Mostaccioli al cioccolato fondente e bianco. Immagine tratta dal blog IlaRità connesso a Giallo Zafferano
Mostaccioli al cioccolato fondente e bianco. Immagine tratta dal blog IlaRità (di Ilaria, 17 anni, e di Rita, la madre, di Benevento) collegato a Giallo Zafferano. Cliccare sulla foto per il post e la ricetta di Ilaria e Rita

In queste feste, assieme al tradizionale Pandoro Bauli (io preferirei il panettone, e vabbè) e alla torta di mele fatta in casa (mia figlia Carolina ne va pazza) si sono aggiunti i Mostaccioli coperti di cioccolato fondente e bianco “alla molisana” (pare che questi squisiti dolci a forma di rombo siano diffusi con “varianti locali” in tutto il Sud) e preparati dalla madre di un amico di Antonio.

Accanto vi era anche il meraviglioso Parrozzo (vedi la ricetta alla molisana), ricoperto questa volta di cioccolato al latte e non fondente ed eseguito impeccabilmente dalla sorella di Antonio, Angela, che lavora in una banca inglese ma che è tornata in Molise per il Natale.

Immagine del parrozzo presa da Berta filava | ventisei barrato
Immagine del parrozzo presa da Berta filava | ventisei barrato, altro bel blog da seguire. L’autrice è Caterina, che, lei ci dice, vuol dire pura, kathara. Cliccare sull’immagine per raggiungere il suo post
sta entrando a poco a poco
(ma già c’era)

Nella nostra famiglia dunque, con la piccola Sofia di 4 mesi che unisce il sangue, il Molise sta entrando anche con la gola, a poco a poco (Carolina ed io abbiamo il sweet tooth, adoriamo cioè i dolci).

In realtà il Molise vi era già entrato alla grande negli anni ’70 con Giuseppe De Santis, il mio mentore di Montenero di Bisaccia (vedi anche qui), dove è nato pure Antonio Di Pietro.

Ma, quello è un Molise volto all’Adriatico, in provincia di Campobasso, completamente diverso, che nel Rinascimento vide la migrazione degli albanesi che fuggivano i Turchi e l’islamizzazione.

Ψ

Il Molise di mio genero è invece un Molise montano in provincia di Isernia, è il glorioso Sannio (cfr. questo bel sito di risorse; i Sanniti erano l’unico popolo che poteva sconfiggere Roma, secondo Theodor Mommsen e altri studiosi), poi, dopo la fine dell’Impero Romano, conquistato dai Longobardi (ducato di Benevento; la famiglia di Antonio ha occhi verdi o azzurri, pelle bianchissima, capelli biondi: chissà se è per questo) di cui necessariamente riparleremo per motivi familiari e anche legati agli interessi di The Notebook.

Risorse iniziali.

11 thoughts on “Mostaccioli al cioccolato e il Parrozzo. Il Molise viene da noi (due volte)

    1. Beh, OK, Abruzzi e Molise, ma, a quanto ne so (poco), si parla di varianti “regionali”, almeno per i mostaccioli, che sono mangiati a Napoli, in Calabria ecc.

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        1. Sono andato nel blog Zuccherando. L’autrice sembra anche lei abruzzese. Le ho scritto:

          “Pazzesco. Beh, adesso so. Sono LORO il ripieno. Chissà che mi credevo: una siringa o cose del genere.

          Sulmona dove nacque Ovidio, la valle Peligna con i Peligni e Corfinium, a capo della rivolta contro i Romani, assieme ai Sanniti (mio genero è del Sannio).

          Scusa, sono un po’ un maniaco della storia antica dell’Italia.

          Bel blog! Fa venire l’acquolina i bocca”.

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          1. Mi dispiace.

            Sono un amante di Ovidio. Peccato che fece arrabbiare Augusto per la sua poesia meravigliosa ma di tonalità libera. Non accordandosi con la politica dell’imperatore che non voleva tale libertà per far sì che le famiglie italiche facessero più figli, fu come è noto costretto all’esilio nel Mar Nero. Pare che tale politica di incremento della popolazione fallì, i romani persero uno dei loro più grandi poeti che, lontano da Roma, si intristì e si fece lamentoso, troppo lamentoso.
            😔

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  1. I Romani si evolsero dopo, pare sia così. E’ giusto il tuo orgoglio.

    Quanto ai Sanniti, consanguinei dei Peligni, so che erano l’unico popolo che a detta degli storici potevano sopravanzare i Romani, perché univano una forza terribile a una raffinatezza che i Romani ancora non avevano (maggiori contatti allora con i Greci al sud ecc.).

    I Romani alla fine li sconfissero (e fecero un po’ terra bruciata, purtroppo) ma impararono tanto da loro (imparavano tutto quello che ritenevano utile dai popoli che incontravano, Iberici, Greci ecc.): per esempio, dai Sanniti, la divisione della legione a centurie, ciò a quadrettoni spostabili anche separatamente o in giochi geometrici, più adatta su tutti i terreni, anche quelli montuosi, e veramente micidiale rispetto alla falange compatta (e goffa) che avevano.

    Quanto a Ovidio in realtà non abbiamo prove certe del motivo dell’esilio a Tomis, sul Mar Nero, segreto perso nelle tombe dei protagonisti, a meno di prove nuove. La relazione con Ottavia, sorella di Augusto, anche come ipotesi, mi sembra difficile, ma mi posso sbagliare.

    Ovidio dà la colpa a (1) un carmen – L’Arte d’Amare, credo, un blando Kamasutra romano, dolcissimo – che andava contro la morale che Augusto, dicevo, voleva imporre (operazione che fallì) e a (2) un error (nei Tristia dice che “ha visto qualcosa che non doveva vedere”.

    Più non sappiamo e le mille voci e dibattiti spesso discordanti (un certo Fitton Brown, per es., pensa che Ovidio si sia inventato tutto e così via cantando) non fanno che rivelare la nostra ignoranza.

    Però il gossip è bello. Ha scoperto qualche tresca di Livia, la moglie di Augusto? Di Augusto? Ha visto quello che faceva la figlia di Augusto Giulia? La nipote di Augusto Giulia? Ha avuto relazioni con una o tutte e due? Partecipò o seppe di qualche congiura? Si può continuare con le ipotesi fantastiche, tutte interessanti, ma fantastiche, appunto.

    Ciao, è stata una bella conversazione e ti ringrazio. Ne farò credo un post, quando ne avrò tempo.

    Buona serata e buon Capodanno!

    Giovanni

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