I Greci e i Romani: un rapporto costante di scambi (e contrasti) fin dalle origini. Stavo leggendo giorni fa due libri sulla storia della musica romana e greca (vedi la nota; me li ha prestati Maria Luisa Migneco, carissima amica ed ex collega). Ciò che mi ha colpito parecchio è che in essi si parla di rapporti culturali e musicali tra i nostri antenati (Lazio e poi Roma) e i Greci addirittura fin dall’epoca micenea (dal 1600 a.C in poi!), come recenti scoperte archeologiche pare abbiano dimostrato.

Pertanto anche nella Roma assai arcaica tutte le forme poetiche di cui ci è giunta notizia – poesia sacrale, canti conviviali, testi drammatici, testi trionfali, lamentazioni funebri – venivano cantate con accompagnamento strumentale e ciò in modo del tutto analogo a quanto avveniva tra i Greci.

In seguito i rapporti tra i due popoli ovviamente si intensificarono: direttamente, attraverso i contatti sempre maggiori con l’Italia meridionale; indirettamente, con l’intermediazione degli Etruschi.

Questo dunque accadeva già nella Roma ai suoi esordi, tanto che i Greci spesso consideravano i Romani dei ‘Greci di periferia’, magari un po’ più rozzi di loro, ma barbari no, erano Greci.

[Mio nonno paterno, un industriale che tra i tanti interessi aveva anche l’etruscologia, faceva ogni tanto vedere alla moglie Carolina, pittrice, riproduzioni di vasi, statue o dipinti etruschi estasiandosi di fronte ad essi. Nonna invece, con cortesia piemontese, liquidava rapidamente la cosa:

“Ma sai Mario, sono solo imitazioni dell’arte greca in fondo, non ti pare?”

Il che, a prescindere se avesse ragione lui o lei, sottolineava il legame culturale forte tra Greci ed Etruschi]

Ora, se la musica romana e greca si assomigliavano, non tutto l’approccio greco alla musica piaceva ai Romani.

Epaminonda danzava e suonava il flauto

Le rovine di Tebe, polis greca della Beozia (credits)

Un uomo di prestigio (un generale, un politico, un avvocato ecc.) che facesse musica e che ballasse per i Romani era assolutamente inconcepibile.

Lo storico romano Cornelio Nepote, nella biografia dedicata al greco Epaminonda (un generale tebano immenso che tra le altre cose sbaragliò Sparta e liberò gli Iloti, popolazione schiavizzata dagli Spartani), scrive:

“Sono sicuro, Attico, che molti lettori, quando leggeranno il nome di chi insegnò la musica ad Epaminonda, e vedranno ricordate, tra le doti di Epaminonda, la grazia nel danzare o la perizia nel suonare il flauto (l’aulos) giudicheranno poco intonata al carattere dei grandi personaggi questa mia maniera di esporre […] Prima di scrivere d’Epaminonda penso di dover suggerire ai lettori di non giudicare col metro dei loro costumi le abitudini straniere e di non pensare che quanto a loro pare di scarso peso sia ritenuto tale anche presso tutte le altre nazioni. Sappiamo ad esempio che la musica, nel nostro costume, non si confà a un personaggio autorevole e che la danza è addirittura ritenuta una sconvenienza: tutte cose che tra i Greci sono invece ben accette e lodevoli”.

Il danzatore pazzo

Busto di Cicerone ai Musei Capitolini (credits).

Anche Cicerone (nonché tantissimi altri Romani, Catone il Vecchio in primis) era dello stesso avviso. Per lui l’uomo che ballava doveva essere in preda ai fumi del vino o essere del tutto pazzo.

Cicerone all’inizio delle Tuscolane sottolinea alcune differenze tra Greci e Romani:

“Non già ch’io reputi impossibile imparare la filosofia in greco dai Greci [Cicerone stava, nell’opera, per spiegare e discutere in Latino ai Romani la filosofia greca, ndr], ma fu sempre una mia convinzione che i nostri connazionali nell’esplicare le loro attività inventrici furono più saggi dei Greci oppure nel desumere da quelli furono dei perfezionatori e ciò in ogni campo di cui ritennero degno occuparsi. Effettivamente i costumi e le istituzioni civili e l’amministrazione della casa e della famiglia da noi godono di maggior cura e maggior decoro, e lo Stato per opera dei nostri antenati poggia senza dubbio su istituzioni e leggi i migliori. E l’organizzazione militare? In essa i nostri compatrioti furono fortissimi sia per il valore sia ancor più per la disciplina. In quanto poi ai risultati ottenuti con le doti di natura e non con la cultura letteraria, né la Grecia né alcun’altra nazione può reggere il confronto con noi. Infatti chi ebbe mai tanta dignità, fermezza, forza d’animo, probità, lealtà, chi una virtù che tanto eccellesse in ogni campo, da poter essere paragonato con i nostri antenati? Nella cultura e in ogni genere letterario la Grecia ci era superiore, ma era facile vincere chi non contrastava. Giacché, se in Grecia è antichissimo il culto della poesia – Omero e Esiodo vissero prima della fondazione di Roma e Archiloco [il primo grande poeta lirico greco, ndr] visse al tempo di Romolo – noi abbiamo appreso più tardi l’arte poetica”.

ψ

Rapporto contrastato ma proficuo, dunque, quello tra Greci e Romani. Due popoli che, assieme al contributo giudaico-cristiano, ci hanno reso quelli che siamo oggi, nel bene e nel male.


Nota. Ecco i testi prestatimi da Maria Luisa Migneco:
1) Giampiero Tintori, La musica di Roma antica, Akademos 1996.
2) Storia della Musica (a cura della società italiana di musicologia). I, La musica nella cultura greca e romana, di Giovanni Comotti. Corriere della Sera 2018.

29 thoughts on “Musica, cultura e danza. I Romani sui Greci: “L’uomo che balla? E’ ubriaco o pazzo!”

  1. Ciao! Tutto molto quasi bene 🙂 ma un piccolo appunto mi tocca fartelo, nel nome del buon Tintori che, in quanto organologo di fama, questa non te l’avrebbe lasciata passare: lo strumento che i greci chiamavano aulòs e i romani tibia era un aerofono ad ancia doppia; apparteneva dunque alla famiglia dell’oboe e non a quella del flauto (strumento a suono di taglio).
    Pindaro racconta che, dopo aver inventato l’aulo, la dea Atena lo gettò via: si era accorta che, suonandolo, le si gonfiavano le gote, deformando la sua bellezza. Lo strumento fu raccolto dal satiro Marsia, che poi sfidò Apollo in una gara di virtuosismo, ne fu sconfitto e di conseguenza scuoiato vivo, e a quest’ultimo particolare dobbiamo un celebre autoritratto di Michelangelo.
    Il bello della storia è che non si finisce mai di raccontarla 🙂
    A presto!

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    1. Ciao Claudio, grazie del passaggio!

      Ben vengano gli appunti. E del resto queste letture mi servono per colmare la mia ignoranza della musica greca e romana. Però temo che il Tintori me l’avrebbe fatta proprio passare. Non ho infatti altro che citato, paro paro, un suo passo che ho messo tra virgolette e che contiene sia l’aulos, tra parentesi, sia la parola ‘flauto’. Ciò che dici comunque mi dà occasione per approfondire la cosa.
      A presto,
      Giovanni

      PS
      Chiarisco. Il brano è di Cornelio Nepote ma l’ho ricopiato dal libro di Tintori.

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      1. Omero non è dunque l’unico a dormicchiare di tanto in tanto. Per la Utet Tintori curò un doppio volume sugli strumenti musicali che era la mia bibbia quando lavoravo al DEUMM, e lì non transige: aulo = oboe e guai a chi dice flauto 🙂

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      2. Vorrei capire chi ha fatto l’errore, se Tentori (meno probabile a questo punto) o chi ha tradotto il brano di Cornelio Nepote. Dovrei prendere Cornelio Nepote in originale e il testo di Tentori. Ma sono già a letto 🛌. Domani pomeriggio, se mi ricordo. Grazie Claudio. Buona notte 🌙
        💤

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    1. Interessante, e mi incuriosisce, quello che dici. Chi le vuole recidere e perché? Se hai tempo spiegati meglio. Grazie di essere venuta, Elena!

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        1. Ancora più interessante. Mi spingi fare una piccola ricerca per risponderti. E’ il bello dei blog, la discussione, l’approfondimento insieme agli altri.
          Oggi pomeriggio, però. Stamattina devo rincontrare il batterista che suonava nella mia band e sono molto emozionato. Sono passati 53 anni! 😱

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        2. In realtà, le uniche nostre radici sono quelle classiche. Che c’entrano i Giudei, che tra l’altro sono stati soggiogati dai Romani.

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          1. Si dice giudaico-cristiane perché il cristianesimo è derivato dalla religione ebraica. I primi cristiani non pensavano di aver cambiato fede ma di aver creduto che il Messia nella figura di Gesù era finalmente venuto. Furono chiamati cristiani perché seguaci del Cristo.

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          2. Di questo argomento, di natura culturale non strettamente religiosa, ne hanno scritto fior fiore di pensatori, io non faccio testo ma sono convinta di ciò. Se ti interessa lo trovi in internet: Le radici giudaico-cristiane dell’Europa. Trovi molta letteratura. Poi, libero di pensare come vuoi.

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          3. Le nostre radici sono romane, etrusche, anche celtiche. Di ebreo o giudaico non abbiamo nulla, sono stati conquistati dai Romani in epoca imperiale. Anche il nostro ordinamento giuridico è di ascendenza romana.

            Questa è Storia, non c’è alcuna rilettura politica.

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          4. Il cristianesimo che si è diffuso in tutta Europa, partendo dalla comunità di Roma (proprio in epoca imperiale) e da est con le prime comunità cristiane, si basa su tutta la Bibbia, Antico e Nuovo Testamento quindi affondano nella cultura ebraica. Non siamo discendenti di ceppo etnico ma di cultura che per secoli è stata omogenea in tutta Europa. Poi, ripeto, libero di avere le tue idee.

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          5. Direi che poi la chiudo qui, sono ospite, però la Storia non comincia dal cristianesimo, ci sono millenni precedenti a esso, e delle storie di una setta che si è affermata per aver saputo appoggiarsi a culti e filosofie precedenti, sarebbe meglio non tenerne conto 😊

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          6. Elena, Zoon, scusate ma il batterista, che poi è diventato un astrofisico, mi ha trattenuto prima al parco, a Villa Ada, con tutti i parenti (un compleanno) e poi ora siamo a casa sua per una pizza. Domani cercherò di intervenire, se ci riesco. Grazie per i vostri interventi!

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          7. Il Cristianesimo nasce dal giudaismo. Paolo di Tarso, l’inventore, in pratica del cristianesimo (l’esistenza di Gesù viene addirittura contestata, cfr. Tom Harpur, The Pagan Christ) era ebreo e addirittura fariseo ecc. Vedi mia risposta giù.

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  2. Era intagliato lì nel marmo stesso
    lo carro e’ buoi, traendo l’arca Santa
    per che si teme officio non commesso.
    Dinanzi parea gente; e tutta quanta,
    partita in sette cori,a’ due mie’ sensi
    facea dir l’un “ no”, l’altro “sì “,canta.
    Lì precedeva al benedetto vaso,
    trescando alzato,l’umile salmista,
    e più e men che re era in quel caso

    (Purgatorio X Davide)

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  3. Di grande interesse! Ti ho inviato,ma non so se ti è arrivata, la foto del sarcofago di Haghia Triada dove c’è un suonatore di eptacordo. Certo lo conoscevi!

    Inviato da iPhone

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  4. @Elena, @Zoon

    Qualche osservazione, il tema richiede competenze che non ho, per cui dirò delle corbellerie.

    La Costituzione Europea scritta nel 2003 purtroppo è in stallo o è stata abbandonata, per la non ratifica di Francia e Olanda. Essa forse farà da base a una futura Costituzione, chi lo sa. In essa non si fa cenno alle radici cristiane dell’Europa, è vero, il che ha fatto arrabbiare i cattolici e i cristiani del continente, e non solo.

    La Costituzione ha infatti un’impronta più o meno laica (vedi nota 1), forse per l’influenza della Francia, che ha la “religione della laicità”, dalla Rivoluzione francese in poi (a capo della Costituente era Valéry Giscard d’Estaing, ex presidente della Repubblica francese; molti dei pensatori europeisti erano francesi, la Francia ha influenzato molto le istituzioni europee ecc.)

    Che culturalmente e storicamente l’Europa abbia anche radici cristiane, mi sembra fuor di dubbio e in questo concordo con Elena. Uno può preferire, come me, le radici greco-romane-etrusche-sannite-celtiche (cioè pagane), ma la cosa a mio parere è innegabile.

    Va detto però che, senza l’appoggio degli imperatori romani, Costantino e soprattutto Teodosio (il suo famigerato editto di Tessalonica del 380 d.C. diede un colpo mortale al paganesimo proibendolo), il cristianesimo sarebbe prob. rimasto una delle tante sette e non si sarebbe diffuso come invece è avvenuto. E’ l’opinione di Theodor Mommsen e di molti altri eminenti studiosi (oltre che la mia, per quanto può valere, cioè nulla).


    Nota 1. L’Unione degli Atei e degli agnostici razionalisti (mi sembra un’altra religione, anche se anch’io sono un agnostico) ha presentato un documento di protesta per l’art. 51 della detta Costituzione che secondo loro lede il principio di laicità: https://www.uaar.it/laicita/costituzione_europea/commenti-uaar-articolo-51-cost-eu.html

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