Secondo i filosofi della storia ci vogliono almeno 100 anni perché un fatto rientri in un giudizio e in una storiografia imparziali (udito stamattina su Prima Pagina, Radio 3).

Se questo è vero, la festa del 25 aprile, e la liberazione da questa commemorata, cioè l’insurrezione generale avvenuta in Italia del Nord il 25 aprile 1945 contro i nazisti e i fascisti, non possono ancora essere giudicate con imparzialità, anche perché detta liberazione avvenne dopo una guerra fratricida che vide italiani contro italiani.

20 thoughts on “Il 25 aprile, la festa della discordia

  1. Esatto. Non giubilerei tanto visto che la liberazione ha comportato anche atti esecrabili nei confronti di altri italiani e non parlo di chi si fosse macchiato di essere fascista, ma anche persone oggetto di vendette personali o semplicemente perché erano nel posto sbagliato al momento sbagliato.

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    1. Sicuramente, hai ragione. Furono anni terribili, scempi di tutti i tipi e da ambo le parti. Quanto al giubilare, non so. Mio padre, di destra, che aveva creduto nel re e nel fascismo, ne uscì distrutto e confuso. Io invece, che sono sempre stato di sinistra, cerco ormai di vedere le ragioni degli uni e degli altri. Mi è rimasto però un netto antifascismo, perché il fascismo è una dittatura che obbliga a vedere le cose in un solo modo. Dittatura, mai! Temo il nuovo Trump italiano.

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      1. Del fascismo me ne raccontò ampiamente mio nonno. L’altro nonno fascista anche dopo disse che avendo fatto 10 anni di prigionia con gli inglesi doveva trovare una giustificazione a questo suo sacrificio. Non credere però che oggi abbiamo tutta questa libertà di parola o siamo trattati tutti allo stesso modo.

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        1. La totale libertà di parola e di trattamento non esiste, io credo, in nessun tipo di regime. Oggi però è meglio di allora, io credo. Ti racconto un aneddoto. Mio zio materno, Carlo, stava sulla spiaggia di Follonica negli anni ’30, era giovane, e gli scappò una barzelletta sul duce. Non sapeva che vicino a lui c’era una donna che ricopriva una carica importante del fascismo locale. Dopo poco arrivò la polizia e lo arrestò. Mio nonno, il padre di mia madre, mosse tutte le pedine che poteva e alla fine riuscì a farlo liberare.

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  2. Mio padre che si era fatto sette anni di militare, cinque di guerra ( non era fascista, era un povero contadino, che a diciannove anni è stato preso dal suo paesino nel profondo meridione e mandato a combattere Russia, Iugoslavia, ecc ) non ha mai voluta festeggiare il 25 aprile, diceva che era sbagliato, per tutti quei soldati che come lui avevano combattuto od erano morti in nome della patria.

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    1. @Un allegro pessimista

      Da che parte del profondo Meridione?
      Non fai che confermare quanto la Liberazione sia in fondo stata controversa, come evento. Io mi sono ritrovato in quei valori (Resistenza ecc.), figuriamoci. Anche oggi, e poi in fondo nel movimento antifascista ci furono non solo comunisti e socialisti, ma anche cattolici, repubblicani, ecc. In realtà con gli anni e con più maturità mi sono anche reso conto che in Italia si era creato un nuovo conformismo. Chi era collegato a quell’ambiente fu, negli anni successivi, favorito in tutto, gli altri no, come il grande Albertazzi. A meno di abiure totali, come fece Ingrao (abiura sincera, però, Ingrao era un grande).

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      1. Dalla Calabria,.Mio nonno materno aveva preso la croce di bronzo (credo che si chiami così) durante la prima guerra mondiale.
        Mio padre non ha mai amato la politica, mentre io sono sempre stato uomo di sinistra,( socialista, ancora prima degli scandali ho votato radicale, è una storia lunga ), oggi entrambi letteralmente scomparsi.
        Mio padre ha scritto due quaderni sul suo periodo militare, mia figlia ne sta facendo un libro, ti garantisco stupendo.
        Io adoro Guareschi ed insieme a Mosca dirigevano il Candido, consiglio a tutti di leggerlo ( si trova ) per capire effettivamente quei tempi ( tra l’altro divertentissimo ).
        Gureschi già a quei tempi raccontava delle porcate fatte durante la liberazione.
        Ti ricordi qualche hanno fa quel giornalista di sinistra che raccontò in un libro i fatti avvenuti come fu linciato dalla sinistra.
        Di sicuro i partigiani non erano solo comunisti, ma di tutte le fedi democratiche italiane. Pertini era socialista.
        Secondo mio padre visto che la guerra l’aveva combattuta per l’Italia, nel momento che l’abbiamo persa con oltre trecentomila morti, festeggiare il 25 aprile gli sembrava di mancare di rispetto a tutti quei ragazzi che avevano combattuto, e tra l’altro la maggior parte non era neanche fascista.
        Comunque la si pensi visto come siamo finiti… c’è poco da festeggiare.

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        1. Mia moglie è un quarto calabrese (Fuscaldo, Cosenza).

          Interessante questa cosa del libro che sta preparando tua figlia. I libri con i ricordi di famiglia dovrebbero essere scritti, sennò i giovani e in generale i discendenti (e non solo) rimangono senza radici. Il mio blog in parte ha come scopo quello di raccogliere ricordi per i miei discendenti.

          Mi sono riguardato la figura di Guareschi sulla Wikipedia. Non sapevo che l’idea dei ‘trinariciuti’ fosse sua: azzeccatissima! Dà un’idea perfetta dell’ottusità, della chiusura mentale e della cieca subordinazione al partito.

          Di porcate ne sono state fatte tante, da ambo le parti. Però la cultura, l’ambiente, il conformismo, che il partito comunista impose nel dopoguerra non era autenticamente democratico, non era tollerante, essendo influenzato dal terribile zdanovismo (Zdanov come è noto era una specie di ‘ministro della cultura’ al tempo di Stalin, nel dopoguerra).

          Togliatti, soravvisuto in Russia alle purghe staliniane, tornato in Italia impose cioè una politica culturale in definitiva intollerante e dogmatica. “Impose” però non è esatto. La sinistra inizialmente conquistò l’egemonia culturale nel dopoguerra naturalmente, per suo valore indiscusso. Molti intellettuali italiani, dopo la pubblicazione dei Quaderni dal Carcere di Gramsci, un pensiero originale, ricchissimo, aderirono alla sinistra e al PCI. Pasolini, Moravia ecc. inizialmente erano tutti gramsciani.

          Gramsci però era anti-dogmatico: quando scoppiò la rivoluzione russa disse che essa contraddiceva Marx, il che fece scandalo ecc. Per lui il marxismo era uno strumento da abbandonare quando non serviva più. Altro scandalo. Croce, il grande liberale, disse che Gramsci era uno dei suoi, Togliatti invece per lui non lo era. Togliatti infatti non era Gramsci. T. era per il potere, costi quello che costi. Ci sono anche dubbi sul perché Gramsci non venne liberato prima (Togliatti non voleva? Nel congresso di Lione del ‘26 Gramsci infatti fu nominato segretario del PCd’I, non Togliatti ecc.)

          Vabbè, la smetto su Togliatti.

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          1. Quella delle radici è una mia fissa.
            Mia figlia dice che la cosa incredibile è la vicinanza di pensiero col nonno, e lo stile nello scrivere. Guareschi e Mosca col Candido hanno dato voce ad uno spaccato d’Italia incredibile.
            Guareschi votava per la DC e Mosca era di sinistra. Quando raccontavano gli avvenimenti ( in maniera umoristica) del periodo, Guareschi scriveva come fosse del Pc e Mosca della DC: esilaranti.
            Sarò sincero non ho mai amato e mai votato il PC.
            Il socialismo è più sulle mie corde ( in gioventù mi ero anche iscritto, poi ho visto fare delle porcate uscite fuori qualche anno dopo, e sono scappato via)

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          2. A me va bene anche se sei della destra estrema, purché uno sia sincero, non opportunista: sarebbe più interessante il confronto delle posizioni!

            Quando avevo il mio blog in inglese, alcuni commentatori erano molto a destra. Uno in particolare (Alex Niccolo), una canadese di Montreal, di origine calabrese (3a generazione: i suoi nonni erano emigrati là). Non concordavamo in nulla, ma le nostre discussioni sono state memorabili. Abbiamo imparato tantissimo l’uno dall’altro. Io per lui rappresentavo il paese mitico dei suoi antenati.

            Il PSI è stato un grande partito, purtroppo spazzato via da Mani Pulite.

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  3. Questa è una festa che dovrebbe unire. La Libertà che c’ha donato questa data, grazie al sacrificio di donne, uomini, americani, dovremmo tenerla ben stampata nel cuore! Amo molto questa festa e onoro sempre con la memoria le persone che si sono battute per donarci la Libertà. Libertà che per molti sembra una cosa naturale. Invece non lo è affatto. E’ un privilegio che dovremmo sempre difendere. E dovremmo leggere più spesso le parole del Calamandrei :

    “È così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi alla politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa.

    Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai.

    E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

    ( stralcio da un discorso di Piero Calamandrei, sulla Costituzione, 1955.)

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    1. E’ vero, dovrebbe unire, sono sulle tue posizioni. Qui semplicemente constato che crea discordia. Domani. Stasera sono stanchino. Troppe cose oggi.

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    2. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia

      Parole molto belle e vere, di uno che quel senso di asfissia aveva provato. Personalmente credo molto nella libertà. Purtroppo oggi i giovani in Occidente, che ce l’hanno la libertà, non ci fanno spesso caso (parole dunque ancora e sempre attuali, quelle di Calamandrei). Guarda da noi il credito che ha Salvini, il Truce.

      Anche perché il ‘liberalismo’ è in declino come modello. Prendi la Cina, 1 miliardo e 300 milioni di persone. Erdogan in Turchia. La Russia. Le Filippine. Ecc. Sono modelli diversi, non liberali, che si basano sul principio, che poi era quello di Platone, che se chi governa è illuminato, è “filosofo” e fa il bene del popolo (nel caso della Cina mi sembra molto vero) può anche togliere una parte della libertà (o tutta).

      Sembra lontano quel 1989 in cui i giovani occidentali correvano a Berlino e contribuivano a rompere un pezzo del muro, simbolo della ‘non libertà’.

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