Diogene by Raffaello. School of Athens. Fair use

Il ‘filosofo di campagna’ è stato nominato alcune volte nel nostro blog per cui è arrivato il momento di presentarlo ai nostri lettori.

Scoperta recente (e sorprendente), il suo nome è Dario Bernazza.

Ciò che ci ha colpito la prima volta che abbiamo letto due dei suoi libri (Vivere alla massima espressione, e Esistere non è vivere:  vedi il sito di Amazon) è il fatto che egli sembra pensare alla maniera degli antichi come se il pensiero successivo non fosse quasi esistito.

Privo di dubbi ha fede cieca nelle facoltà della ragione e sembra procedere in modo del tutto ingenuo e naturale. Il suo metodo razionale ‘all’antica’ lo applica sia ai grandi temi (l’esistenza di Dio, la ricerca della felicità) che ai problemi di tutti i giorni, sforzandosi di dare risposte al vuoto contemporaneo in modi che non dispiacerebbero del tutto a uno stoico o a un platonico di 2000 anni fa (la sua immagine è qui sotto, non ne abbiamo trovate di migliori).

Dario Bernazza

Perciò, con le dovute differenze rispetto a filosofi professionisti (come Fernando Savater, che verrà invitato al nostro Simposio) anche Bernazza sarà presente sia pure con qualche cautela, perché a nostro modo di vedere presenta dei difetti, non ultimo quello di tendere a plagiare il lettore.

Millenni nella giungla

Still fighting in the Jungle

Esempio bizzarro di genuinità filosofica e di un isolamento culturale che lo ha come preservato, il ‘filosofo di campagna’ è il soldato giapponese che continua nella giungla a combattere (da secoli) a colpi di argomentazioni e senza essersi quasi accorto che il mondo di Socrate, di Platone o di Zenone è ormai morto e sepolto.

Bernazza è un sopravvissuto di più di 2000 anni fa. Che tutto ciò possa avvenire è insieme poetico e tragico. Forse solo nella campagna del Lazio, a Priverno, e in generale nel centro-sud, poteva aver origine un pensatore del genere.

Fossili viventi dell’antichità

Quanti sono in Italia gli ‘intellettuali di campagna’? Sparsi qua e là si pubblicano da soli, come il nostro, magari con una piccola casa editrice locale e godono di una cerchia ristretta di lettori affezionati (ora c’è il Web, ma non c’era al tempo del FDC, nato, credo, nel 1920).

Il fenomeno, certamente, non è solamente italiano.

Ma nel nostro paese 1) la stratificazione storica è assai ricca e 2) essendosi qui originata molta parte del mondo classico possiamo legittimamente parlare di fossili viventi dell’antichità.

In un certo senso, e specie nel centro-sud, ce ne sono parecchi di questi fossili viventi, con tutte le inadeguatezze alla modernità che ciò comporta (il clientelismo, il familismo egoista, il sistema corrotto delle protezioni e degli appoggi ai vari livelli sociali e politici ecc.).

Non solo però inadeguatezza, ma anche qualità, speriamo, che potrebbe tornare utile, se solo sapessimo cosa farne.

lupaottimigut1.jpg

La parte migliore di tale retaggio va dunque riscoperta e rivalutata.

Nell’attuale crisi dell’Occidente dovuta all’incertezza riguardo ai valori fondamentali, molti tratti culturali del mondo classico – come la filosofia al posto della religione per dare un senso all’esistenza – vanno riesaminati e vanno modernizzati.

Dobbiamo fare, nel campo dell’alta cultura, quello che è già stato fatto nel campo della cultura popolare e folklorica, per esempio del Lazio e della Campania, le cui danze, da tempo recuperate e ristudiate, rivelano i fascinosi residui dei riti di Bacco e Dioniso.

Guardate questa Tammurriata del Mezzogiorno, di origine greca e dionisiaca:

Tale dissodamento a livello medio alto già lo si comincia a fare. Tra le varie iniziative, per esempio, il Festival della filosofia di Modena è stato un grande successo con ben 120 mila presenze in 3 soli giorni l’anno scorso (vedi l’immagine qui sotto) e con la settima edizione che è terminata lo scorso 16 settembre, tre affollatissimi giorni non stop di filosofia.

La formula, grazie a contributi della Comunità Europea, sembra sia stata poi anche in Francia e nella Repubblica Ceca.

Il Festival della Filosofia di Modena

Per concludere, i grandi professionisti di tutti i tempi – filosofi scrittori ecc. – possono sicuramente condurci verso una vita più ricca di senso, non abbiamo dubbi al riguardo.

Ciononostante, quei fossili sopravvissuti negli angoli di un mare dimenticato – certo di minor valore, magari anche un poco deteriorati come preistoriche sequenze di DNA – costituiscono purtuttavia testimonianze di un passato che continua a parlarci e che ci trasmette pensieri ancora utili e ‘antichi’. Pensieri che evocano l’ulivo nodoso, il mirto profumato e il colore vivace delle nostre ginestre.

Una lezione che, se non all’altezza dei grandi modelli dell’antichità, ci porge lo stesso insegnamenti da cui possiamo apprendere, e di cui, malgrado tutto, ci sentiamo fieri.

Man of Roma

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