Ave Maria. Charles Aznavour

Hommage tardif à Charles Aznavour (Paris, 22 mai 1924 – Mouriès Bouches-du-Rhône, 1er octobre 2018), un de mes chansonniers préférés.

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[Et, on pourrait ajouter que:

Il y a un temps pour tout.
Pour la guerre,

pour rire,
pour guerire
(et pour la prière)

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Ave Maria
Ave Maria
Ceux qui souffrent viennent à toi
Toi qui as tant souffert
Tu comprends leurs misères
Et les partages
Marie courage
Ave Maria
Ave Maria
Ceux qui pleurent sont tes enfants
Toi qui donnas le tien
Pour laver les humains
De leurs souillures
Marie la pure

Ave Maria
Ave Maria
Ceux qui doutent sont dans la nuit
Maria
Éclaire leur chemin
Et prends-les par la main
Ave Maria

Ave Maria, Ave Maria
Amen

È ora di dire basta: Humani nihil a me alienum puto

INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI

di Antonella Botti, docente

(Risposta all’appello di Cacciari)

Non ho vissuto l’età dei totalitarismi, l’età della morte del pensiero critico ma oggi più che mai posso considerare quanto sia pericoloso il sonno della ragione.

Nell’età del ritorno dei Malvolio di montaliana memoria un semplice prendere le distanze non può bastare, non è più possibile una “fuga immobile” anzi può rappresentare una scelta immorale, un disimpegno colpevole.

Oggi non è più tempo di tacere, è tempo di prendere una posizione perché ogni esitazione potrebbe mettere a rischio le grandi conquiste culturali del secondo dopoguerra.

La cooperazione internazionale, la democrazia, l’integrazione, la tolleranza non possono essere valori negoziabili.

Quello che maggiormente preoccupa non è il ristretto e circoscritto disegno politico di Salvini ma la constatazione dei consensi numerosi che colleziona, non è di Di Maio, che mi preoccupo e del suo serbatoio di voti “protestanti” ma la constatazione che la protesta sinistroide abbia consegnato il paese ad una destra becera e livida e che una larga fetta anche di intellettuali non si sia resa ancora conto che si è prostituita alla peggiore delle destre, non a quella progressista e europeista ma alla destra razzista e violenta di Salvini.

Ad una destra incapace di cogliere i segni del tempo, incapace di progettare un mondo di uomini in grado di vivere insieme pacificamente nella consapevolezza che ogni vero progresso raggiunge la sua pienezza col contributo di molti e con l ‘inclusione di tutti, seguendo l’insegnamento terenziano alla base della nostra cultura occidentale:

“Homo sum humani nihil a me alienum puto”.

Appartengo al mondo della formazione, sto, pertanto, in trincea a contatto con una generazione vivace, intelligente, elettronica e “veloce” che “vivendo in burrasca” rischia di precipitare nel baratro dell’indifferenza o, nel peggiore delle ipotesi, dell’intolleranza, dell’aggressività pericolosa e ignorante.

Questi stessi giovani, invece, meritano di essere salvati, meritano una cultura in grado di coniugare pathos e logos, una cultura che percepisca l’uomo come fine e non come mezzo, che consideri l ‘”altro da sè “una risorsa importante giammai una minaccia”.

Nell’età delle interconnessioni non c’è niente di più assurdamente anacronistico dei muri e dei silenzi colpevoli. È solo nelle DIVERSITÀ che si può cogliere il vero senso della BELLEZZA e l’essenza di un impegno costruttivo che non è mai discriminante ma sempre inclusivo, totalizzante e interdipendente.

Non è neanche questione di destra o di sinistra, di rosso o nero ma il problema è, soprattutto, di carattere culturale. La vera emergenza è quella di costruire un argine contro ogni forma di populismo, contro la xenofobia, contro i nuovi razzismi in nome di una società civile che riparta dall’UOMO, non prima dall’uomo Italiano, né come in passato, prima dall’uomo della Padania ma dall’UOMO in quanto umanità.

È necessario che in ogni campo sia politico che economico, culturale e sociale non si perda mai di vista l’uomo, la sua dignità, il suo inestimabile valore e, al di là di ogni faglia e filo spinato, lo si consideri il fine ultimo di ogni progetto.

INTELLETTUALI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI, c’è molto da fare, a partire dalla formazione scolastica. Se uniti, si costituirà una forza inarrestabile, la forza della cultura, la sola che possa costituire un argine autentico contro la deriva pericolosa del populismo e della miseria,

principalmente di quella della mente e dello spirito.

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Nota. Un mio cugino di ii grado, Andrea Boitani, che insegna Economia all’Università Cattolica di Milano, mi ha passato questo da diffondere.

I romani mosci? Guardateli che si tuffano nel Tevere a Capodanno

Nel tentativo di spiegare i romani di oggi, scrivevo a Lichanos, un ingegnere del New Jersey che lavorava a NYC, di fronte alle Torri Gemelle 😱:

“L’antico popolo di Roma, quello della prima Repubblica, perse progressivamente le sue forti caratteristiche di semplicità, temperanza e carattere. Coloro che si erano impoveriti [i piccoli proprietari terrieri che avevano perso la terra, ndr] confluirono a Roma, erano orgogliosi di viverci e avevano “panem et circenses” senza alcun merito.

Questo popolino, privilegiato e viziato rispetto ad altre popolazioni perché facente parte della capitale dell’Impero, si fece progressivamente crasso, indolente, cinico, blasfemo, fanfarone, con un atteggiamento di menefreghismo generalizzato, arrivando così fino a noi […]

Siamo tutti figli un poco del Basso Impero, ma nella nostra decadenza [rispetto all’Impero romano, ovviamente, ndr] c’è vitalità e tostaggine: alcuni romani sembrano dei leoni e si tuffano dai ponti del Tevere anche a 70 anni”.

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Blog di Lichanos. Personaggio eccentrico, con gusto un po’ macabro a mio parere, ma colto, raffinato (e gran commentatore, da lui e da me)

I denti del cavallo, ovvero, come evitare di lavarsi i denti furiosamente

I bei denti di un cavallo
Da https://www.pinterest.it/pin/80994493277842181/

Vi lavate i denti in modo nevrotico, ossessivo, rovinandovi le gengive, la bocca e i denti stessi (e cominciando così male la giornata)? Non ho ricette valide per tutti. Posso solo dirvi quello che funziona per me.

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Da tanti, troppi anni mi lavavo i denti nel modo descritto sopra. Un giorno me ne accorsi, e la consapevolezza, si sa, è già tanto. Ma non basta.

Tre mesi fa, stressato per i lavori in terrazza, col suono dei martelli pneumatici e gli operai che girovagavano per casa imbrattando tutto, essendo intento a sdrusciarmeli, i denti, più che mai, ebbi come un’illuminazione.

   I denti del cavallo.

Uscii non so perché fuori dai denti umani, i denti erano quelli belli grandi e potenti di un cavallo. Visti dall’esterno, non essendo miei, era facile agevole e piacevole pulirli in relax, essendo imponenti e resistendo, massa di osso duro, allo spazzolino.

Beh, il cavallo poteva anche darmi dei morsi, direte.

Non me li dava.

Il cavallo mi era riconoscente, il cavallo era il mio cavallo, e mi voleva bene.

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In questo modo, nei giorni a seguire, ricordandomi sempre dei denti del cavallo, riesco a lavarmi i denti in modo pacifico, pensando ai bei pascoli e alla giornata che con maggiore fiducia sta per cominciare.

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