The smallest Bialetti for just one cup of good Italian coffee

Poonam mi dice nel suo blog che i propositi dell’anno nuovo devono essere resi pubblici perché così è più facile misurarne i progressi e la dedizione nel portarli a buon fine. Provo a seguire il suo consiglio e dato che ora vivo da solo e sono del tutto sprovvisto di qualsiasi capacità, non diciamo solo culinaria o domestica, ma anche di praticità in generale, ecco qui i miei semplici (e patetici) propositi per l’anno nuovo.

1) Imparare a cucinare in modo dignitoso invece di andarsene spesso alla pizzeria o trattoria vicina. Innanzitutto, da italiano, ho bisogno di cucinarmi una buona pasta e farmi un caffé più che buono. Si tratta di una necessità nazionale. E’ vero che sono lo zero culinario che sono ma ho un gusto per il mangiare discreto e quindi il bisogno è urgente di arrivare a cucinarmi pasti decenti di base. Per fortuna alcuni amici napoletani (i cugini greci di Roma, li chiamo) mi hanno dato qualche consiglio così come anche i miei gentilissimi (e provvidenziali) vicini settentrionali.
2) Scrivere tutte le spese in un quadernetto (lasciando perdere Excel) altrimenti mi vanno a scatafascio le finanze.
3) Lavorare sodo a livello fitness (bicicletta, nuoto e passeggiate). C’è uno stupendo centro fitness non lontano da casa ma al momento le scarse risorse finanziarie non me lo concedono.
4) Raggiungere la completa autosufficienza casalinga, cioè fare tutti i lavori di casa da solo compreso il lavaggio dei panni in lavatrice.

Ecco qui registrati i primi esperimenti e nozioni di cucina relative, dato che gli altri propositi si spiegano da soli o comunque ci sembrano al momento meno interessanti. In altri futuri post parleremo di altri progressi (se ce ne sono) e magari potrete giudicare. Ecco quindi le (poche) cose imparate fino a ora.

Il sugo di pomodoro per la pasta. La buona pasta italiana ha bisogno di un sugo di pomodoro decente che si aggiunge alla pasta una volta cotta (spaghetti, rigatoni, fettuccine, fusilli, farfalle etc.). Ecco allora una ricetta quasi da deficienti per il sugo di pomodoro. In un pochino di olio su una padella che non attacca metto sedano cipolla e carote tritati (credo si chiami battuto) e aspetto che indorino appena (e questo si dovrebbe chiamare soffritto). Vendono anche il soffritto surgelato Findus (l’ho comprato moltissimo) ma il sapore finale non è lo stesso. Mentre il tutto si indora lo si può insaporire aggiungendo varie cose da sole o combinate: pancetta, peperoncino, vino rosso o bianco, erbe come basilico o anche funghi. Una volta che il soffritto è pronto si mette in padella la passata di pomodori. Da quanto ho capito la passata è un concentrato precotto di pomodori già lavorato e passato e si che trova dappertutto. Una signora mi ha detto che quello del Supermarket Dico è ottimo. Bah. Messa la passata nel soffritto si cuoce il tutto per 20-30 minuti è il sugo è fatto! Il vantaggio della passata è che molto lavoro è già fatto, e non c’è bisogno per esempio di pelare dei buoni pomodori San Marzano, tagliarli a pezzi ecc. ecc. fino a fare la nostra passata, che sicuramente sarà molto più buona ma costa tempo e fatica.

Bottles of Passata, an important ingredient for tomato sauce. Fair use

Un buon caffè fatto in casa. Mentre in America fanno il caffè con i filtri che sgocciolano (un miracolo tecnologico dato che produce caffè che non sa assolutamente di nulla, davvero soprendente come ci siano riusciti), in Italia usiamo la caffettiera Moka Express. Classica è la Moka Bialetti, che quasi ogni italiano ha in casa e è quella che raccomanderei ai non italiani. Beh, i napoletani erano soliti fare il caffè con la caffettiera napoletana, completamente diversa dalla Moka. La caffettiera napoletana fa un caffè più buono ma è difficile da trovare in giro. Un giorno la compro e ci faccio il caffè, giuro. Ecco quindi delle informazioni che vengono dai famigliari, dall’esperienza e dai soliti amici napoletani, indubbi maestri nell’arte del caffè. Prima però qualcosa sulla tecnologia della Moka Express (immagine e citazione prese dagli Wiki Books):

Moka Express Coffee Pot Techology. GNU Free Documentation License

“L’acqua viene messa nella sezione inferiore (A) e il caffè macinato nella sezione intermedia (B) con il piccolo tubo inferiore che penetra oltre il livello dell’acqua. Una volta avvitato il coperchio la caffettiera viene messa sul fuoco. Quando l’acqua arriva al punto di ebollizione e diventa vapore la pressione così prodotta spinge l’acqua dalla sezione inferiore su per il tubo inferiore in modo da attraversare il caffè macinato e passare al tubo superiore raccogliendosi quindi nella sezione superiore (C). Ciò produce un caffè forte e concentrato. Guarnizione e valvola di sicurezza assicurano la tenuta della caffettiera e lasciano crescere in piena sicurezza la pressione nella sezione inferiore permettendo un eventuale sfogo nel caso in cui il livello della pressione diventi troppo alto”.

Ecco dei piccoli segreti. 1) Si possono comprare pacchetti di caffè già macinato. Preferisco Lavazza Oro o Illy anche se quest’ultimo è assai più costoso. 2) Quantità dell’acqua nella sezione (A). Mia madre preferiva che un poco d’acqua si intravedesse nella griglia della sezione (B) prima di aggiungere la polvere di caffè. I napoletani preferiscono invece che l’acqua arrivi fino alla valvola di sicurezza nella sezione (A), il che significa meno acqua. Devo dire che hanno ragione perché così il caffè è più concentrato e saporito. 3) La polvere di caffè deve essere un poco pressata con la mano in modo che l’acqua passi con un minimo di difficoltà e si impregni meglio dell’aroma di caffè. 4) La tazzina (o le tazzine) devono essere messe nell’acqua bollente prima di ricevere il prezioso liquido nero. Ciò è assolutamente imprescindibile per un napoletano, che non ama bere il caffè in una tazzina fredda. I romani sono invece meno difficili in questo, ma ancora una volta devo dire che hanno ragione i napoletani: il caffè è molto più buono bollente. Un’ultima cosa. La Moka piccola da una sola tazzina produce il miglior caffè che si possa fare in casa (nell’immagine in cima alla pagina ho messo la piccola Bialetti da uno sui due volumi del Corpus Iuris Civilis 😉 ). Ci sono Moka più grandi da più tazzine ma il caffè che producono non è altrettanto gustoso. 4) Alcuni studenti delle borgate romane mi insegnarono un giorno un trucco. Lo chiamavano il caffè bomba. Basta aggiungere alcuni cucchiai (beh, cucchiaini) di caffè all’acqua della sezione (A) e il liquido risultante sarà una specie di bomba. E’ vero, non scherzo. Attenzione però perché il caffè è una droga è può far male.

Ok Poonam? Vanno bene i miei propositi per l’anno nuovo?

Man of Roma

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