Downtown Beirut. Public domain

Giorni fa ascoltavo Diana Haddad, una cantante pop arabo-libanese, e qualcosa ha vibrato nel nostro animo mediterraneo. Prima della guerra (iniziata nel 1974) il Libano era chiamato “la Svizzera del Medio Oriente”. La Beirut degli anni ‘50 era una delle capitali finanziarie del mondo oltre che l’indiscussa capitale intellettuale araba. Offriva know-how finanziario al mondo saudita e una comoda interfaccia alle compagnie occidentali nei confronti degli arabi, ricchi di petrolio. Offriva anche una dolce vita da ‘Mille e una notte’ alla vipperia internazionale. Attori di Hollywood e non solo, potenti e miliardari di vario stampo, oltre alle più splendide donne dell’epoca, vi accorrevano numerosi e i mass media ne parlavano di continuo. Beirut era sinonimo di lusso, di tutti i piaceri della vita messi insieme e di intelligente cosmopolitismo (vi si parla correntemente arabo, francese e inglese; alcuni carissimi amici italiani vi hanno compiuto gli studi e infatti parlano bene queste 3 lingue, oltre all’italiano). Ascoltavamo da piccoli queste favole dai genitori e ne vedevamo le immagini nei rotocalchi.

Per i patiti della storia tutto ciò non è sorprendente, essendo il Libano la terra dei Fenici, mercanti raffinatissimi già nell’antichità oltre che progenitori della possente Cartagine. Ora che il glamour di Beirut sembra passato (è stata in parte ricostruita, ma il suo ruolo non è più primario essendo stato assunto da città come Londra, Dubai e Cipro) l’area è sempre estremamente civilizzata – le civiltà non sono mortali – e, tanto per fare un esempio, la musica (e la cultura) pop libanese è quella che più piace ai giovani arabi del mondo (che la sentono come moderna, il che non incontra naturalmente il gusto dei tradizionalisti). Potete ascoltare qui sotto una canzone di Diana Haddad.

I giovani del Mediterraneo del nord non possono non notare come questa gente sia simile a noi, anche se alcuni aspetti di questa musica e altri dettagli saranno percepiti come diversi. Si potrebbe dire che tale diversità è dovuta all’Islam. Ma, mi chiedo, è veramente l’Islam così diverso? Beh, sì e no. A momenti ci sentiamo il Mediterraneo (quindi non siamo lontani dall’Europa del sud); in altri momenti invece percepiamo la Persia, l’Arabia, Baghdad, l’Egitto antico e moderno; in breve percepiamo l’Asia occidentale (quindi molto diversa dall’Europa). Questa diversità è eccitante e non deve assolutamente impaurirci.

Questo post è il primo di una serie dedicata a un viaggio nell’Islam visto come esotico ma anche vicino all’animo di Roma. Non siamo qui per giudicare bensì per imparare (e magari anche comunicare).

Ancora una volta chiediamo all’insigne storico francese Fernand Braudel di concederci ispirazione e guida.

(continua)

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