Marina Caserta, palermitana, pediatra e scrittrice di gialli e thriller (qui il link al suo testo; qui il link alle sue info personali e ai suoi libri) parla sul suo blog Gialli e Thriller della documentazione.

ψ

Marina. “Ho sempre ambientato i miei racconti e romanzi in territori a me noti.

Fino all’altra settimana, in cui i miei personaggi mi hanno convinto a seguirli in Montana. Da allora sto studiando geografia e geologia del Montana, il clima, le leggi e il sistema giudiziario americano.

Guardo film americani. Studio le abitudini, parlo con amici che vivono là da anni.

Non nascondo che mi sto divertendo un mondo.

ψ

Giovanni. “La documentazione la trovo fondamentale anch’io. Il mio compito è complicato dal fatto che ambiento il mio “racconto” (no oso chiamarlo romanzo, anche se è molto lungo e lo scrivo da quasi 10 anni) in tre epoche diverse:

1) l’epoca dei Flavi, 69-96 d.C.
2) il 510 d.C. in Britannia e un po’ a Roma.
3) Oggi, a Roma, nei rioni dove abito.

I personaggi sono sempre più o meno gli stessi (sto studiando le teorie della fisica moderna che rendano questo accettabile), i luoghi – a parte la Britannia, naturalmente – gli stessi. Insomma una grossa fatica (per fortuna leggo quanto basta le lingue antiche per una presa diretta) ma anche un’avventura folle e meravigliosa, perché in realtà la psicologia, l’amore il bene e il male (orripilante anche: delitti efferati) vi hanno grande parte.


Nota. Le opere di Marina sono in vendita anche in edizione cartacea, se non erro.

8 thoughts on “Per scrivere racconti (o romanzi) bisogna documentarsi?

  1. Risposta: sì, sempre.
    Anche se si tratta di un’opera di fantasia, il documentarsi è secondo me sempre d’obbligo. Per verificare dunque non solo citazioni storiche e geografiche, ma per l’uso di una terminologia corretta e per trovare uno stile di scrittura semplice e chiaro per il generico lettore. Diffido di chi pensa di poter scrivere senza documentarsi su nulla.

    Liked by 1 person

    1. Anche secondo me è opportuno documentarsi, per raggiungere risultati più interessanti possibili. Il problema, almeno per me, è che dopo tanta ricerca studi letture ecc. il testo venga partorito, come dici, semplice e chiaro per tutti (e fascinoso possibilmente nello stile) senza che traspaia tutto il lavoro che c’è dietro, altrimenti si cade nell’erudizione ecc. e in definitiva in una cattiva resa letteraria.

      Liked by 1 person

      1. Non sono uno scrittore, per cui non mi permetto di dare consigli.
        Tuttavia credo che molto dipenda dal tipo di lettore cui è indirizzato ciò che scriviamo, e dal concetto di “scrittore” che ognuno ha nella propria testa: scrivo innanzitutto per me stesso, oppure scrivo per piacere agli altri? Questo capita anche nella musica, per esempio.

        Like

        1. Sempre molto preciso, caro Kikkakonekka, quindi lascio il caos e cerco di risponderti precisamente.

          Il tuo commento parla del 1) target, cioè del tipo di lettori potenziali e 2) del tipo di scrittore che siamo o vogliamo essere.

          Quanto al primo punto, direi: il più ampio possibile.
          Dipende ovviamente dal contenuto che potrebbe essere complesso ecc., il che restringerebbe l’audience, ma, generalmente parlando, anni di giornalismo (senza alcuna tessera) e di insegnamento nelle scuole mi hanno spinto a cercare di parlare a tutti.

          Poi, secondo punto, e non essendo ancora uno scrittore, direi entrambe le cose: scrivo per me stesso (ho in me un’urgenza di raccontare, ho sempre raccontato favole ai bambini, così come faceva mio padre) ma per me non avrebbe senso scrivere solo per me stesso, non piacendomi solipsismi e soggettivismi vari, tristi ed egoisti (qui però non so se ho interpretato bene il tuo pensiero).
          Dici poi: “per piacere agli altri”. OK, parlo a tutti o quasi, quindi voglio piacere, però qui c’è anche il pericolo del narcisismo, che va sempre tenuto a bada dentro di noi (nei blog, nello scrivere, in qualsiasi tipo di performance artistica ma non solo: ho visto degli scienziati che sono dei narcisi pazzeschi).

          Comunque, a Kikkako’, anche tu sei ‘no scrittore, scrivendo sul tuo blog 😎

          Liked by 1 person

          1. Ho scoperto il piacere di scrivere solo con l’apertura del blog, prima non ritenevo di essere in grado di esprimermi (per forma e contenuti) in forma scritta.
            Diciamo che innanzitutto ho sorpreso me stesso.

            Liked by 1 person

          2. Mah, non saprei.
            Spero sempre di essere “semplice”, perché in un blog un lettore si sofferma per pochi minuti, non si ha mezz’ora per leggere e capire ciò che si scrive.

            E poi propongo gli argomenti che mi interessano: il mio è un blog generalista e non tematico (come chi parla di viaggi, cucina, musica…) cerco dunque di essere diretto sperando anche di essere… simpatico!

            Haha

            Liked by 1 person

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s