Putin, Trump, Salvini (e Di Maio). Note sparse

Salvini Di Maio Putin
Vladimir Putin, ex militare ed ex KGB, presidente della Federazione Russa dal 2012, è un grande burattinaio? (credits)

Vladimir Putin dice che vuole aiutare l’Italia, ma è un’economia più piccola della nostra. È dunque irrilevante quello che può fare Putin. Ma può dare un’idea a Trump. Cerchiamo di capire meglio.

Contro i poteri forti (o a favore?)

Salvini e Di Maio non fanno che ripetere che sono contro i poteri forti ma si affidano, pare, ai poteri forti. Vediamo.

L’America di Trump è fortissima, economicamente e militarmente (e non ama che gli Europei siano forti, ricchi e qualsiasi salsa li tenga insieme).

trump-salvini-di-maio-702x382
Un gioco pericoloso? (Credits)

La Russia di Putin è molto debole economicamente, detesta la Nato e non vuole un’Europa forte, in qualsia salsa e legame essa stia. Ma, come gli USA, è fortissima militarmente e i suoi servizi segreti non scherzano (si sono bevuti, come dicono, quelli americani? 😲)

La scarpa sui documenti

Stamattina a Prima Pagina la conduttrice Annalisa Cuzzocrea (equanime e preparata, a mio modesto parere) ha ricevuto una domanda da un genitore di Padova assai perplesso per quello che sua figlia adolescente gli aveva chiesto.

La domanda della ragazza si riferiva a “quel signore”, Angelo Ciocca, che ha messo una scarpa (calcandola) sui documenti presentati da un “altro signore” rappresentante della Commissione Europea, Pierre Moscovici.

Ψ

Chiede la 16enne al padre (cito a memoria):

“Papà, quel signore ha fatto bene o male?”

Imbarazzo del padre. Poi la giovanissima ha aggiunto:

“Possiamo farlo anche noi con i compiti che ci ridà il professore?”

____
Nota. Per saperne di più sul tema dell’autorità in crisi, dei figli che picchiano genitori,  professori, dei genitori che picchiano gli insegnanti (chi più ne ha più ne metta):

 

Marina (e la risata romana)

Marina_optimized
Marina, a pranzo durante la pausa, fotografata con il mio piccolo Nokia qualche anno fa. Qui siamo io e lei ma a volte c’era anche Darryl, di Los Angeles

Giovanni (*quando l’andavo a trovare*: “Marina, andiamo a pranzo?”
Marina (*scherzosa*): “Vabbe’ professo’. Villa Borghese?” Del resto l’ambasciata americana dove lavorava era proprio a due passi.

Marina, in tutti gli anni che ho insegnato IT (Information Technology), ha sempre avuto un’influenza benefica: una medicina, in pratica.

Somiglia moltissimo a Sabrina Ferilli ma con la parlata più romana. La Ferilli, cresciuta a Fiano Romano, vicino a Roma, ha una parlata più ‘burina’ (giornada e non ‘giornata’, passado e non ‘passato’ ecc.), il che rende l’attrice indubbiamente interessante.

Era ed è, Marina, talmente bella, così pura nell’aspetto e nel comportamento, che irradia qualcosa di speciale e quando arrivava all’Elea Spa, una delle società di formazione di cui ero consulente (ormai defunta, purtroppo, dopo la crisi), si scatenava il panico:

“È arrivata Marina! È arrivata Marina!”

Capelli e occhi castani, fare schietto, Marina è una bellezza italiana raggiante e il tipo di “romana” alla Sabrina Ferilli (come già detto sopra). Ma quello che più conta per me è che è stata una delle migliori, più devote e calorose allieve che abbia mai avuto nel corso dei lunghi (e duri) anni di lavoro nell’IT. C’è molto affetto e rispetto tra noi.

Ferilli_opt
L’attrice Sabrina Ferilli

Flavia [personaggio dei vecchi dialoghi del “Man di Roma”, ndr] è al 60% mia moglie ma è al 40% Marina.

Le due sono simili e, se mia moglie è forse più vicina a Minerva e a Giunone 😲, Marina invece possiede tra le altre cose una qualità speciale che mia moglie non ha:

Marina ride con la risata romana, uno dei migliori esemplari che abbia mai sentito, non scherzo.

Dal vecchio blog Man of Roma:

“Flavia’s ancient Roman laughter pops in the room. It is loud, slightly crass but shining, as it should be and as I hope it will ever and ever be in the future, somewhat like a sympathetic, warm BIG HUG to the world.”

“La risata antica di Flavia schiocca nella stanza. È rumorosa, lievemente volgare ma scintillante, come dovrebbe essere e come spero sempre sarà nel futuro, una specie di espansivo e caldo grande abbraccio al mondo“.

[Mia madre rideva quasi allo stesso modo … ma Anna Magnani, il massimo! 💩, ndr]

Pranzo al sole a Villa Borghese

VillaBorgheseLarger
Villa Borghese, Roma (credits)

In primavera, durante un pranzo sotto un bel sole a Villa Borghese, con i pini a ombrello tutt’attorno, ci siamo visti di fronte due ricchi vassoi di antipasti misti (fusilli, olive, pomodori, mozzarella, schegge di parmigiano ecc.), il tutto accompagnato da un mezzo bicchiere di vino bianco.

L’appetito ha invogliato alle chiacchiere mentre sia il vino che la primavera, il ver degli antichi. intossicavano a poco a poco l’aria.

Quando è arrivato il momento giusto ho preso il cellulare dalla giacca e ho cominciato a fare un po’ il deficiente (cosa che mi riesce, è noto 😕)

E allora è successo.
Abbiamo riso.
Soprattutto, LEI ha riso.

Beh, non era una delle sue risate migliori – ha visto che ero lì apposta con il cellulare – eppure è una risata romana sana, simpatica, che un minimo rivela la “cultura” della nostra città, con i suoi pro e i suoi contro (come qualsiasi risata è un po’ rivelatrice di qualsiasi cultura, mi sembra sensato affermarlo).

Cliccate su play nella barra audio qui sotto (e giudicate voi).

To My Eldest Brother

skylineopt
Rome’s rooftops at dawn (credits)

Rome, April 2004, 6 am. A cold but bright morning. I am sitting in my terrace, looking at the Roman rooftops. It’s almost dawn and I’m cold. I had two sisters and 8 female first cousins,you know, and I met him at 3. He therefore became my eldest brother.

My Eldest Brother

I’ve heard him on the phone last night, after many years of silence. So now on the first shred of paper I’ve found I’m quickly jotting down, here on my terrace, the words I got in my head before I forget them.

Words thrown spontaneously – and a bit wild too, perhaps.

1950s-1960s remote, antediluvian stuff?

God knows. We lived in immediate post-war Italy, a different world altogether. Judge for yourself.

Gianvi13 anni
My ‘brother’ at 13. We had the same colours, green eyes and blonde hair, but he was blonder. They took us for real brothers

To My Eldest Brother

My friend, companion of happy adventures
during the prime of life,
at 6 am in a Roman morning,
a cold breeze running over the rooftops
of a pagan city,
you, companion and brother,
I come to celebrate
as in an ancient rite,
a pencil splashing words
on a page, rapidly,
words alive, unlaboured.

You taught me to enjoy this life,
its primordial side and strength;
I, more fearful,
brought up in a world of women,
the manly ways
by you was taught,

the male attributes, or nuts,
you always had,
and have: do not forget!

Oh fuck, male attributes,
may the Lord be thanked!
In a world
full of empty jaded phony people,
you were example, always,
friend and brother,
of strength and courage,
more than my father was.
You – and my mother’s brothers,
so dear and much beloved.

My father, though,
who meant a lot to me,
from him I took a few things.
But you were vast to me.
One more year is a lot
when one is a child,
A primacy, it establishes,
I’ve always recognized you.

Here, now, on this small terrace
facing the city of Rome,
in front of the ancient temples
of our primeval culture,
I you honour, brother,
I you celebrate, my friend,
that primacy still recognizing
that wasn’t only of age.

dioniso05

At this point red wine I’d drink
(but it’s early in the morning…)
the full-bodied red, Tuscan wine
of our wonderful winter evenings
(in our Arezzo countryside: do you recall?)
when, meat roasted over embers,

the Dionysian pleasures
of meat and wine you did deliver
and of the women
grabbed by the hair
and gently, strongly,
sweetly loved.

bacio1

The breeze is warmer.
and words begin to fail.

I only hope,
my friend & strong companion
& ‘eldest brother’,
to have conveyed you
memories & emotions
during abrupt awakening
after a telephone call.

[Geraldine, a Dubliner blogger, made the translation from the Italian original; I, now (20 oct 2018) totally remade it. This dear Celtic woman is btw not responsible for the four letter word – f@#k, I have decided to use, not her]

GianviEpadre
My friend at 22 with his dad Michele. They had a very strong bond. While Gianvi’s mum was Tuscan, his dad was from Salerno, which meant a lot to both of us

 

Joys (and sorrows) we had in our relationship, but all was lived with exuberance and almost violent intensity.

arezzo11
Arezzo and its country. There’s a third friend and we were like the 3 Musketeers. Shot years ago with my small Nokia E63

He had a beautiful house across from mine but when we first met over the wall at 3-4 years of age (I was alone, he with his grandma, a gentle lady as from an old-time painting, ) we did not like each other at all. He looked prissy and too well-groomed to my taste.

Then one day his mother took him to our house for an official visit (the two mums were close friends). Disturbed we were a bit so we began to throw pebbles at a can placed on a stone table at 10 yards from where we were, just to kill moodiness.

The throwing-pebbles-at-a-can thing triggered ALL. We have never left each other since then (apart from a few intervals.) Thing being, our brains knew how to fly together, and we laughed and laughed and we laughed out loud. His mind, odd and humorous, rich with ideas, well connected with mine.

In the picture below I am 18. From then on we had the first break. A long one.

giov_tessera_18_c
Man of Roma at 18 (1966.) Our friendship was about to go on a hiatus. Pauline O’Connor, my piano teacher, had just arrived. Magister will also, though in 1972

 

Now that we are old, we feel even closer and there won’t be intervals any more.

It’s this desire we have to stay close at the end of a marvellous adventure we did begin together, in the company also of the loved ones from his side and from my side – who make our life more humane (and who console us of its miseries.)

Magister

old-manmagist

Le mie idee cominciarono a fermentare 45 anni fa, quando mi imbattei nella persona che chiamo Maestro, Mentore o Magister – chiamatelo come vi pare (nota 1).

Aveva piovuto tutto il giorno. Roma ha un odore strano quando piove. La sera ero passato, da Trastevere o Transtiberim dove abitavo, alla riva sinistra del Tevere, il fiume sacro di Roma.

tiber-rain
Il Tevere e l’isola tiberina sotto la pioggia

Me ne andavo a zig zag quando mi si parò di fronte l’Istituto Gramsci. Vi ero stato qualche volta anche se ero a quel tempo privo di colorazione politica: i giovani lì andavano e venivano, questo mi bastava. Varco la soglia dell’Istituto e vedo che la gente se ne va. Qualcuno però c’era ancora e c’era Vincenzino, una specie di custode affetto da una malformazione alla schiena, a cui tutti volevano bene. Gli faccio un saluto e mi incammino verso l’emeroteca. Poi cambio idea ed entro in biblioteca.

Fu allora che lo vidi.

Magister, Covatta (e i Pink Floyd)

Si appoggiava a una delle scrivanie con fare casual, capelli radi e giacca sdrucita. Teneva un discorso a braccio, credo, al quale seguì un dialogo tra lui che parlava e lo sparuto pubblico di giovani che lo ascoltavano. Era sua consuetudine – lo seppi solo dopo – quella di parlare nella biblioteca dell’Istituto quando molti erano quasi già andati via.

Luigi_Covatta
Luigi Covatta in quegli anni

Nei mesi a seguire mi accorsi che il gruppetto di ragazzi, ne ero parte ormai anch’io, pian piano si infoltiva. Ci si spostò dunque altrove: a casa sua; a casa di Luigi Covatta (giornalista e politico che in anni successivi fu eletto Senatore della Repubblica); da qualche altra parte (più volte nel mio appartamentino di vicolo della Penitenza, a Trastevere).

Già molto vecchio, barba e capelli bianchissimi, Magister aveva occhi attenti, penetranti. Nei ruggenti anni ’70 l’Italia era tutto un dibattito, un accapigliarsi (come adesso, ma su temi diversi). Mentre scrivo sto ascoltando The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd per cercare ricreare l’atmosfera di quell’epoca meravigliosa (1972 e 1973).

Voce bassa, silenzio assoluto

Magister parlava a voce bassa, per lo più, e il silenzio degli ascoltatori era assoluto, persino imbarazzante a tratti. Poi arrivavano le domande e le risposte. Se gli capitava di arrabbiarsi la voce si faceva possente, profonda, e gli occhi scintillavano.

Non lo dimenticherò mai. Ero un brutto anatroccolo prima di conoscerlo. Non che sia diventato un cigno grazie a lui (l’idea fa un po’ ridere) ma certo ricevetti da lui, tra le altre cose, la nozione della mente e della volontà come forti strumenti di liberazione personale e di gruppo.

Ψ

Non sono stato un buon allievo.

Lasciai definitivamente la casa dei miei genitori e andai in cerca di fortuna. Sfortuna è di coloro che non trovano Maestri.

Non rivelerò la sua identità. Non che a lui importi, ormai non c’è più, riposa da qualche parte (nel suo paese d’origine? A Roma da lui tanto amata?)

L’ammiravo e l’amavo (nonostante alcuni contrasti che alla fine ci separarono). Non fui il solo a piangere sulle sue ceneri.

Curiosità, desiderio di conoscenza,
edonismo culturale

Se ho motivi per non rivelarne l’identità [scrivevo nel giugno 2011, ndr] vorrei qui solo ribadire che A LUI DEVO MOLTO, non ultimo quell’amore, curiosità, desiderio di conoscenza – non so bene come dirlo -, quella specie d’“edonismo culturale” (o edonismo “conoscitivo”, come direbbero gli anglosassoni) che tende ad auto-organizzarsi e che a dispetto dell’età continua a crescere nel mio spirito invece d’abbandonarlo.

Dialettica, scrittura:
palestra della mente

Tra le altre cose, devo al Maestro il metodo dialettico utilizzato in questo blog [riferimento al vecchio blog Man of Roma, ndr], nonché l’idea che la scrittura sia la miglior palestra per imparare a pensare in modo chiaro, razionale, ordinato [come educazione della mente: è chiaro che la scrittura fantasiosa, emozionale è egualmente stupenda: che ne pensate? ndr]

Scrittura & pensiero

writing3

Una piccola poesia composta nel 2011 in onore del Magister.

Writing, thinking, clarifying,
striving to sort out thoughts
in ways so “clear and ordinate”
and comprehensible.

This, many years ago, Magister counselled
for the good education of the mind.
Beloved Magister,
writer, philosopher, educator

Pensare, scrivere, chiarire:
lo sforzo del disporre i tuoi pensieri
in modo “chiaro, ordinato” e comprensibile.

Così tanti anni or sono ci insegnava,
per la buona educazione della mente,
Il Maestro amato,
filosofo, scrittore, educatore

___

(Nota 1). Brano del 5 giugno 2011, scritto nel mio vecchio blog in inglese Man or Roma e qui tradotto, arricchito. La figura di Giuseppe, molisano, è però trasfigurata anche se in verità è assai aderente a tutto ciò che avvenne: fatti, luoghi, persone, atmosfere, elementi del suo metodo (la scrittura maestra della mente ecc. Qui trovate altro sul tema della sua pedagogia).

Figura, quella di Giuseppe, trasfigurata, dicevo, ma aderente ad eccezione dell’età. Giuseppe aveva 4 anni meno di me, che ne avevo 24. Qui è l’archetipo junghiano del vecchio saggio (cfr., in The NotebookSolitudine, positiva e negativa) e lui lo era, un vecchio saggio: l’età spesso non conta e in lui certamente non contava affatto.

Non sono mai stato a casa di Luigi Covatta. Giuseppe sì, perché Covatta lo tenne a casa sua per parecchio tempo e lo coltivò, giudicandono assai promettente come uomo e come politico.

Ad un matrimonio di pochi anni fa, a Vito Gamberale – molisano e padre di un amico di mia figlia maggiore – che sedeva al nostro tavolo, chiesi che fine avesse fatto un certo Giuseppe che 44 anni prima aveva vissuto a casa di Covatta per vario tempo. Lui, efficiente, telefona a Covatta seduta stante lasciandomi emozionato, di stucco.

Luigi Covatta rivela purtroppo al telefono la morte (nota A) di Giuseppe in Sicilia, alla fine degli anni ’70 😦

Nota A. Giuseppe, Peppino per gli amici, venne ucciso pochi anni dopo il nostro incontro, ancora giovanissimo, dalla Mafia in Sicilia mentre portava in quella bella terra il movimento dei disoccupati organizzati nato a Napoli a metà degli anni 1970.

Questo blog è dedicato a lui, dal più profondo del mio cuore.

Al mio fratello maggiore

I tetti di Roma all'alba
Alba romana ad aprile (originale).

Roma, aprile 2004. Le 6 di una mattina fredda e luminosa. Guardo i tetti di Roma. Sono seduto nella mia terrazza. E’ quasi l’alba e ho freddo.

Ho risentito Gianvincenzo ieri sera al telefono dopo anni di silenzio. Scrivo velocemente a matita sul primo pezzaccio di carta che trovo parole che ho in testa, per timore di dimenticarle.

Parole buttate là, piene dell’emozioni di quegli anni, i 1950 e ’60, e dunque anche un po’ selvagge e d’epoca remota, superata.

Che volete che vi dica, era l’Italia del dopoguerra. Giudicherete voi.

Gianvi13 anni
Mio ‘fratello’ a 13 anni. Avevamo gli stessi colori, occhi verdi e capelli biondi, ma lui era più biondo. Ci prendevano per dei ‘veri fratelli’

 

Al mio fratello maggiore

Amico mio, compagno
di scorribande felici
nella fase più piena della vita,
alle 6 di un mattino romano,
la fredda brezza che corre
sui tetti di una città pagana,
io te, compagno mio e fratello,
vengo qui a celebrare
come in un rito antico,
schizzando con la matita
rapide su un foglio
parole vive e non lavorate.

Mi hai insegnato a godere della vita
l’aspetto primordiale e forte;
io, con più timore,
cresciuto in un mondo femminile,
il lato virile mi hai insegnato,
quello con gli attributi,
che hai sempre avuto,
e hai,
non lo dimenticare!

E cazzo vivaiddio gli attributi!
In un mondo spompato
pieno di gente vuota stanca fasulla,
sei sempre stato esempio,
caro fratello mio,
di forza e di coraggio,
molto più che mio padre;
tu, e i miei zii materni,
i carissimi e amati
fratelli di mia madre.

GianviEpadre
Il mio amico a 22 anni, con il papà Michele. Erano molto legati l’uno all’altro. Se la madre di Gianvi era toscana, il papà era di Salerno, il che ha avuto significato nella nostra amicizia

A mio padre,
che pure fu tanto,
devo altre cose,
ma tu sei stato molto per me,
un anno in più vuol dire,
quando si è giovanissimi:
aiuta a stabilire il primato
che sempre ho riconosciuto.

E qui, in questa piccola terrazza
della città di Roma,
di fronte ai templi antichi
della nostra cultura primigenia,
io qui ti onoro,
fratello mio maggiore;
io qui ti celebro,
quel primato ancora riconoscendo
che non fu solo d’età.

A questo punto vino rosso berrei
(ma è mattino presto…)
il vino rosso forte, toscano,
di quelle serate d’inverno
meravigliose
della nostra campagna d’Arezzo.
In cui tu,
la bistecca arrostita sulle braci,
i piaceri dionisiaci consegnavi
della carne, del vino
e delle femmine prese per i capelli,
e dolcemente, fortemente,
teneramente amate.

La brezza ora è più calda
e le parole cominciano a mancare.

Spero soltanto,
amico caro, mio forte compagno
e fratello maggiore,
di averti comunicato
le mie emozioni al brusco risveglio
dopo una telefonata.

ψ

Arezzo e la campagna attorno dove crescemmo insieme. C’è un terzo amico, perché eravamo come i 3 Moschettieri. Ne parlerò. Scattato con il mio piccolo Nokia E63

Nota. I nostri cervelli sapevano volare insieme, e ridevamo, ridevamo a crepapelle. Aveva una mente bizzarra, umoristica, piena di idee. Ci intendevamo per questo.

Qui sotto ho 18 anni. Sono serio. Dì li in poi ci fu il primo lungo intervallo. Mi ero urtato perché era stato, secondo me, insensibile nei confronti di una relazione amorosa mai sbocciata tra me e una certa Cristiana, bruna con gli occhi neri, aretina. Lei 15 anni, io 17.

Giovanni in 1966. I’m not THAT vain to put only myself here. “My photo is arriving” he said yesterday. Well, we will see. Our frienship was about to go on a hiatus. Pauline O’Connor had just arrived. Magister will also, in 1972

Adesso che siamo vecchi, o quasi, ci sentiamo ancora più vicini e non ci saranno intervalli.

Credo che sia la voglia di finire l’avventura meravigliosa cominciata insieme, anche con tutte le altre persone care accanto a lui e accanto a me, che ci rendono la vita più umana (e ci consolano delle sue miserie).

Work in progress

A Witch in Albion? Hard for me to say since I didn’t watch Sky Atlantic’s epic fantasy Britannia. Click picture for reaching credits

Sto in salotto, con gli operai che stanno lavorando fuori e che mi stracatafrangono il terrazzo perché la guaina era stata fatta male e leaks, fa cioè filtrare l’acqua al piano di sotto.
Sono un po’ abbattuto, per tutta una serie di problemi immaginabili (e non immaginabili).

La scrittura per fortuna è pace, ti fa evadere e per questo crea una qualche armonia anche se questa non c’è nella vita (al momento). Poi, l’ho detto in un commento, ho un romanzo incompiuto nel cassetto, un thriller fantasy che mi promette chimere, avventure, scenari d’amore e diletti.

Ψ

Ecco allora che è tempo di connettersi con chi riflette su come architettare trame anche complesse, personaggi ecc., in un’ottica che sia thriller e di gradevolezza per il lettore. Enjoy.

Gialli e thriller

Non so quanti di voi si dilettino a scrivere, ma probabilmente molti lo fanno.

Io sto scrivendo il mio nuovo romanzo, sempre ad ambientazione Palermitana, come protagonista un nuovo personaggio che mi intriga scoprire dove mi porterà. Perchè ho scoperto che i personaggi, quando ti prendono per davvero, vivono di vita propria. Io do’ una direzione alla storia, ma magari loro hanno altre idee e mi portano da un altra parte ed è proprio questa la cosa divertente. Scrivo perché mi piace, perché mi diverte, mi rilassa, controbilancia e incanala lo stress della mia vita.

Scrivo perché qualcuno mi legga, ovviamente, ma non è questa la cosa fondamentale, indipendentemente dal numero di copie vendute, lo faccio per me, perché non so farne a meno.

Ma voi, e mi rivolgo a voi che scrivete, certamente molto meglio di me, avete le idee chiare o anche voi vi fate portare per mano…

View original post 6 more words

Nonna Maria

Un bellissimo scritto di Mary (Caro blog …) che si accorda moltissimo con i temi di The Notebook, dedicato anche ai ricordi dei tempi che furono. Enjoy.

Caro blog...

42167308_10215339601554920_2781570496204898304_n

Nonna era nata a Roma il 20 settembre del 1902, più di un secolo fa. Ieri avrebbe compiuto 116 anni!

I suoi genitori erano di Zagarolo, un piccolo paese dei Castelli Romani, ma lei ci teneva a dire che era nata a Roma per via del fatto che, soprattutto a quei tempi, gli abitanti dei paesi erano considerati “burini” (detto romano per definire la categoria dei nati nei paesi limitrofi).

Secondogenita di cinque figli, conobbe mio nonno, più grande di lei di circa 10 anni, nella trattoria di famiglia nei pressi di Piazza Vittorio dove, quando non era a casa insieme alla sorella maggiore a badare ai fratelli più piccoli, andava ad aiutare la madre in cucina. Si innamorarono a prima vista! Nonno era un buon partito, un ferroviere, nonna aveva solo 18 anni.

Da quel matrimonio nacquero tre figli maschi. Nonna desiderava tanto una femmina, ma raccontava che dopo…

View original post 273 more words

Dettare (invece di scrivere) al cellulare (oppure al PC). 1

640px-NewMonti_-_Colle_Oppio_1060869
Il parco di Colle Oppio, con la bella strada che scende gradatamente verso il Colosseo (Di Lalupa – Opera propria, CC BY-SA 3.0 Credits)

Vorrei qui mostrare che invece di digitare faticosamente i nostri pezzi sul cellulare (o sul PC) esiste un metodo alternativo che è faticosissimo all’inizio ma poi diventa facile e molto utile. Trascrivo quanto dettato due giorni fa al mio cellulare, idee necessariamente un po’ sparse e poi corrette (non moltissimo) nel mio studio e con calma.

Ψ

“Sono qua al parco di Colle Oppio con la veduta sul Colosseo. Una signora simpatica grida a voce forte:

“A Kalì, vièqquà, non vedi che stai a da’ fastidio ai signori?“

Kalì in effetti stava annusando 5-6 persone che prendevano il sole beate sulle panchine.

Beh, non pensate che il cane si chiami Kali, come la dea indiana con le quattro braccia. No, il suo nome è Caligola – sto sempre dettando – perché i romani, si sa, sono molto attaccati alla storia antica della città eterna. La signora, simpatica e con gli occhi azzurri, è sì carina ma diciamolo anche un po’ rompicoglioni, nel senso solo del rumore che fa, intendiamoci.

Allora mi alzo, le sorrido e mi sposto in una panchina più vicino al Colosseo – di fronte all’entrata della Domus Aurea – per poter dettare in pace gli appunti al mio iPhone.

Dettando (sto dettando) butto giù queste idee per futuri post e altre cose.

Vorrei scrivere:

  • 4 medaglioni, due uomini, Gianvi e Giuseppe (Magister); due donne, Marina e Pauline O’Connor.
  • Come prologo ai quattro medaglioni: “le relazioni tra le persone sono sempre un insegnarsi a vicenda. Non c’è un maestro e l’altro o gli altri zitti e muti. Ci diamo tutti qualcosa, il rapporto è sempre a due o più vie. Siamo tutti cioè mentori l’uno dell’altro.
  • La fruttivendola di un rione vicino (nota 1), morta qualche anno fa, così avrebbe commentato:

“Ma che stai addì, mentore de qua mentore dellà, ma parla come c&ch! che è meglio!!”

Ehm

I 4 medaglioni nei dettagli (sto sempre dettando):

  • Poesia a Gianvincenzo, prima in italiano e poi in inglese, presa dal vecchio blog Man of Roma.
  • Pezzo sul Magister, prima in italiano e poi in inglese.
  • Poi Marina, la mia carissima allieva, con post successivo con la risata romana oppure la SUA risata romana nello stesso post.
  • Infine, Pauline O’Connor, la pianista allieva di Benedetti Michelangeli. Utilizzare il libro delle sue memorie trascritto dal figlio Hugo Belviso, ma soprattutto i miei ricordi di lei e i brani su Michelangeli e sul romanticismo & classicismo (scritti sul mio vecchio blog in inglese); poi lei che sembrava morta poi invece era viva (un po’ patetico, ma vero). Eccetera

Pauline

  • Il pezzo e video mio (in romanesco, imbarazzante) sulla Bibbia del Belli e la proposta a Gianvincenzo della lettura della Divina Commedia: la sua DC è meglio di quella di Benigni, non ho molti dubbi.
  • Altri post, vediamo: Aznavour; il post sul dialogo con Giorgio (il dialogo sui dialoghi, urgh); introdurre i personaggi del blog: i personaggi rinforzano l’idea della dialettica. Ci vuole anche un post semplice e lineare su come funziona la dialettica di Platone, la mia dialettica (addirittura!), quella di Hegel ecc. Lineare cioè come il post di quel polacco su input e output
  • Altri post sull’uso spinto del cellulare con moltissime app, non solo come dettatura che è molto comoda perché si può scrivere passeggiando tranquillamente per la città per la campagna, in un giardino pubblico eccetera.
  • Infine, e chiudo altrimenti non passeggio più, un post su Linux scritto in modo chiaro e semplice in modo che tutti possano capire (anche io). Passo e chiudo
  • C’è poi tutto l’asse pitagorico dei post dal Man of Roma che devo tradurre, dal romanzo in divenire di Massimo Giordano fino a tante altre cose ecc. ecc.
  • Quando poi parlo della scrittura dettata al cellulare posso ovviamente aggiungere che la stessa cosa si può fare con un PC e sempre con un documento di Google o magari provare Siri. Non ho mai visto se Siri è capace di arrivare al livello di Google, in questo, ma non credo. Idem non penso Cortana, di Windows (Microsoft). Spiegare anche il riconoscimento vocale dal punto di vista tecnico informatico, così lo capisco meglio anch’io 🙄
  • Il parco di Villa Celimontana è molto più adatto alla riflessione del parco di Colle Oppio. Qui è meno raccolto. La vista sul Colosseo però è impagabile.
villa-celimontana_20170412101714
Il parco di Villa Celimontana, bellissimo (ma senza vista sul Colosseo)
  • Altra cosa importante: inserire qua e là riferimenti al quartiere e ai suoi personaggi: i luoghi, le persone, i bar, i parchi, le piazze, le chiese, e poi le zone vicine: via Merulana, la  multicolore casbah di Roma (piazza Vittorio), il Testaccio eccetera eccetera
  • Infine si possono ricavare dialoghi scontri di opinioni ecc. tra uomini politici, opinionisti, giornalisti, esperti, sempre nello stesso modo, per rafforzare (e praticare) l’idea del dialogo. Prima pagina, su Radio 3, è uno strumento utilissimo e può far risparmiare tempo.
  • Anche un brano con gli estratti più divertenti tratti dai ricordi di Carlo Calcagni.

____

Nota 1. Vendeva frutta al mercato dell’Esquilino. Guardava noi giovani e diceva: Ciò du bbelle pere, du cocomeri, du belle Susine, vieqquà a moro … compra qquà. Curioso, la frutta era sempre a coppia. Evvabbè.

Where are you, John Bauer from Kansas City? We were playing Bach in Trastevere, vicolo della Penitenza, in the 1970’s

PianoKeyboard
A piano keyboard (credits)

We lived together for a while in that apartment, so many stairs, no elevator.

I was studying Bach’s English suites, you Bach’s French suites although you were a much better pianist.

Your hands were big and very white, mine smaller and not as white as yours. We played in totally different ways (Lutheran, you, Italian from the Michelangeli school, I).

The piano was your instrument, not mine, my hands were smaller, yours big and very white. We both loved Bach.

I will never forget, as long as I live, your performance of Bach’s Fugue in C# minor, BWV 849, WTC.

If you don’t read this message in a bottle in a few days or weeks … it is OK. You will, some day. In this world, or another.

Giovanni

Penitenza
Un palazzo di Vicolo della Penitenza a Trastevere (credits)