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In una pizzeria dietro l’angolo ho incontrato una coppia di Lubecca. Lei era cattolica, rossa di capelli, occhi comunicativi e ridenti, originaria di Colonia. Lui protestante, slavato, gli occhi pensosi e tristi di un azzurro pallido, una vaga rassomiglianza con Schumacher. Mi ha detto:

“E’ una specie di Little Italy, Colonia, mentro io sono il germano o vichingo al di là del confine romano”.

Curioso come la vicinanza del Colosseo faccia parlare qualsiasi turista di storia. Poi non si è aggiunto molto, ognuno per fatti propri, con una certa ritrosia.

Improvvisamente, sarà stato l’effetto di un buon rosso corposo, o l’aria frizzante romana, mi apro e dico loro con sguardo amichevole e sincero.

“Adoro la musica di Bach. Bach è sovrano. E’ un onore per la cultura tedesca. La musica tedesca è immensa”.

Mi accorsi subito di aver detto frasi un po’ fuori dal mondo. Quattro affermazioni solenni (e incaute) aleggiavano ormai nella brezza romana.

Rispondono sorpresi e colpiti:

“Ma anche l’Italia ha creato della bellissima musica, veramente. Ma poi, Bach, non è troppo pesante, serioso?”
“Pesante? – rispondo – Come può il più sublime dei compositori essere pesante? No, no, Bach non è pesante. Bach è t-u-t-to”.

Gli occhi di lui, da una iniziale diffidenza, si addolciscono. Lei sorride con ancora maggiore calore. In realtà eravamo tutti e tre commossi (e brilli).

Altre poche scarne frasi (lei era fiera del papa tedesco, volevano sapere se ero un vero romano ecc.) e ci siamo lasciati, non senza prima esserci scambiati i recapiti.

ψ

Adesso ho degli amici pronti ad accogliermi se passo a Lubecca, città in cui, se non sbaglio, percorrendo chilometri a piedi, Bach si recò a sentire il suo idolo, l’organista e compositore Buxtheude, e dove suonò in una famosissima chiesa. Devo controllare la sua biografia. Trovo subito sul web: “Im Spätherbst 1705 reist Johann Sebastian Bach nach Lübeck, um den norddeutschen Komponisten Dietrich Buxtehude zu treffen und von ihm zu lernen”. Sintetico, ma sufficiente.

Scusate lo sfoggio del mio tedesco – non un gran che, del resto – ma come si fa a non amare questa lingua. Certo, la sua difficoltà (e le guerre perse) non l’ha aiutata a diffondersi.

Un amico bavarese disse una volta un poco sconsolato:

“Persino l’aggettivo ‘tedesco’ – Deutsch – è difficile da scrivere e da pronunciare. Dovevamo cambiarlo ma siamo stati stupidi. A volte non siamo intelligenti come credete”.

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Un’ultima cosa. Bach è figlio della Germania non romanizzata. Roma e il mondo classico non sono tutto, naturalmente. Ma mi chiedo: è dovuto a tale diverso retaggio storico il fatto che la musica di Bach manchi a volte di misura e di grazia? E è un caso che molti italiani (io, per esempio) preferiscano la sua musica eseguita da interpreti di orientamento classico, come l’americano Murray Perahia o, ancor meglio, Arturo Benedetti Michelangeli? Per esempio adoro il Concerto Italiano in Fa Maggiore (BWV 971) eseguito da Michelangeli. Sotto le sue magiche dita l’austero compositore tedesco si veste della grazia e dell’equilibrio di Mozart.

ψ

Update 21 settembre 2013.

Il Bach della pianista napoletana Maria Tipo è un altro esempio di come questo compositore possa essere ‘corretto’ dagli italiani, reso cioè più elegante, cantabile, meno serioso ecc. (vedi a tale proposito i commenti giù sotto).

Del rapporto tra Limes e musica si parla in Musica, politica e storia. Più in generale vedi anche Permanenze e Note alle Permanenze.

Man of Roma

5 thoughts on “Al di qua e al di là del Limes

  1. Bach è anche il mio preferito, anche se, in assoluto, non è la sua musica quella che prediligo, bensì il canto gregoriano. Bach è, insomma, il massimo tra i compositori, nella qual cosa, a dire il vero, intravedo già una ubris, alla quale naturalmente si accompagna una nemesis

    Forse è la stessa cosa che dici tu, a proposito di ciò che potrebbe mancare a Johann Sebastian e della “correzione” di cui potrebbe aver bisogno, non so. Fatto sta che la mia musica non ha propriamente autore. Il che, onestamente, sarà pur singolare, ma credo rappresenti un progresso enorme per uno che, in gioventù, ha–horribile dictu–tributato esagerati riconoscimenti ad un altro figlio della Germania, ancorché di ben altra tempra: Richard Wagner … Adesso, se credi, puoi anche togliermi il saluto. Ma, davvero, mi sono ravveduto e sono diventato verdiano!

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  2. Qui, a quanto pare, si gioca in casa: anch’io prediligo Bach! Rispetto, però, a quanto scrive l’amico Sangal ho dei dubbi molto seri che si possa raffrontare il gregoriano (che pure amo molto anch’io) a qualsiasi altra musica. Penso che sarebbe quasi come voler stabilire una gerarchia tra Bach, Mozart, Haydn, ecc., e il canto degli usignoli o il rumore delle onde che si frangono sugli scogli del Cliff of Moher, o adirittura il silenzio

    C’è qualcosa che mi persuade di più, invece, nell’idea di una Ubris. Ma qui ManofRoma ha ben puntualizzato, se ho ben capito, circa i possibili “residui di barbarie” (o si può dire “influenza del pietismo?”) rintracciabili nel pur sommo JSB.

    Una cosa che volevo chiederti già l’altra volta è se hai letto L’ultima legione di Valerio Massimo Manfredi. Se sì, mi piacerebbe avere la tua opinione. A me è piaciuto moltissimo (e prima o poi dovrò decidermi a farci sopra un post). Un cordiale saluto.

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  3. @sangal
    Mi piace questa tua predilezione della musica senza autore preciso. Amo anch’io la musica gregoriana, ma per motivi diversi, perché è quello che ci resta della musica antica …

    Sono poi perfettamente d’accordo sulla hubris (e la nemesis) applicata ai tedeschi, un popolo che amo particolarmente (e non solo ammiro). E purtroppo è vero che nella loro musica (e nella volontà di potenza che essa esprime) si avverte tutto questo, anche moltissimo nella musica romantica, nel Beethoven non giovanile, per non parlare di Wagner ecc..

    Di tutto questo si parla curiosamente nel primo romanzo di Ellroy (Brown’s Requiem) che ho letto in questi giorni.
    Ho discusso molto dei tedeschi (in inglese, spero che tu lo legga, perché mi interesserebbe sapere che ne pensi) con un indiano, un certo Ashish, che pur essendo hindu ha vissuto a Goa e quindi ha molto interesse per l’Occidente e l’Europa.
    http://manofroma.wordpress.com/2007/10/29/pleasure-in-craft-the-germans/

    Perché toglierti il saluto? Wagner è anch’esso un grande (e anche se non lo amassi per un qualsiasi motivo – ma lo amo – accetto tutte le posizioni e sono disposto al confronto), ma alla fin fine la musica italiana esprime una filosofia della vita più duratura, gioiosa e fruttifera. Viva dunque Verdi. Siamo i figli del sole e della solare civiltà classica. Credo moltissmo nella nostra grande eredità, altrimenti questo blog non esisterebbe.

    Grazie del tuo interessamento

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  4. @Wind Rose Hotel

    Ti rispondo su Manfredi (il discorso musicale mi richiede una riflessione impegnativa e sono impegnato). Sì, ho letto L’ultima legione di Valerio Massimo Manfredi e mi è piaciuto (ho visto anche il film britannico che ne è stato fatto, mediocre, con un tocco di humour inglese che lo riscatta ma nemmeno tanto). Abbiamo bisogno della macchina del tempo: per questo ho letto tutti i libri di Manfredi e di altri autori di romanzi storici, anche se ritengo che i classici siano la migliore macchina del tempo.

    Mi intriga l’idea di fondo del romanzo di Manfredi di legare la civiltà inglese a quella romana: Romolo Augustolo, ultimo imperatore di Roma è addirittura padre di Artù, se ben ricordo. Mi sono piaciute varie ricostruzioni di Manfredi, come la nascita di Venezia sulle isole e la descrizione della fertile e felice area campana (dove è forse debitore delle descrizioni del Viaggio in Italia di Goethe).
    Anch’io pensavo di farci un post, ma poi sono successe tante cose. Voglio sempre parlare degli inglesi e poi finisco per parlare dei tedeschi. Il fatto è che il limes germanico esercita su di me un fascino intenso.
    Un saluto e complimenti per gli ultimi post. Intervengo solo di tanto in tanto perché mi sto un po’ distaccando dalla politica italiana. Forse dovrei lottare contro questa tendenza al distacco, chi lo sa.

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