The Catcher in the Rye. Book cover. Fair use

Holden Caulfield, girando senza meta, depresso, bocciato a scuola (anche per questo era venuto di nascosto a New York dove aveva avuto strane disavventure), va a trovare a casa uno dei pochi professori con cui si era trovato bene, il prof. Antolini, un uomo intelligente e giovane, che aveva sposato una donna ricca e molto più vecchia di lui (J. D. Salinger, Il giovane Holden, Capitolo XXIV, p. 231 e sgg., 1961, Giulio Einaudi Editore, Gli Struzzi, traduzione di Adriana Motti). Il prof. Antolini, dopo i convenevoli, gli chiede:

– Come sei andato in inglese? Se sei andato male in inglese ti metto alla porta immediatamente, mio genietto dei temi!
– Oh, in inglese sono passato (…) però sono stato bocciato in Esposizione Orale (…)
– Perché?
– Oh, non lo so (…) E’ un corso in cui bisogna alzarsi in classe e fare un discorsetto. Sa come. Spontaneo e via dicendo. E se ci si mette a divagare, gli altri devono gridare più in fretta che possono “Fuori tema!”. Roba che mi faceva diventare quasi matto. Ho preso tre.
– Perché?
– Oh, non lo so. Quella storia del fuori tema mi dava sui nervi. (…)Il guaio è che a me piace quando uno va fuori tema. E’ più interessante eccetera eccetera.
(…) I ragazzi che prendevano i voti più alti in Esposizione Orale erano quelli che restavano sempre in argomento, questo lo riconosco. Ma c’era quel ragazzo, Richard Kinsella. Lui non restava molto in argomento, e gli altri non facevano che urlargli “Fuori tema!”. Era terribile, prima di tutto perché era un tipo molto nervoso (…) ma quando smettevano un pochino di tremargli le labbra, io i suoi discorsi li trovavo migliori di tutti gli altri (…) Quel discorso sulla fattoria che suo padre aveva comprato nel Vermont, per esempio. Lui parlava, e loro non hanno fatto che gridargli “Fuori tema!” (…) Quello che faceva Richard Kinsella era che cominciava a parlare di quelle cose, poi, tutt’a un tratto, si metteva a parlare di quella lettera che suo zio aveva scritto a sua madre, e che suo zio aveva avuto la poliomelite e via discorrendo a quarantadue anni, e che voleva che nessuno andasse a trovarlo in ospedale perché voleva che nessuno lo vedesse con l’apparecchio ortopedico. Non c’entrava molto con la fattoria, lo riconosco, ma era simpatico. E’ simpatico quando uno ti parla di suo zio. Soprattutto quando cominciano a parlarti della fattoria del padre, e poi tutt’a un tratto gli interessa di più lo zio. Voglio dire, è una porcata continuare a gridargli “fuori tema! quando lui è così simpatico e pieno di entusiasmo (…) Non lo so. E’ difficile da spiegare.”(…).
– Holden, una breve domanda pedagogica e un po’ pedantesca (…). Non ti pare che se uno comincia a parlarti della fattoria di suo padre, dovrebbe rimanere in tema, e poi passare a parlarti dell’apparecchio ortopedico dello zio? Oppure, visto che l’apparecchio di suo zio è un argomento così stimolante, non avrebbe dovuto scieglierlo subito, il tema, al posto della fattoria?
(…)
– Sì …. non lo so. Penso di sì. Voglio dire, penso che come argomento avrebbe dovuto scegliere suo zio invece della fattoria, se lo interessava di più. Ma è questo che voglio dire, un sacco di volte uno non sa che cosa lo interessa di più finché non comincia a parlare di una cosa che non lo interessa di più. Certe volte non si può evitarlo. Quello che penso è che uno va lasciato in pace, se almeno è interessato e si fa prendere dall’entusiasmo per qualche cosa. A me piace, quando uno si entusiasma per qualche cosa. E’ simpatico. E’ che lei non ha conosciuto quel professore, il professor Vinson. (…) non faceva altro che raccomandarti di unificare e di semplificare. Con certe cose non si può, è chiaro”.

La traduttrice ha fatto il possibile, ma The Catcher in the Rye (titolo italiano: Il giovane Holden) è quasi intraducibile perché scritto in uno slang speciale e affascinante. Sarebbe quasi come cercare di tradurre Massimo Troisi (o Govi) in inglese.

Holden avrà poi una delle sue ennesime delusioni, perché dopo essersi coricato e addormentato a casa del suo caro professore scoprirà che questi in realtà ha forse per lui interessi che vanno oltre la semplice amicizia. Svegliandosi di soprassalto lo trova vicinissimo, al buio, che gli sta accarezzando la testa. Questo sicuramente non può che aumentare il suo doloroso estraniamento dal mondo, se anche i suoi maestri (i padri, ogni generazione ha bisogno di padri in senso lato) gli si mostrano interessati per motivi quantomeno diversi da quelli che lui pensava.

Man of Roma

4 thoughts on “Digressione e rimanere in tema

  1. Al di là del fatto che questo libro lo faccio leggere da anni ai miei alunni quindici/sedicenni, e che dunque lo trovo utile e forse persino indispensabile (al pari dei “Promessi sposi”) nell’età evolutiva, devo confessare che oggi come oggi, dovessi rileggerlo, mi annoierebbe mortalmente. Anche se è stupendo (ovviamente).

    P.S.: Questo blog è una piacevole scoperta. Dimostra che linkarsi tra bloggers ha effettivamente un senso. Per questo sono grato a “Blog from Italy.”

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  2. @Wind Rose Hotel
    Non sapevo che BlogFromItaly mi avesse messo nella lista dei blog consigliati. Grazie per l’informazioone e grazie anche dell’apprezzamento per il mio blog, anche perché a volte io penso sia pesante. Ora anche io leggerò il tuo perché mi sa che abbiamo delle cose in comune (siamo entrambi insegnanti, amiamo la lingua inglese ecc.).

    Sono d’accordo. The ‘Catcher in the rye’ è un libro che credo si apprezzi maggiormente all’età giusta (io lo lessi a 18 anni e ne fui totalmente catturato) per i temi che tratta legati in gran parte alle difficoltà di una adolescenza molto problematica. Anche a me, rileggendolo, non fa certo più lo stesso effetto.

    Quanto ai blog e al modo in cui si linkano tra loro è una cosa bellissima che ho scoperto da pochi mesi. Il loro senso sociale in effetti sembra essere questo sistema efficacissmimo di rimandi e incroci che arriva a costruire un circuito massmediatico alternativo, spontaneo e non pilotato dall’alto. Sarà per questo che in tutto il mondo – anche in India, mi dicono i miei lettori Indiani – i governi cercano ogni tanto di impastoiarli con qualche legge e leggina. Ciao e a presto.

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  3. In comune abbiamo anche una spiccata predilezione per la storia di Roma, con o senza la mediazione di William Shakespeare …

    “Sarà per questo che in tutto il mondo – anche in India, mi dicono i miei lettori Indiani – i governi cercano ogni tanto di impastoiarli con qualche legge e leggina.”

    Anche in Italia ci hanno provato (Riccardo Franco Levy, qualche mese fa). Se ne accorse Beppe Grillo e lo denunciò pubblicamente. La cosa mi indignò oltre misura. Poi dissero che erano stati fraintesi e proposero una lettura minimalista della legge. Solite storie all’italiana per lanciare un messaggio chiaro e tondo: “cari bloggers, vedete di non rompere troppo, perché se vogliamo vi facciamo passare la voglia di sfrucugliare con l’antipolitica.”

    En passant, quanto ai links, ne ho fatto uno che punta direttamente in questa direzione. A risentirci.
    rob

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  4. @Wind Rose Hotel
    E’ vero, e poi, questa parola, ‘antipolitica’, usata per bollare tutto quello che esce dal loro controllo, mi fa venire l’orticaria. A presto e grazie per i commenti.

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