9 thoughts on “Gli ultimi giorni del Polymath, il ‘tuttologo’ o Don Giovanni della cultura (1)

  1. Secondo me la specializzazione, che è naturale via via che ci si moltiplica e ci si approfondisce, fa più male che bene. Anche a me manca molto uno che sappia tradurre the big picture in un linguaggio universale 😦

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    1. Ce ne sono di queste persone che ti danno il big picture. Sono però sempre meno. Harari è uno di questi, ma ognuno deve trovare quello / quelli che rispondono alle sue intime esigenze. Per me anche i filosofi vanno bene, solo però se si compenetrano con la scienza, altrimenti sono chiacchiere al vento.
      Mia opinione, ovviamente. Grazie del passaggio, Lucy (nome peraltro del famoso reperto A.L. 288-1 😉).

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    1. Sono stato insegnante di lettere per più di 15 anni. Ogni mese i mei allievi di 14-15 anni dovevano leggere un libro tra una rosa molto ampia che avevo fatto acquistare dalla scuola.
      Tra questi testi c’era Anna K. I risultati furono abb. buoni. Non così con le mie figlie, che si rifiutarono di leggerlo 😂.
      Errata corrige. Mia moglie dice che l’hanno letto. Vabbè.
      Ogni vero grande autore credo sia universale. Quindi comprensibile, to a certain extent, ovviamente 🙄😊

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      1. Mio figlio ne deve leggere per la scuola 5 all’anno, e fa una fatica abissale. Ovviamente i libri extra-scuola non vengono neppure presi in considerazione.

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        1. Oggi è sempre più difficile leggere. Quando insegnavo io, negli anni ’80 e ’90, non c’erano gli smartphone e i social. C’era però massiccia la televisione, più di adesso.

          Credo di aver avuto un certo successo (moderato) nei miei “consigli” di lettura (era un obbligo) perché sceglievo i testi che mi avevano colpito da adolescente. Avevo più femmine che maschi e Anna Karenina funzionò con le ragazze perché il tema di fondo è l’amore.

          Una alunna, con occhi scintillanti, mi disse che non aveva mai letto niente di più bello. Si riferiva la scena in cui Lèvin vede Kitty, se non sbaglio, che pattina sul giaccio. L’amore è un sentimento che abbiamo tutti. Vederlo descritto da un grande artista può facilmente coinvolgerci. I maschi erano invece molto attratti da Verne.

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  2. Fra i libri letti a scuola, I Promessi sposi erano davvero una pizza … però nel rileggerlo dopo con tutta calma, l’ho trovato bellissimo e commovente.

    Qualche volta è anche colpa dei professori ( certamente Giovanni non è il tuo caso! Con te sarei stata un’allieva modello 🙂 ) che fanno fare delle analisi troppo approfondite della lettura. Va bene cercare di far capire bene il testo, ma soffermarsi ad ogni parola e volerci tirar fuori un romanzo, farebbe passare la voglia anche al lettore più accanito!!!

    Comunque ora e sempre W la lettura!!!

    Ciao caro Giovanni!!!! 🙂

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    1. Ciao, Vitty! (e grazie del passaggio).

      Non ho mai fatto fare l’analisi del testo dei romanzi che davo da leggere (leggevo loro le parti belle, questo sì), anche se ai miei tempi era molto di moda. Per me contava che l’alunno imparasse ad “apprezzare” la lettura, ad immedesimarsi nei personaggi vedendo nelle loro gioie e dolori le proprie. Non è impossibile, con l’approccio giusto, che un adolescente scopra nei romanzi degli amici, che lo possano accompagnare in un’età difficile.

      Analisi del testo, dicevi. Per me era come se a un bambino piccolo che non ha ancora mai gustato il gelato tu gli spiegassi prima o mentre lo assaggia per la prima volta la composizione chimica del gelato stesso. Lo aiuti ad apprezzarlo? Non credo. Certo, se l’educatore è un grande ispiratore, il bambino magari ti diventa un grande chimico, ma in generale, per come la vedo, l’approccio alla bellezza, agli oggetti artistici deve essere innanzitutto spontaneo. Poi dopo ci si può riflettere, si può analizzare ecc., ma deve essere prima scattato qualcosa.

      Scatta credo per contagio: il libro bello può contagiarti, ma anche il professore. Voglio dire, se il professore ama i testi (sceglievo i testi che amavo) e la lettura, l’amore è facile che “passi”. Every art is taught by example, ogni arte si insegna con l’esempio, diceva Muzio Clementi.

      Nel mio piccolo leggevo agli studenti Dante (che traducevo un po’ in italiano moderno durante la lettura) e siccome allora, di Dante, avevo proprio la fissa, non puoi immaginare quanto, quella passione passava in molti di loro. Sì, l’esempio è importante. Questo vale anche per i genitori. Ma sto ampliando troppo il discorso.

      Un abbraccio carissima Vitty!!! 💖
      (e buona giornata)

      Giovanni

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