Secondo post sulle mie musiche dedicato a Claudio Capriolo nonché al Maestro di coro Roberto Montuori. Mi ricordo delle belle cene a casa nostra, avremo avuto sui 35-40 anni, che tempi meravigliosi! C’erano Stefano e poi Serafino, detto l’Extropian per le sue simpatie per l’estropianesimo, che erano due miei compagni di scuola. Poi naturalmente mia moglie ed io.

A volte partecipavano anche altre persone, tra cui Giorgio. Si parlava di tutto e la musica – avevo da poco acquistato un eccellente impianto stereo – era la protagonista. Visto che Johann Sebastian Bach, il mio preferito, non piaceva a Stefano, ascoltavamo molto Sibelius, Chopin e Keith Jarret (il Concerto di Colonia!). Cantavamo e suonavamo anche parecchio.

Delle mie musiche a Serafino piacque soprattutto questa, che propongo qui, per pianoforte e batteria. Anche questo secondo pezzo ha un sapore un poco ‘contemporaneo‘. Le prossime musiche saranno invece più ‘classiche‘, qualche volta ‘leggere‘ e jazz. L’improvvisazione (purtroppo) giocherà sempre un suo ruolo.

6 thoughts on “Altro pezzo contemporaneo. Piano e batteria (2)

    1. Per questo e per l’altro pezzo, è tutta un’influenza inconsapevole. Anch’io, a risentirlo adesso, ho pensato ai ritmi irregolari di Stravinskij. Ma allora, suonavo, e quel che veniva veniva.

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    2. In generale devo dire che sono una persona abbastanza istintiva (lo considero un difetto) e intuitiva, quello che un tempo si diceva un ‘emisfero destro’. Questo si ripercuote sul mio approccio alla composizione. Forse avevo talento compositivo, non saprei, ma la strada dell’inconcludenza è lastricata di talenti che non si sono saputi dare una disciplina.

      Due parole sulla mia maestra di piano. Si chiamava Pauline O’Connor, era un’irlandese australiana di Perth ed era una delle pianiste più apprezzate da Benedetti Michelangeli (divenne sua segretaria e tesoriera per alcuni anni). Mi disse che avevo talento musicale, che ero il suo allievo preferito ma che non sarei mai potuto diventare un concertista perché avevo cominciato a 18 anni lo studio del piano (ero infatti un chitarrista, in partenza).

      Per me fu un crollo. Mi sbandai per alcuni anni. Lei mi suonava spesso. Era fantastico. Nel libro delle sue memorie, Music across the wawes, trascritto dal figlio, Hugo Belviso, dice che al concerto del suo diploma, a Sidney (o a Melbourne?), doveva suonare il 1° concerto di Rachmaninov.

      Improvvisamente, davanti alla giuria, mentre suonava, ebbe un’amnesia. Era terrorizzata, ma improvvisò però nello stile di Rachmaninov e arrivò comunque alla fine. Pensava di essere bocciata. Invece fu applaudita e promossa a pieni voti e vinse così una borsa di studio con la quale poté andare in Italia a perfezionarsi da Michelangeli.

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