Amore, amore, amore. Un’improvvisa pugnalata al cuore (2)

Quando si è giovanissimi e ci si imbatte per strada in una ragazza che è il nostro tipo, se ne rimane come folgorati e il dolore è tanto più acuto quanto più difficile (o impossibile) è la soddisfazione del nostro desiderio, assoluto e lancinante.

Un brano di Jack Kerouac rende bene questa vitalità disperata tipica della primissima gioventù (da On the road, Sulla Strada, che sfogliavo anni fa, la traduzione è mia; mi sembra di ricordare che anche J. D. Salinger abbia scritto qualcosa di simile):

"Avevo comprato un biglietto e stavo aspettando l'autobus per Los Angeles quando all'improvviso vidi la più tenera ragazzina messicana in pantaloni mai vista, che mi sfrecciava davanti. Era su uno di quegli autobus che si erano appena arrestati con gran soffio di freni e che stavano scaricando i passeggeri per una sosta. I seni le sporgevano dritti e schietti; i piccoli fianchi erano deliziosi; i capelli erano lunghi e di un nero scintillante; e i suoi occhi erano grandi cose blu con della timidezza dentro. Avrei voluto essere su quell'autobus. Un dolore mi pugnalò al cuore, come succede ogni volta che vedo una ragazza che amo e che se ne va nella direzione opposta alla mia, in questo grande grande mondo".
[“I had bought my ticket and was waiting for the LA bus when all of a sudden I saw the cutest little Mexican girl in slacks come cutting across my sight. She was in one of the buses that had just pulled in with a big sigh of airbreaks; it was discharging passengers for a rest stop. Her breasts stuck out straight and true; her little flanks looked delicious; her hair was long and lustrous black; and her eyes were great big blue things with timidities inside. I wished I was on her bus. A pain stabbed my heart, as it did every time I saw a girl I loved who was going the opposite direction in this too-big world”.]
Girls on the street. Click here for attribution and to zoom in

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In realtà al personaggio di On the road le cose poi vanno bene perché i due si ritroveranno casualmente in un autobus e ne nascerà una storia, ma la descrizione della pugnalata è intensa e comunque credo sia esattamente ciò che ciascuno di noi, uomo o donna, ha provato più volte dai 10-12 anni in poi.

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Nel prossimo post riporterò la conversazione che ne è venuta fuori [essendo questa la traduzione di un mio post del 2010 che trovate qui, assieme alla discussione]. A mio parere il dialogo è umoristico e istruttivo, anche se non so se riuscirò a tradurlo bene.

Amore amore amore (amaro?) (1)

Nel post precedente abbiamo parlato della difficoltà che uomini e donne hanno a comprendersi, il che può creare (e crea) non pochi problemi. Alla fine di novembre del 2018 Vitty, la blogger livornese, parlò di una sua amica che, sposata per la seconda volta, aveva deciso di comprare delle ‘fedi antitradimento’.

Vitty: “Antitradimento? abbiamo chiesto curiose e meravigliate! Certo, ha spiegato, delle fedi con inciso all’interno la scritta ‘I’m married’, sono sposato/a, così se il maritino proverà a toglierla per fare il cascamorto con qualcuna, la scritta resterà impressa sul dito … almeno per una buona mezz’oretta.

Il primo matrimonio era naufragato per i continui tradimenti di lui. Per questo, all’inizio della loro nuova vita insieme, la nostra amica ha preferito mettere le mani avanti. […]

Trovo tutto questo poco romantico e di nessun buono auspicio per il matrimonio! […] Non si può iniziare una vita a due con questo pregiudizio, questa mancanza di fiducia. […] Tanto è appurato, se uno vuol tradire tradisce. Anello o non anello.

E voi, cosa ne pensate su questo anello antitradimento?”

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Coulelavie: “A questo punto meglio un marcamento a fuoco (che il tatuaggio fa pure male) …
Beh, anche se è vero amore, o a noi sembra che sia così, non è detto che sia eterno. Capisco che uno voglia impegnarsi per dire “per sempre”. però le cose delle volte cambiano. anche a distanza di appena pochi mesi dopo il matrimonio.
Detto questo, posso dire che io, le poche donne che ho davvero amato, le amo anche oggi, che non le frequento più. ma forse proprio per questo il mio amore per loro è eterno. Non so dire se altrimenti, cioè se le avessi sposate, l’amore sarebbe durato …”.

vittynablog: “Bello il sentimento di amore che ancora provi per le donne che hai amato. Forse se tu ne avessi sposata almeno una, oggi saresti ancora con lei!!

E’ difficile dirlo finché non si prova. La convivenza non è sempre idilliaca e spesso è proprio questa a far naufragare i matrimoni. Comunque c’è solo un modo per sapere come andrà a finire… provarci!!

coulelavie: “Difatti io sono per provare a vedere come vanno le cose. Solo così a uno non rimangono i rimpianti. Gli amori interrotti sono davvero terribili…”

Paola C.: “Cara Vitty, io penso che non esista nessun antidoto al tradimento… Se un uomo o una donna vogliono tradire, lo fanno con o senza anello al dito. L’anello al dito non costituisce più un deterrente per l’amante di turno…anzi…conosco donne che sono attratte dal legame matrimoniale altrui, e anche parecchio. Così come conosco uomini che scelgono le prede proprio nel mazzo delle anellate, così da non rischiare rapporti troppo impegnativi!”

vittynablog: “Paola, la penso esattamente come te. Chi vuole tradire tradisce, alla faccia degli anelli. Le ragazze di oggi poi non si fanno nessuno scrupolo se l’avventura di una sera è o non è sposato.

Mi meraviglia un po’ questa conoscente che già è passata da un matrimonio fallito per i tradimenti di lui, nella sua illusione che un anello che lascia il segno, possa fare da deterrente ad una scappatella matrimoniale. Se non ha retto una promessa, figuriamoci un anello!!!”

pacandrea: “Grazie della dritta Vitty, ma io non porto più la fede da quando sono rimasto appeso con l’anello ad un chiodo nel saltare una recinzione. La metto in ferie e la mia Lei me la infila quando andiamo in balera, lì il mio essere maschio prenderebbe volentieri la ….
Queste coetanee e più giovani fanno uno smodato sfoggio di sessualità che mette sinceramente in crisi. Dura la vita per noi maschietti con gli attributi ancora vivi. Spero di non averti sconvolto.”

manofroma: “Fammi dare il mio pizzico di finta saggezza, Vitty: lo so, ti ho trascurato, ma ho finito i lavori di casa ieri 😭

Se la coppia non funziona per un motivo o per un altro si tradisce, lei o lui o entrambi. Se un amore finisce finisce. Oppure, ma questo è peggio, c’è chi si fa un / un’amante e se lo / se la tiene di nascosto e la coppia va avanti.

Se uno dei due continua ad amare, può sopportare, per amore. Non lo / la invidio. La carne è debole. Lo è veramente. E uomini e donne hanno un approccio diverso, che credo derivi dal DNA.

“Gli uomini – diceva 2 mesi fa una barista aretina, verace da sbellicare – approcciano la donna dalla cintola e poi vanno alla testa, le donne partono dalla testa e poi vanno alla cintola”.

Forse, quando si incontrano a metà, si sente un frishhhhhhhsssss. E’ il suono dell’amore, del colpo di fulmine, o altro.

Un abbraccio alla più cara blogger (dico a tutte così?) 😉 ”

“Perché gli uomini sbagliati capitano tutti a me?”

Da tempo volevo scrivere un bel pezzo sull’attrazione, repulsione e incomprensione tra i sessi. Un problema eterno che forse, in questa fase di transizione verso non si sa che cosa, si è fatto più acceso (e frustrante).

Già in passato pubblicammo un articolo sull’Amore come ri-unione. Stamane, nella confusione delle cose da fare, e per non far troppo languire il blog, ho solo scorso frettolosamente il Web in cerca di spunti e mi sono trovato di fronte al solito carnevale dei fatti e delle idee:

Noi donne travisiamo sempre le parole degli uomini. Quando ci dicono “ti amo” noi ci facciamo dei viaggi pazzeschi. Capendo “ti amo” – egyzia, Twitter, tratto da qui.

Non che gli uomini ci capiscano di più. Disorientati, criminalizzati dal femminismo estremo, alcuni, leggo, abbracciano il Sexodus, con un numero crescente, dai 15 ai 30, che “si sta ritirando dalla società, rinunciando alle donne, al sesso e alle relazioni e rifugiandosi nella pornografia, nel feticismo, nella dipendenza da droghe o dai videogiochi e, in alcuni casi, in una subcultura maschile e sessista [lad culture nell’originale ]”.

Cito da Emanuela la quale, su Critica Scientifica di Enzo Pennetta, traduce a sua volta (ingenuamente? volutamente?) un pezzo dal famigerato Breitbart, l’orribile pubblicazione razzista e xenofoba che ha favorito l’elezione di Trump. Il che non inficia l’interesse del contenuto, naturalmente.

Qui sotto un filmato di Youtube che ho trovato sul Sexodus.

Maschi disorientati, dicevamo. Pare che a Verona, apprendo sempre da Emanuela, sia nata l’iniziativa dell’asilo per adulti bambini (maschi, soprattutto?). Su http://www.abnursery.it/chi-siamo/ leggo che gli AB, gli adulti bambini o adult babies, possono recarsi in strutture a Roma, Milano, Verona e Napoli e “rilassarsi e stare bene tra le braccia delle Maestre e tanti pupazzi e giocattoli”. Una community “che si sta piano piano facendo spazio nel mondo delle parafilie, portando con sé un messaggio sereno e contro ogni tipo di violenza, pornografia e pedofilia: un impegno il nostro che vuole diffondere l’idea di Adult Baby non legato alla malattia o alla depravazione.”

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Lasciando perdere i pannoloni torniamo all’incomprensione, punto chiave. Innumerevoli gli articoli e dibattiti sul tema.

Sul Corriere della Sera si legge la classica frase:

Chissà perché gli uomini sbagliati capitano tutti a me?

L’articolo prosegue: “Capirsi è la parola chiave, il vero segreto della longevità della coppia felice. E visto che, se aspettiamo che siano gli uomini (me compreso) a capire le donne allora buonanotte ai suonatori, quello che possiamo fare è cercare di spiegare senza mezzi termini alle donne come sono fatti questi benedetti uomini. Un uomo […] va preso così com’è. Non è il principe azzurro, non è il cavaliere senza macchia che vi capisce al primo sguardo. Anche quello più sveglio, non sarà mai la materializzazione di quell’ideale che ogni donna ha creato nella propria testa. Non ne sarà mai all’altezza.”

Ecc. ecc. ecc.

Le prossime volte, nel nostro piccolo angolo di blogosfera, partendo dal blog di Vitty, vedremo i dialoghi che si sono accesi sull’argomento.

Musica, cultura e danza. I Romani sui Greci: “L’uomo che balla? E’ ubriaco o pazzo!”

I Greci e i Romani: un rapporto costante di scambi (e contrasti) fin dalle origini. Stavo leggendo giorni fa due libri sulla storia della musica romana e greca (vedi la nota; me li ha prestati Maria Luisa Migneco, carissima amica ed ex collega). Ciò che mi ha colpito parecchio è che in essi si parla di rapporti culturali e musicali tra i nostri antenati (Lazio e poi Roma) e i Greci addirittura fin dall’epoca micenea (dal 1600 a.C in poi!), come recenti scoperte archeologiche pare abbiano dimostrato.

Pertanto anche nella Roma assai arcaica e ancora prima nel Lazio tutte le forme poetiche di cui ci è giunta notizia – poesia sacrale, canti conviviali, testi drammatici, testi trionfali, lamentazioni funebri – venivano cantate con accompagnamento strumentale e ciò in modo del tutto analogo a quanto avveniva tra i Greci.

In seguito i rapporti tra i due popoli ovviamente si intensificarono: direttamente, attraverso i contatti sempre maggiori con l’Italia meridionale; indirettamente, con l’intermediazione degli Etruschi.

Questo dunque accadeva già nella Roma ai suoi esordi, tanto che i Greci spesso consideravano i Romani dei ‘Greci di periferia’, magari un po’ più rozzi di loro, ma barbari no, erano Greci.

[Mio nonno paterno, un industriale che tra i tanti interessi aveva anche l’etruscologia, faceva ogni tanto vedere alla moglie Carolina, pittrice, riproduzioni di vasi, statue o dipinti etruschi estasiandosi di fronte ad essi. Nonna invece, con cortesia piemontese, liquidava rapidamente la cosa:

“Ma sai Mario, sono solo imitazioni dell’arte greca in fondo, non ti pare?”

Il che, a prescindere se avesse ragione lui o lei, sottolineava il legame culturale forte tra Greci ed Etruschi]

Ora, se la musica romana e greca si assomigliavano, non tutto l’approccio greco alla musica piaceva ai Romani.

Epaminonda danzava e suonava il flauto

Le rovine di Tebe, polis greca della Beozia (credits)

Un uomo di prestigio (un generale, un politico, un avvocato ecc.) che facesse musica e che ballasse per i Romani era assolutamente inconcepibile.

Lo storico romano Cornelio Nepote, nella biografia dedicata al greco Epaminonda (un generale tebano immenso che tra le altre cose sbaragliò Sparta e liberò gli Iloti, popolazione schiavizzata dagli Spartani), scrive:

“Sono sicuro, Attico, che molti lettori, quando leggeranno il nome di chi insegnò la musica ad Epaminonda, e vedranno ricordate, tra le doti di Epaminonda, la grazia nel danzare o la perizia nel suonare il flauto (l’aulos, meglio, strumento ad ancia doppia) giudicheranno poco intonata al carattere dei grandi personaggi questa mia maniera di esporre […] Prima di scrivere d’Epaminonda penso di dover suggerire ai lettori di non giudicare col metro dei loro costumi le abitudini straniere e di non pensare che quanto a loro pare di scarso peso sia ritenuto tale anche presso tutte le altre nazioni. Sappiamo ad esempio che la musica, nel nostro costume, non si confà a un personaggio autorevole e che la danza è addirittura ritenuta una sconvenienza: tutte cose che tra i Greci sono invece ben accette e lodevoli”.

Il danzatore pazzo

Busto di Cicerone ai Musei Capitolini (credits).

Anche Cicerone (nonché tantissimi altri Romani, Catone il Vecchio in primis) era dello stesso avviso. Per lui l’uomo che ballava doveva essere in preda ai fumi del vino o essere del tutto pazzo.

Cicerone all’inizio delle Tuscolane sottolinea alcune differenze tra Greci e Romani:

“Non già ch’io reputi impossibile imparare la filosofia in greco dai Greci [Cicerone stava, nell’opera, per spiegare e discutere in Latino ai Romani la filosofia greca, ndr], ma fu sempre una mia convinzione che i nostri connazionali nell’esplicare le loro attività inventrici furono più saggi dei Greci oppure nel desumere da quelli furono dei perfezionatori e ciò in ogni campo di cui ritennero degno occuparsi. Effettivamente i costumi e le istituzioni civili e l’amministrazione della casa e della famiglia da noi godono di maggior cura e maggior decoro, e lo Stato per opera dei nostri antenati poggia senza dubbio su istituzioni e leggi i migliori. E l’organizzazione militare? In essa i nostri compatrioti furono fortissimi sia per il valore sia ancor più per la disciplina. In quanto poi ai risultati ottenuti con le doti di natura e non con la cultura letteraria, né la Grecia né alcun’altra nazione può reggere il confronto con noi. Infatti chi ebbe mai tanta dignità, fermezza, forza d’animo, probità, lealtà, chi una virtù che tanto eccellesse in ogni campo, da poter essere paragonato con i nostri antenati? Nella cultura e in ogni genere letterario la Grecia ci era superiore, ma era facile vincere chi non contrastava. Giacché, se in Grecia è antichissimo il culto della poesia – Omero e Esiodo vissero prima della fondazione di Roma e Archiloco [il primo grande poeta lirico greco, ndr] visse al tempo di Romolo – noi abbiamo appreso più tardi l’arte poetica”.

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Rapporto contrastato ma proficuo, dunque, quello tra Greci e Romani. Due popoli che, assieme al contributo giudaico-cristiano, ci hanno reso quelli che siamo oggi, nel bene e nel male.


Nota. Ecco i testi prestatimi da Maria Luisa Migneco:
1) Giampiero Tintori, La musica di Roma antica, Akademos 1996.
2) Storia della Musica (a cura della società italiana di musicologia). I, La musica nella cultura greca e romana, di Giovanni Comotti. Corriere della Sera 2018.