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Dopo l’efferato delitto dei crocefissi sulla via Appia antica, nel romanzo Le tre facce della Medaglia che è anche un poliziesco introduco il commissario Alvaro Manneschi (beh, ogni romanzo poliziesco che si rispetti prevede degli investigatori, dei commissari, ispettori ecc.). Il personaggio di Alvaro s’ispira a un mio amico aretino d’infanzia, Alvaro Mugnai, una persona incredibile (mia sorella più piccola e anche una mia cugina avevano preso la cotta per lui, e non solo perché era un fustaccione).

Nel libro c’è anche la moglie del commissario, che nel romanzo si chiama Sabrina ma se Alba (la moglie dell’Alvaro vero) me lo permette la chiamerò Alba [aggiornamento, Alba mi ha dato il permesso! 💓💖💗 Grazie Alba e Alvaro!!]

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Ma ascoltiamo adesso Alvaro Manneschi in azione. Enjoy.

Montalbano non ha niente a che fare col mio commissario ma mi è piaciuto mettere qui la foto di questo personaggio (nonché attore) eccezionale. Credits

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Roma, Appia antica, 6 maggio 2018. 6:30
Dopo una notte di fulmini e tempesta un’alba rosata sorgeva placida dietro ai colli da cui nacque la stirpe di Roma, Roma la grande, la sacra, la superba.
Allo stesso modo a 20 km circa dalla capitale luci morbide cominciavano a diffondersi sul Monte Cavo e per le strade le chiese e le fontane dei comuni di Castel Gandolfo, di Rocca di Papa e di Marino, i luoghi d’Alba Longa da cui vennero i gemelli Romolo e Remo. Un calore tiepido avvolgeva umani animali e piante e pareva dar pace alle sofferenze immancabili in ogni esistenza. Una pace illusoria, in verità, poiché mista all’orrore.

I tre corpi martoriati e crocefissi si stagliavano contro un cielo repentinamente striato di rosso. Affissi con chiodi bruni su tronchi freschi appena tagliati, squadrati e rigati di sangue i tre miseri cadaveri erano stati posti lungo l’Appia Antica non lontano dai tumuli degli Orazi e Curiazi, la schiena rivolta a Occidente e i volti a Oriente. Le croci erano sopraelevate su basamenti quadrangolari di materiale sintetico che, ad imitazione perfetta del marmo a sostegno delle colonne d’un tempio, erano d’una levatura tale che, unita all’altezza delle croci, rendevano l’orrore visibile fin dalla via Appia nuova.


– Maria santissima! – esclamò pallido l’agente scelto Carmelo Caruso della stazione di polizia di via Appia Nuova. Poi con una smorfia aggiunse:
– In vent’anni di servizio non ho mai visto nulla del genere.

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Le luci di quattro volanti e il gracchiare delle radio della polizia facevano da contrappunto prosaico alla scena spaventosa.
– Caruso, vero? – disse il Commissario Alvaro Manneschi.
– Controlli bene le recinzioni e che nessuno s’avvicini.
Nonostante l’ora mattutina molti curiosi stavano già avvicinandosi alle croci che si stagliavano troppo nettamente per non esser notate dai pendolari provenienti dal sud del Lazio e dalla Campania e diretti sull’Appia Nuova, in direzione della capitale. Alcune macchine s’erano già fermate sul ciglio della strada e gli automobilisti, scesi dalle loro vetture, stavano percorrendo a piedi le centinaia di metri che li separavano dalla scena del crimine. Altri giunti più rapidamente con le moto guardavano inorriditi i tre cadaveri appesi che davano misera mostra di sé.


Avvertito dal vice questore che la cosa era di competenza del Manneschi il commissario Carlo D’Agostino aveva percorso nei fumi dell’irritazione il tratto che separava il commissariato dell’Appio dal luogo del crimine. Ma appena giunto a destinazione la sua rabbia era svanita e adesso a bocca aperta osservava l’atroce spettacolo.

Descrizione di Alvaro

Alvaro Manneschi era alto robusto con occhi grigi riflessivi e intelligenti e il mento squadrato. Aveva appena finito di interrogare Adi Putra Wijaya, il giovane indonesiano che per primo aveva trovato i corpi dei giovani e del cane. Adi Putra Wijaya lavorava come giardiniere presso la villa del prof. Alessandro Valeri, noto chirurgo estetico del Policlinico Gemelli di Roma.
– La mattina molto presto – aveva detto al commissario con espressione spaventata – porto sempre a spasso i due Setter Laverack del professore. A poca distanza dal solito viottolo, nel parco dell’Appia antica, me li sono trovati davanti, quei due poveri ragazzi, con il grosso cane nero crocefisso nel mezzo.

Il commissario congedò il giardiniere dopo avergli comunicato che avrebbero avuto ancora bisogno di lui. Poi prese il cellulare e scuro in volto chiamò Franco Cardellini, della polizia scientifica.
– Franco, è una cosa pazzesca. Vieni qui prima che si scateni l’inferno.

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Più avanti nel romanzo descrivo Alvaro così:

“Il commissario Alvaro Manneschi parcheggiò la sua Fiat Bravo grigia davanti al Commissariato Monti, in vicolo del Guercio, e uscì di passo lesto per sgranchirsi le gambe. Era un omone grande, con atteggiamenti e dettagli del vestire assolutamente privi d’ogni ricercatezza. Occhi grigi e mento squadrato, i bei capelli biondo-castani e lisci mostravano, assieme ai baffi, una lieve sfumatura rossiccia. Era mattina presto. L’aria era …”

(continua)

——-

Puntate fino ad adesso:

0. Post di introduzione al romanzo ‘Le tre facce della medaglia’

1. Romanzo. Città maschili e femminili

2. Romanzo. Il demone Lilith in azione. non adatto ai minori

3. Entra in scena il commissario Alvaro Manneschi

4. Continua l’indagine del commissario. Viene introdotta Alba, sua moglie



5 thoughts on “Romanzo di Giovanni Mario Buffa. Entra in scena il commissario Alvaro Manneschi (3)

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