The Santa Bonosa Church painted by Roesler Franz in 1880 ca.

Nota. Tutti i brani di C. Calcagni postati finora possono essere letti nell’originale o in inglese.

Nascita, aspetto, salute.
Primi insegnamenti del padre

Sono nato a Roma il 12 agosto di un anno oltre il 1870, l’anno della breccia di Porta Pia, in una casa alle falde del Gianicolo, in via Garibaldi. (…) Io non voglio dire precisamente l’anno di nascita per un resto di ragionevole pudore (…). Ma perché questo pudore che è una debolezza, una civetteria assai strana in un uomo? Non lo so (…) ma non lo dico. Sono vecchio e basta.

Sono alto un metro e 75 centimetri e ½ (non ho potuto fare il granatiere come mio fratello Gigi alto m. 1,82), peso 84-86 kg. e perciò sono abbastanza ben messo: anche senza tanta pancia, un tipo forte insomma e muscoloso. Infatti sono stato fortissimo e ho praticato tutti gli sports quando di sports ancora non si parlava e perciò mi davano del matto. Devo forse a questi esercizi il mio portamento piuttosto eretto, franco e spigliato.

Ho occhi cerulei – che avevo un tempo quasi celesti – e capelli castano chiari: una cosa un po’ speciale per un italiano. Il naso perfettamente dritto e che non piega né a destra né a sinistra, cosa questa eccezionale mi dicono perché in generale il naso è leggermente deviato o in qua o in là.

Ora naturalmente, alla mia età, ho i capelli bianchi (…). Un tempo avevo la faccia piuttosto regolare e fine, con espressione aperta e calma, un tipo piuttosto esotico sia nei tratti sia nella carnagione: un tipo tra inglese e americano. Tanto che spesso ero scambiato per uno straniero (…) di quelle parti.

Salute di ferro, capace di sopportare qualunque fatica e disagio, così all’improvviso e senza preparazione, capace di non mangiare, di non bere, se avevo da fare o ero occupato in qualche cosa che mi prendeva profondamente. Del resto ero figlio di mio padre che tra tanti aforismi (ne verranno tanti in seguito), uno ne aveva quasi di continuo ed era questo: bisogna mangiare, tanto per non cascare a faccia avanti.

E ci aveva sempre predicato e fatto anche vedere che il corpo deve essere abituato a servirci in tutto e per tutto, non ad essere il padrone. Nelle nostre abituali passeggiate a piedi, s’intende, «Papà ho fame», «Papà ho sete», si diceva spesso da noi.

«Che vergogna, e che sei una bestia? Se hai fame mettiti un sassetto in bocca. Se hai sete prendi tra le labbra un filo di fieno o di paglia». «Papà sono stanco». E lui si metteva allora di passo ginnastico a correre per spingere noi a seguitarlo e a non rimanere tanto indietro. E a quei tempi si era ben piccoli: un 9 – 10 anni.

The emblem of the Trastevere rione

Nota al testo. Dopo una certa esitazione mi sono deciso a inserire nel mio blog alcune pagine dei ‘Ricordi’ di Carlo Calcagni, un romano nato quasi un secolo e mezzo fa e persona assai vicina a mia nonna.

Questi ricordi sono stati letti solo da parenti e amici. Ora che quasi tutta questa gente non c’è più spero di non turbare la suscettibilità di alcuno se lascio che degli stralci di queste memorie vengano letti al di fuori di una cerchia ristretta.

Nessuno, credo, fu più romano di Carlo, le cui doti di intelligenza, umorismo e bonarietà costituiscono tratto tipico della città di Roma ma anche son doti proprie a lui soltanto. I ricordi spaziano dalla prima metà dell’800, l’età del nonno, il conte Filippo Calcagni, fino al giorno di Ognissanti del 1947, data in cui Carlo cessò la stesura delle sue memorie.

Esse narrano di una Roma scomparsa e offrono un vivace spaccato dei tre ambienti sociali che costituivano il popolo della città d’allora: l’aristocrazia (a cui egli apparteneva, seppur sprovvisto di mezzi), il generone (gente d’affari e affittuari dei latifondi della nobiltà) e il popolino, quello descritto dal Belli, con cui egli era in contatto poiché nato e vissuto a Trastevere, allora il quartiere della povera gente (il quadro di Roesler Franz in cima alla pagina raffigura la chiesa di Santa Bonosa a Trastevere, distrutta nel 1888 durante l’edificazione di Piazza Sonnino e dei muraglioni del Tevere).

Le pagine di Carlo Calcagni sono scritte in un vivo italiano del tempo passato, reso ancor più vivace da qualche traccia di romanesco.

La traduzione in inglese è approssimativa e cercherò di migliorarla nel tempo.

Gli stralci dai Ricordi sono qui inseriti senza fine di lucro. Il copyright appartiene ai parenti dell’autore.

Traduzione in inglese

One thought on “Carlo Calcagni. Ricordi di gioventù, maturità e vecchiaia (1)

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