Jean-Léon Gérôme (1824-1904): Socrates seeking Alcibiades in the house of Aspasia. Public Domain

Come si può riuscire a vivere meglio (dice il Filosofo di campagna)? Secondo Socrate (ritratto sopra mentre cerca di strappare Alcibiade alle grazie di Aspasia, l’affascinante amante di Pericle) ogni cosa è raggiungibile con l’esercizio – cito il Fdc liberamente – perché esso crea l’abitudine, qualsiasi abitudine. Ho provato a cercare la parola abitudine (habit) sul Webster online: “E’ un comportamento che si acquisisce con la frequente ripetizione”. Basterebbe quindi, per vivere meglio, esercitarsi a praticare le cose che effettivamente ci fanno vivere meglio e abbandonare gradatamente quelle che ci fanno vivere peggio. Sembra facile, ma in realtà non lo è, perché – sostiene il Fdc – pochi sanno quali cose ci apportano vero benessere e gioia, che poi sono le cose, naturalmente, che più ci convengono.

La nostra natura ci spinge verso il benessere sia spirituale che materiale, non possono esservi dubbi al riguardo, dice il Fdc (che non ama i dubbi). In altre parole noi tenderemmo verso ciò che più ci conviene, ma il problema è che curiosamente noi oggi non sembriamo più conoscere ciò che veramente ci conviene, altrimenti come spiegare il gran numero di persone infelici nonostante il fatto che possiedono almeno il necessario per vivere e a volte anche più del necessario?

Come già accennato possiamo spiegare ciò con il fatto che queste persone e tutti noi sappiamo ben poco o nulla di ciò che veramente ci conviene, persino nelle piccole cose e nelle scelte di tutti i giorni. In definitiva c’è tanta gente in giro che visibilmente fa scelte sbagliate, scelte non convenienti, e che quindi vive sempre peggio, invece di vivere sempre meglio.

(Dario Bernazza, Vivere alla massima espressione, Editrice Partenone – di Luciano Bernazza & C – Roma 1989, p. 25 e sgg.)

lupaottimigut1.jpg

Non sarà allora questo – mi chiedo – uno dei problemi centrali dei paesi cosiddetti ricchi? Essi dovrebbero essere pieni di gente felice poiché tutti i requisiti per una certa felicità (o perlomeno serenità) sembrerebbero essere presenti. Ma poiché questa gente invece in buona parte felice non è deve esserci necessariamente alla base un problema di confusione etica: la gente non sa più cosa conviene e cosa non conviene fare (l’etica è una branca della filosofia che riguarda la condotta conveniente e il buon vivere – definizione tratta dalla Wikipedia inglese, alla voce ethics).

Spirito razionale sovrano

Per quel che ci riguarda è al momento molto difficile rispondere al quesito iniziale posto dal Filosofo di campagna (come si fa a vivere meglio). Considereremo solo il fatto che i Romani, allievi in questo dei Greci ma molto più pratici e solidi di loro, affrontavano la vita con successo grazie ad una volontà di ferro e a un notevole raziocinio. I giovani rampolli delle famiglie abbienti romane si recavano in Grecia a studiare l’epicureismo e lo stoicismo, due scuole filosofiche molto importanti per Roma e che Roma seppe adattare alle proprie esigenze con successo – come tutte le cose che essa apprese da altri popoli – propagandole per ogni contrada dell’impero. Ancora oggi noi ammiriamo uno spirito sovrano come quello di Cesare, calmo, pacato e sempre padrone di sé anche di fronte alle peggiori tragedie. I suoi scritti e le sue opere ne sono vivida testimonianza. Ma Cesare non era che uno dei frutti di tale civiltà basata principalmente (ma non unicamente) sul controllo della ragione. E’ tale metodo valido ancora oggi? La domanda sorge spontanea quando si leggono scritti come quelli del Filosofo di campagna, così pervicacemente convinto – esattamente come molti Antichi – del potere taumaturgico della ragione. E’ possibile oggi nell’affrontare i problemi di tutti i giorni trarre giovamento dalle filosofie del mondo antico? Noi crediamo (e speriamo) di sì.

La giusta misura e i piaceri

Un esempio di applicazione della saggezza razionale degli antichi può riguardare il vizio, intendendo con tale parola un errore morale (etico, vedi sopra definizione) che può recarci danno. Il vizio può rovinarci la vita: chi beve troppo, chi fuma accanitamente, chi è maniaco del sesso o del gioco d’azzardo si rovina gradatamente (o rapidamente) la vita. In realtà i vizi – sostiene il nostro Fdc – non sono quella cosa mostruosa che ci hanno insegnato alcuni preti, e alla base di molti cosiddetti vizi ci sono in realtà delle cose molto piacevoli, delle cose che rendono la vita degna di essere vissuta. Ma allora perché non ci giovano? E’ vero il detto che tutto ciò che è piacevole al mondo ci fa male e, aggiungono alcuni credenti, dovrebbe essere proibito? Quale potrebbe essere la soluzione romana al problema, visto che nel presente blog cerchiamo di recuperare frammenti della saggezza dei nostri progenitori? Sicuramente la soluzione, da romano, non è quella dell’astinenza, che è la soluzione del monaco. I romani amavano la vita terrena e non quella ultramondana (un mondo per loro di pallidi fantasmi). Essi amavano la vita prima della morte (non quella dopo la morte) e non erano inclini a rifiutarne i piaceri. La soluzione dunque per il romano non risiede nella rinuncia alla vita e ai suoi piaceri bensì nel giusto mezzo, nella moderazione, nella non dipendenza, che ci rende schiavi e non liberi.

Una bella (e conclusiva) frase del Filosofo di campagna: “E’ la giusta misura che impedisce la genesi del vizio, il quale altro non è, per l’appunto, che una misura “non giusta” – cioè eccessiva – diventata abitudine”.

lupaottimigut1.jpg

PS
Nota. La riflessione degli antichi sulla razionalità umana è di grande importanza e la filosofia e la scienza moderne ne sono un derivato. La razionalità dovrebbe però essere integrata dai moderni concetti di volontà e immaginazione. Vi sono tuttora dibattiti in corso e vi fornirò link appena posso. Gli antichi praticavano la ragione, la volontà e l’immaginazione, naturalmente, ma non teorizzarono un gran che e non svilupparono tecniche in relazione agli ultimi due elementi.

Man of Roma

2 thoughts on “Confusione etica e antichi insegnamenti

  1. @Franco Zaio
    Piacere anche mio. Certo, linkami pure, e frequenterò il tuo blog che non ho ancora mai letto (con possibile link). Ero trafelato anch’io ma vedere voi quarantenni genovesi parlare assieme di cultura musica e gente mi ha dato delle belle sensazioni, spaccato interessante di una città mediterranea eppure così schiva, nordica. Del resto, la bellezza che non si concede subito è la più affascinante. Impressione confermata quando ho visitato un poco la riviera con il nostro comune amico: esperienza unica. Solarità schiva come tratto generale, mi sembra, impensabile in luoghi dove invece vige la solarità non schiva.

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s