniziando a sporcarsi con l’inchiostro, imparando a dosare il tocco della punta del pennino sul foglio bianco. Oggigiorno la penna a sfera (grande invenzione, per carità) dal tratto perfetto indipendentemente dalla pressione della mano, con la punta che non si inceppa mai e non macchia neanche se ci scrivi per ore e ore o ne strofini come i matti sul foglio, toglie quella bella sensazione di lotta personale per imprimere la parola sul foglio, per vederne in ultimo il risultato nel tema svolto. Ed ecco perché tanta roba che si legge oggi è leggera, manca di passione.
    Non parliamo poi di tutto questo battere su tastiere fisiche o peggio su tastiere virtuali che tutt’al più hanno il feedback di ritorno al tatto, tolgono poesia e passione a qualsiasi cosa si scriva.
    Che la penna a sfera perfetta sia una volontà del Potere che ci vuole tutti caproni per sottometterci meglio al proprio volere?

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    1. [Scusa, non avevo visto la tua ultima riga. Rispondo alla fine anche a quello.]

      Tutto questo è verissimo, una persona della mia età non può che condividere. E, l’hai detto del resto tu, non si può fermare il progresso tecnologico.
      La scuola, però, per mancanza di fondi e carenze di preparazione degli insegnanti, stenta ad adeguarsi. È noto, il settore educativo pubblico non ce la fa a rivaleggiare con gli stimoli e le nuove diavolerie, ma diciamo pure -se usate bene, utilissime-, il diavolo non è sempre sulfureo 😉

      Ci dovrei pensare meglio, essendo stato insegnante di ruolo per 16 anni (lettere) e, successivamente, ingegnere Microsoft delle nuove tecnologie, server vari e reti, sicurezza anti hacker ecc.
      Voglio dire, bisognerebbe arrivare a una sintesi tra i due mondi, la scienza e la tecnologia. Così di primo acchitto in Italia direi che si fa poca scienza. E troppo umanesimo. Forse da lì si può partire. Che una città come Roma (la capitale!) non abbia un museo della scienza la dice lunga sulle nostre carenze. Anche il fatto che siamo ultimi della conoscenza dell’inglese e della matematica, speaks volumes too.

      Grazie per aver stimolato il mio pensiero nonché la consapevolezza di non aver riflettuto abbastanza su tutto ciò. Il che è certamente grave, per un informatico letterato.

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      1. L’inglese (la lingua), il mio cruccio. Mi sono diplomato quale perito informatico che stavo per portare inglese come materia d’esame ed oggi, a distanza di tanti anni, non riesco più a mettere su una frase che non siano le solite frasi fatte where are you from? how old are you? can I go to the bathroom? Is the cat really on the table? Nooo! 😱
        Eppure siamo invasi da terminologia english, qualsiasi cosa si acquisti nei manuali trovi sempre inglese e cinese, sul caro world wide web su cento pagine che scorri 99 sono in inglese, le canzoni più in voga sono in inglese, nei menù al ristorante prima l’inglese, tutto lascia presupporre che sia ormai nostro. Niente, non mi entra più. Eh sia, me ne farò una ragione.
        Gran bel curriculum Giovanni, complimenti! Al confronto, io che ho fatto per più di vent’anni il tecnicuccio senza arte né parte (da tre mesi a spasso perché la mia figura in azienda era ormai di troppo o troppo scomoda) mi rivedo come una caccola nel naso d’uno re.
        Grazie a te per l’interessante chiacchierata. 😊

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        1. Che la penna a sfera perfetta sia una volontà del Potere che ci vuole tutti caproni per sottometterci meglio al proprio volere?
          [Rispondo con un discorso forse confuso, sono successe troppe cose oggi …]

          Penso proprio, come te, che il potere ci voglia caproni. E le tecnologie certo un po’ ci rimbecilliscono. MA, lo fanno solo se usate male, in modo ascientifico, come si mangia un gelato o si slurpa un popcorn. Ogni cosa bella ecc., ogni tipo di piacere, se andiamo oltre la misura, l’armonia, si trasforma nel suo opposto, il dolore, diceva Seneca.

          Quindi concordo con quanto dici sul potere (con la p minuscola, però, altrimenti diviene entità irrazionale: è invece un gruppo di persone di cui si può fare nome e cognome, controllarne – ehm ,più o meno – i redditi, le azioni ecc.).

          Quindi direi un uso UTILE, di buon senso e soprattutto “scientifico” delle nuove tecnologie (con dentro dosi massicce di matematica, fisica, e arti e musica architettura ecc.! E la scuola ha un ruolo se non scimmiotta l’uso alla popcorn ma dà una formazione seria, com’è suo compito in tutto, del resto. Perché se in aula devo cazzeggiare con un tablet, allora cazzeggio a casa meglio, parliamoci chiaro.

          ψ

          Espando sui caproni e il potere, ovvero le classi che detengono il potere e che in fondo non gradiscono che la massa si istruisca.

          Si tratta di élites istruite a cui non frega un tubo (a qualcuno etico, sì, ma alla gran parte non etica, no) della gente che non ha che la scuola pubblica che poi non forma, non educa. La gente comune, la maggioranza, va così a scatafascio.

          Ci sono delle eccezioni che però confermano la regola, come si dice.
          Mio genero è molisano, di un paese sperdutissimo che nessuno conosce (solo una strada con alcune case). Ebbene, quest’uomo ormai 35enne è prima diventato assai istruito grazie (1) alla sua volontà – i sanniti so’ tosti, l’unico popolo che poteva battere i Romani e che si ribellava, si ribellava ma avendo perso i Romani che non ne potevano più hanno fatto terra bruciata di una zona ubertosissima e di un popolo raffinatissimo, e da allora fino a adesso sono un po’ fuori da tutto – e grazie (2) alla fortuna di avere avuto, a Venafro, ottimi professori. Risultato, ha trovato ottimi lavori in Italia e all’estero (conosce le lingue, tutto da solo!), ed è arrivato con le sue sole forze dove era arrivata mia figlia che veniva da una famiglia istruita e abbiente. Chapeau!

          Insomma, al fondo al fondo, e tornando al potere – sono stanco e involuto – l’Italia è sempre stata il paese delle élite, del potere che si i è sempre fregiato, a livello alto, di essere al di sopra, au-dessus de la mêlée, al di sopra cioè del livello basso, della canaglia, della maggioranza (che proprio perché tale, fa un poco paura). L’Italia, dal Rinascimento in poi (prima con i comuni era diverso) è sempre stata élitista. Lo si nota dai grandi scrittori del Rinascimento, impervi, tutta roba intinta nell’inchiostro di classi sofisticatissime (il rinascimentale e francese Montaigne invece è molto più popolare, non abbiamo un Montaigne qui che si interroga, che modernamente mostra dubbi, che riflette su tutto, un vero blog del 1500!).

          Il popolo qui si cerca di scoraggiarlo, rendendo le cose difficili, astruse: la mancanza di trasparenza ci affligge: i siti dei comuni e dello stato sono spesso incomprensibili: Vai neglli uffici e ti trattano come un poveretto imbecille assordantoti di commi, circolari ecc. ecc.

          Viasto che ero professore di lettere negli Istituti Tecnici, I Promessi Sposi sono un campionario attualissimo di ciò: Don Abbondio parlava il latinorum (il latino medievale, lungua franca del passato, come oggi l’inglese) con Renzo e Lucia, povera gente, contadini, così da farli sentire piccoli piccoli e umili e poter così meglio permettere a Don Rodrigo, il nobile potente, di rubare a Renzo la sua futura moglie, portarsela in un castella e divertirsi allegramente con lei, lei così dolce, casta e pura.
          Quanti ragazzi ricchi oggi vanno nelle periferie, affascinano le ragazze di là, se le **** e poi le buttano via coime un cencio? Moderni Don Rodrighi? Resurreziione di Tolstoy è l’esempio sommo di ciò …

          Basta. Grazie moltissimo, è stato molto bello, pubblicherò il dialogo. 😊

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          1. Certo, avrei dovuto scrivere potere con la p minuscola che vive, copula, figlia e governa me tutto nel chiuso della propria casta, nelle camere oscure del proprio microcosmo, da non confondere naturalmente con la politica con la p minuscola (la politica con la P maiuscola è cosa nobile che non ci appartiene più, se mai ci è appartenuta) che del potere è solo un mezzo per muovere le masse a piacimento (guerra, pace, povertà economica e culturale, tutto un muovere di avvenimenti atti a lasciare elitario quel che elitario è, il fine ultimo.

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        2. Mi dispiace che tu sia in questa situazione. Da quello che dici, sembri veramente una persona di valore. Dipende anche dagli anni che hai. Ma qualsiasi sia la tua età, niente è mai perduto. Non mollare. Inventati qualcosa. Il tuo settore è fertile. O cambia settore. Anche dedicarsi agli altri fa bene a loro (e a te)

          Non crederti MAI perduto,
          e MAI perduto sarai!

          La convinzione, anche cercata con le unghie e coi denti, spinge sempre avanti.

          La mia vita è stata molto dura. Mia madre era sempre malata e ci abbandonò per anni quando eravamo piccoli. In questo articolo di The Notebook – non sono qui per propagandare il mio blog – parlo della forza e come cerco di trovarla.
          Qui invece c’è la meravigliosa forza stoica dei Greci e dei Romani, loro allievi. Lo stoicismo è oggi una delle filosofie più diffuse al mondo, e sta aiutando tantissima gente. Dovremmo esserne fieri: è il nostro retaggio.
          Il messaggio centrale stoico è che se non controlliamo i problemi che ci piombano addosso possiamo tuttavia controllare la nostra reazione ad essi.

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  6. Grazie di cuore per il supporto, Giovanni. Devo esserti sincero, ad oggi non ho accusato il colpo, forse ancora devo realizzarlo bene nella sua dimensione, non lo so. Certamente l’intenzione è quella di reinventarmi, fare qualcosa di nuovo che possa ridarmi motivazione, perché altra verità è che ero veramente deluso e frustrato da quanto lasciato alle spalle, tanto che ad un contatto ho rifiutato la proposta che mi è stata offerta (naturalmente peggiorativa rispetto alla posizione lasciata). Devo ora capire dove orientare le vele. Mi citi gli stoici (leggerò certamente tutto quanto mi hai indicato nei collegamenti) e a tal proposito, seguendo l’insegnamento di Seneca, devo poter proteggere l’unica cosa che in natura ci appartiene, il tempo. Devo fare tesoro di questo e trovare il modo di spenderlo al meglio. Ad oggi mi sembra di buttarlo via.
    Grazie infinite, un bel regalo l’aver avuto l’opportunità di fare la tua conoscenza. Come a dire: quando meno te lo aspetti qualcosa di bello può sempre accadere. 😊

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