Ecco un altro piccolo episodio del mio romanzo (ce ne sono di tutti i tipi attorno alla trama principale) in cui due sudanesi di Torpignattara, quartiere periferico di Roma, si conoscono meglio in un bar. Non tralascio quello che m’ha detto Giorgio leggendo parti del libro:

Giorgio: Il solito buonismo. Ma sì, facciamoli entrare tutti, tanto gli Africani sono solo un miliardo.
Giovanni: Ma che cazz…., nel mio romanzo ci sono tutte le razze. Mo’ non si può nemmeno inserire gente di colore che la cosa si politicizza.

Tra l’altro, in un romanzo come questo in cui i medesimi personaggi spaziano nelle epoche, il Sudan significa l’antica Nubia che, con la XXV Dinastia, ha dato all’antico Egitto una bella fila di faraoni neri, materiale romanzesco infinito. Si vedrà per il secondo volume della trilogia. Enjoy.

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Roma, quartiere di Torpignattara, ottobre 2010. Mattino

Bako entra nel bar di Torpignattara che di solito frequenta, ordina al banco un cappuccino e poi si mette a sedere. Al banco c’è anche er Pirata, grosso uomo sui 40, i braccioni tatuati che “se te stringono te stritolano”. Er Pirata ha i tratti marcati e sarebbe il perfetto Gérard Depardieu del quartiere se fosse un po’ più gallico e un po’ meno scuro nei capelli e negli occhi.
Depardieu ordina una Ceres con l’indice e si guarda lentamente attorno. È il suo mondo, Torpignattara, il suo ambiente.
Er Pirata è un capo.

Gérard Depardieu al Berlin Film Festival del 2010. Photo by Siebbi

Vede il sudanese seduto da una parte e gli dice:
– A fijo de ‘na mignotta vviè qqua!
Bako s’avvicina al bancone. Anch’egli muscoloso, è più alto di lui e il corpo e il viso, d’un nero splendente, hanno un’armonia che er Pirata non avrà mai.
– Ahó possin’ammazzatte, ieri al bar ho sentito che parlavi co’ uno del tuo prof e d’un film de Sorrentino in preparazione (vedi nota) che è ‘na metafora de oggi.
Poi impassibile, guardandosi per un minuto le unghie con ironia finissima negli occhi, a voce bassa proferisce:
– M-e-t-a-f-o-r-a de che …
Bako ride e non volendo fare incazzare Er Pirata dice quel che pensa smussando gli angoli:
– Beh, metafora de ‘sti Italia, d’un paese che po’ solo declina’ se nun se dà ‘na mossa, anche se è un paese bellissimo.
E qui Bako descrive brevemente gli aspetti salienti del film.
Er pirata prorompe:
– Allora è ‘na cloaca, magari un po’ fine ma fammelo proprio di’, come ‘n gran bucio de culo profumato ah ah ah ah ah.
È la risata romana, quella classica di Anna Magnani. Poi con la voce cavernosa, tipo Polifemo che sta per divorare i Greci:
– ‘N GRAN BEL BUCIO DE CULO PROFUMATO AH AH AH AH AH AH. Co’ tanto de mignotte, ruffiani, pretacci e nani che ce ballano sopra. Sei un negro, che è forse ‘n difetto, ma in fondo t’ho visto bambino e te vojo bene.

Murale a Torpignattara. Immagine tratta da qui


In quel momento entra Tanoma. È un bar che frequenta poco. Nobile statua di marmo nero, incede verso il bancone e ordina un latte macchiato. I due sudanesi non si frequentano molto al di fuori delle due tre volte che s’erano incontrati alla scuola del prof. La madre vuole che la figlia frequenti solo gli italiani (“per migliorare nel lavoro”, diceva ammonendola) ma lei, dopo anni di ricerca di qualcosa d’onesto (aveva passato il tempo a rifiutare il 99% delle proposte: escort, massaggi completi, mignottaggio per le vie consolari) era finita a vendere collanine. Poi un giorno aveva trovato un impiego saltuario come cassiera in un supermarket, il che le andava più che bene.

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Tanoma saluta Bako e nota che sta parlando col Pirata in maniera familiare. Non sapeva che il suo conterraneo fosse così ben accetto nel quartiere e che i due fossero amici. Da un paio di contatti lei sa abbastanza del Depardieu di zona. Maestro nella sopravvivenza, er Pirata era un buon marito, un buon padre e aveva raggiunto la prosperità col commercio a costo bassissimo di cellulari e tablet. Da qualche anno s’era allargato con tre piccoli negozi che visitava più volte al giorno, la faccia del boss che sembra distratto ma che in realtà nota tutto e sa tutto. I negozi gli erano gestiti da tre marocchini svegli che gli facevano da manovalanza nemmeno tanto bassa, che lo rispettavano e soprattutto che gli volevano bene.

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Tanoma guarda Bako. È bello, alto, virile. Una nuova luce le si accende negli occhi.


Nota. Le riprese del film La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino iniziarono a Roma nell’agosto 2012. Qui immagino che già nel 2010 il prof abbia fatto vedere agli allievi degli spezzoni del film in preparazione.


Altri brani del romanzo pubblicati su The Notebook:

0. Post di introduzione al romanzo ‘Le tre facce della medaglia’

1. Romanzo. Città maschili e femminili

2. Romanzo. Il demone Lilith in azione (non adatto ai minori)

3. Entra in scena il commissario Alvaro Manneschi

4. Continua l’indagine del commissario. Viene introdotta Alba, sua moglie

3 thoughts on “Romanzo di GM Buffa. Torpignattara, Er pirata e due belle statue di marmo nero (5)

  1. Finalmente sei tornato Giovanni!!! Mi chiedevo dove fossi finito. Ora capisco che sei tutto preso dalle tue scritture.

    Nel tuo racconto hai parlato di ” er pirata ”, non so se è un personaggio vero o di fantasia. Nella mia famiglia invece c’era il fratello più piccolo della mia mamma, soprannominato ” il pirata ” perché da bambino, per correggere un disturbo ad un occhio, portò un occhio bendato per parecchio tempo. Da qui il soprannome. Il suo nome fu quasi del tutto dimenticato, per tutti fu il Pirata.

    Anche quando ha avuto moglie o è diventato babbo. I suoi figli sono conosciuti come i figli del pirata, ed io ovviamente ero la nipote del pirata. Quando andavo a trovare la nonna, a Borgo a Buggiano, mi sentivo importante perché in paese lo zio era conosciutissimo…

    Grazie per il bel ricordo che mi hai fatto tornare alla mente.

    Ciao e ancora bentornato!!! ❤

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    1. Grazie di essere passata Vicky!
      Er pirata è un personaggio puramente di fantasia, ma Roma è piena di questi tipi umani, che da romano ho visto nella realtà e anche i non romani nei film ecc.
      Per esempio, eravamo poco più che trentenni e appena sposati, mia moglie ed io andavamo spesso in una trattoria del rione Monti (i Tre Scalini?), vicino al Celio, il mio rione.
      Il gestore, un omone grosso con una panza enorme, era famoso perché decideva lui cosa portarti. Una volta entriamo e ci sediamo. T’arriva una ragazza che ci porta il tutto, e fin qui Ok. Poi a un certo punto, dietro alle nostre spalle, si ode una voce cavernosa:

      “M-E
      D-I-G-A
      S-E
      H-O
      S-B-A-J-A-T-O!!”

      Era lui. Non gli scoppiammo a ridere in faccia ma poco c’è mancato. La frase passò agli annali. Ancora oggi la ripetiamo e ci ridiamo su.
      E anche tu, vedo, ci hai raccontato una tua storia di famiglia. Bellissima. Sembra di vederlo, il Pirata con la benda. Bello anche ‘Borgo a Buggiano’. Così toscano!

      Un abbraccio 🤗
      Giovanni

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  2. Davvero un bel tipo quel gestore del ristorante, Giovanni!!! Certo Roma è unica per i modi di dire e fare dei romani. Un vero spasso per chi sa ascoltare e osservare.

    Sul mio zio pirata, ci sarebbero tante cose da raccontare. E’ stato l’unico che ha vissuto un po’ fuori dagli schemi. Era molto generoso e adorava gli amici. Quando c’era da aiutare qualcuno non si tirava mai indietro. Dimenticandosi spesso che aveva una famiglia… e si innamorava di tutte le donne…ma in maniera seria. Si fidanzava ufficialmente, anche se aveva moglie e due figli.

    Certo, come marito non è stato una persona facile. Ma come zio… era straordinario!

    Un abbraccio Giovanni, ciao! 🙂

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