Terzo post sulle mie musiche dedicato a Claudio Capriolo nonché al Maestro di coro Roberto Montuori. Un brano degli inizi degli anni ’90, improvvisato di notte, quando tutti dormivano, nel mio studio allora completamente insonorizzato.

Il piano e il tappeto d’archi vengono dal mio sintetizzatore Korg 01/W, che stupidamente vendetti anni dopo. Anche il contrabbasso elettronico, che però ho aggiunto dopo, sempre quella notte, viene da lì. Quanto al suono di piano di questo bel Korg 01/W – un piano diverso da quello dei due brani precedenti, soprattutto dal primo (frutto di 5-6 suoni di piano fusi assieme 😱) – mi piacciono di più i suoi suoni gravi e quelli alti, molto meno quelli intermedi. Ma questo passava il convento quella sera, e quindi mi devo accontentare.

Il convento disgraziatamente passava anche il mio mixer (il miscelatore in cui tutti i suoni confluiscono prima di uscire sulle casse e/o essere registrati), che a comprarlo oggi sarebbe costato 800 euro circa. Per registrare delle musiche di una qualità di suono professionale ci vogliono mixer da diverse decine di migliaia di euro.

Un mixer serio. Tutte le immagini che pubblico senza credits sono di Pixabay, un sito di free pictures

13 thoughts on “Nightpiece. Piano, tappeto d’archi e contrabbasso (3)

  1. Qualcosa tipo preludio o interludio sinfonico, vagamente new age ma con armonia uno zinzino più ricercata 🙂

    Non so quali ambienti musicali frequentassi tu all’inizio degli anni ’90, ma comporre in rigoroso stile dodecafonico non era più un obbligo da parecchio tempo, diciamo da quarant’anni se consideriamo che Boulez pubblicò Schoenberg est mort sulla rivista inglese «The Score» nel 1951.

    Io frequentai il conservatorio intorno alla metà degli anni ’70: il mio insegnante di composizione era Ruggero Maghini (leggendario direttore del Coro della Rai di Torino), uno che alle idee di Schoenberg non aveva mai aderito, abbracciando invece quelle di Stravinskij. Direttore dell’istituto, quando vi entrai ufficialmente, era Sandro Fuga, uno che viveva ancora nell’Ottocento. L’anno successivo gli subentrò Felice Quaranta, anch’egli tutt’altro che un serialista. Maghini aveva già avuto due infarti e non di rado era costretto a casa per ragioni di salute, sicché noi suoi allievi eravamo smistati nelle classi di suoi colleghi, come Sergio Pasteris e Enrico Correggia: nessuno di loro era un seguace di Schoenberg né tantomeno di Boulez.

    Di quegli anni ricordo anche i corsi di musica elettronica tenuti da Enore Zaffiri, nonché qualche seminario con la partecipazione di Luciano Berio, Azio Corghi e altri nomi più o meno famosi: nessuno di questi pretendeva che componessimo musica dodecafonica, seriale, puntillista o simile. Anzi, ricordo le facce basite di alcuni dei miei compagni di studi quando sentirono Berio difendere con passione la musica del passato: «Dopo fate quel che volete, ma prima studiatela a fondo», disse.

    All’epoca stava già affermandosi la musica new age, tonale che più tonale non si può, ovviamente bistrattata dai musicisti “seri” per ovvie ragioni (era ed è tuttora un’operazione commerciale a basta) e, su basi e lungo binari diversi, il minimalismo: Terry Riley, Steve Reich e Philip Glass i più noti esponenti, tutti e tre in qualche modo propugnatori di un linguaggio di stampo tonale, al limite politonale, ma comunque più interessati alla ricerca sul ritmo.
    Poi ci sono i miei due preferiti, di cui ti ho già detto, Ligeti e Takemitsu, tutto sommato non classificabili all’interno di categorie precostituite: entrambi capaci di elaborare uno stile personale, il primo partendo dall’esperienza bartokiana, il secondo più vicino inizialmente a Debussy e Messiaen.

    Alla fine, ribadisco: Schoenberg è morto, ormai da quasi settant’anni. E anche Schoenberg, nell’ultima fase della sua vita, non sembrava più un convinto assertore delle sue stesse teorie 🙂

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    1. Non so quali ambienti musicali frequentassi tu all’inizio degli anni ’90

      I miei studi di pianoforte e composizione si collocano tra il finire degli anni ’60 e l’inizio dei ’70. Quindi allora la dodecafonia o serialismo con i rivoli del puntillismo ecc. più o meno imperava, come tu stesso hai confermato, qui e sul tuo blog. Purtroppo non incontrai nessuno che guardava all’Europa dell’Est, aree che secondo il mio gusto avevano conservato uno spirito musicale intrigante: Stravinskij, Shostakovich (che adoro), Prokofiev ecc.

      Molto interessante, a proposito, il tuo excursus. Sono nomi che ricercherò. Mi fa anche piacere che dai un po’ di basi a unallegropessimista, come lui dice, che pare ami moltissimo la musica.

      Dopo quegli anni musicali, per così dire (dai fine ’60 ai primi ’70), siccome non tolsi un ragno dal buco della musica, e avendo grazie a Dio anche altri interessi, esplorai mondi diversi: storia, filosofia, letteratura, sociologia (e politica, erano gli anni della politica). Ciò mi permise di diventare professore di lettere. Fu una bellissima esperienza, perché vivificata soprattutto dai giovani e da colleghi con cui ho ancora dei rapporti di amicizia e stima.

      Infine nei primi anni ’90, quando decisi di abbandonare l’insegnamento per motivi economici (guadagnavo poco più di un bidello, mia moglie batteva giustamente cassa), provai a ritentare la carriera musicale, con l’intento ‘obbligato’ di guadagnarci. Pensai alle colonne sonore. E mi guardai intorno. Si avvicinava il nuovo millennio e il New Age indubbiamente c’era: non che mi affascinasse più di tanto, per uno come me adoratore di Bach! Ma tirava, come dici anche tu, commercialmente. Di qui l’influenza ‘commerciale’ nelle mie musiche. Non che mi dispiaccia, non sono schizzinoso.

      Tutto qui. Non avendo guadagnato con le musiche, mi buttai allora nell’ingegneria dei sistemi e divenni un ingegnere dei sistemi. E lì sì guadagnai di più, anche perché ci fu l’esplosione dell’informatica dai ’90 in poi. Nella mia vita ho sempre studiato parecchio (e mi sono disperso). Ma non me ne pento.

      PS
      La musica elettronica era intesa come abbozzo. Se il pezzo andava, sarebbe stato registrato con strumenti e un’orchestra vera, come fanno ancora oggi i compositori di musiche per film. Un mio pezzo ebbe successo, anche se non mi fruttò una lira: accompagnò infatti una serata di Piero Angela sotto le stelle, in un parco del sud del Lazio che aveva un immenso recinto pieno di struzzi. Angela parlava, galassie ecc. venivano proiettate su uno schermo e la mia musica era sparata nell’aria e nel cielo da amplificatori enormi. Purtroppo siccome la mia musica ogni tanto esplodeva, gli struzzi si impaurirono e fuggirono nel Lazio, e di loro non si seppe più nulla. Una tragedia. La pubblicherò, la musica e la storia, prossimamente.

      La storia sembra inventata, lo so, ma è perfettamente vera.

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      1. Anch’io avevo iniziato tardi lo studio del pianoforte: mi fu subito detto di non coltivare grandi ambizioni, non solo perché avevo già 14 anni ma anche per via della conformazione delle mie mani – i miei mignoli sono molto corti, non arrivano all’ultima nocca degli anulari, sicché un’articolazione appena decente di questi ultimi mi è preclusa.

        Cominciai a studiare composizione (da autodidatta) più che altro per curiosità, con l’idea di riuscire a capire meglio le musiche che amo. Non ho mai pensato di fare il compositore di professione. Al conservatorio mi iscrissi perché pensavo di conoscervi persone interessanti, andando così incontro a parecchie delusioni. Dopo la morte di Maghini (il terzo infarto gli fu fatale) mi ritirai. Qualche tempo dopo iniziai a lavorare con Alberto Basso, che di Maghini era stato amico e collaboratore.

        Come “compositore” (si fa per dire) ho prodotto una lunga serie di armonizzazioni di bassi e canti dati, qualche timido tentativo di contrappunto e pochissime altre cose, che non vale la pena di menzionare (anche perché sono andate perdute). Faccio solo due eccezioni. Al conservatorio ero riuscito a strappare a Maghini un mezzo sorriso mettendo in musica (per baritono e pianoforte) le regole-base dell’armonia: il brano si intitolava Armonia, ninfa gentile o alternativamente Bloody Harmony / Armonia la Sanguinaria, il testo consisteva in una serie di prescrizioni tipo

        se l’effetto tu vuoi vario
        fa’ che ‘l moto sia contrario

        oppure
        parallele quinte e ottave
        adoprar è fallo grave
        .

        Durante una cena a casa di Basso presentai invece due “voci” dell’enciclopedia musicate, sempre per baritono e piano. Secondo me, la più riuscita era quella di un rimando (nel DEUMM i rimandi sono indicati con una freccia):
        D’Alembert, Jean Le Rond → Alembert, Jean Le Rond d’

        Su una base di accordi molto dissonanti eseguiti al pianoforte, il baritono deve estrarre da una tasca una piccola freccia, impugnarla tenendola orizzontale davanti a sé all’altezza degli occhi e intanto, ruotando su sé stesso nella direzione indicata dalla freccia, cantare il testo del rimando sulla melodia di Sur le pont d’Avignon, calcando molto sul d’ finale.
        Sai, spesso mi sento dire frasi come «Ma tu sembri una persona seria».

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      1. J’ai dépassé la cinquantaine depuis quelques années…

        Côté musique : Free style sur Korg WS wavestation et guitare électrique (2 de marques assez connus), Chant (obligatoire ecole de musique premières années), etc…

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        1. Étonnant, tu avais l’air beaucoup plus jeune. Mais ton âge est encore très jeune. Je viens d’avoir 70 ans, et je me sens jeune aussi !
          Korg WS wavestation, beaucoup plus évolué en tant que sons, surement. Je suis aussi un guitariste de base. C’est peut-être pour cela que j’ai échoué en tant que pianiste: ce sont deux instruments complètement différents. Eh bien, nous avons beaucoup d’intérêts communs, il semble.

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          1. Pour ma part, je tiens à spécifier que je suis qu’un tout petit amateur.

            Maintenant pour des raisons de santé, j’ai arrêté le clavier et la guitare, cela fait plusieurs années.

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