Priverno, in Latium's countryside, province of Latina, where Bernazza was born. Fair use
Priverno, in Latium’s countryside, province of Latina, where Dario Bernazza was born. Fair use

Abbiamo già parlato del ‘filosofo di campagna’ (almeno in due precedenti post, 1 e 2).

Abbiamo detto come egli non sia mai colto dal dubbio e come le sue argomentazioni, spesso categoriche, non siano però prive di interesse e di quella fascinazione antica che non è facile spiegare a parole.

Nel seguente brano, da noi riassunto qua e là e che speriamo possa chiarire questo elemento ai lettori, Dario Bernazza ci parla del passivo e dell’attivo dell’esistenza.

Se il primo supera il secondo la nostra esistenza è miserabile. Se invece avviene il contrario la nostra vita è fruttuosa, felice o serena, comunque conveniente.

Cerchiamo di capire.

(Dario Bernazza, Vivere alla massima espressione, Editrice Partenone – Luciano Bernazza & C – Roma 1989, pagg. 12-22)

Il passivo dell’esistenza

La vita è strutturata in modo tale che non possiamo evitarne l’offensiva: amarezza, travagli e sofferenze di ogni genere. E’ questo il passivo dell’esistenza.

Cerchiamo di capire meglio questo passivo.

Sin dall’infanzia siamo esposti a nemici sia interni che esterni.

Quelli interni: l’ignoranza, la disonestà, il poco rispetto per la verità, l’egoismo, la presunzione, la propensione a eccedere, l’eccessivo attaccamento al denaro, la lussuria, l’ira, l’ignavia, l’invidia improduttiva, l’odio, la mancanza di affetti autentici, la noia, la solitudine, la timidezza eccessiva, la superficialità, i ragionamenti non corretti, l’intolleranza, i divertimenti sbagliati, il disconoscimento dei diritti altrui, le soluzioni erronee, la tendenza a far massa o gregge, la rassegnazione davanti all’evitabile, il pessimismo, l’ottimismo …”.

Quelli esterni: nascere in una famiglia scriteriata, la mancata o errata educazione, l’inadeguato insegnamento scolastico, le cattive compagnie, l’incapacità e la disonestà dei governanti, le difficoltà di qualsiasi genere, le fatiche e le preoccupazioni derivanti dal lavoro, l’insufficienza del denaro, gli imprevisti sfavorevoli, le malattie, tutti i difetti e gli errori degli altri, i luoghi comuni sbagliati, le tentazioni perverse, i malfattori d’ogni risma …”.

E’ solo una lista parziale, prosegue Bernazza, dei nostri temibili, ostinati, e a volte allettanti, nemici.

“E’ ad essi che vanno imputate le nostre sofferenze, cioè il passivo della nostra esistenza.

L’attivo dell’esistenza

“Per far sì che la nostra vita risulti vantaggiosa è necessario – ovviamente – contrapporgli un attivo adeguato”.

Ma in che cosa esso consiste esattamente?

“Consiste naturalmente nella somma di tutte le ore liete, di tutte le soddisfazioni e di tutti i successi che riusciamo a conseguire nel corso dell’intera esistenza. Se tale somma risulta più consistente di quella determinata dalle offese del passivo, bene. Se invece risulta inferiore, allora sarebbe preferibile non venire al mondo (occorre avere il coraggio di onorare sempre la realtà delle cose, ossia la verità). Chi infatti può dire che è preferibile avviare un’azienda il cui passivo sarà superiore all’attivo, anziché non avviarla affatto? Solo un dissennato può preferire di avviarla”.

Another image of Priverno. Fair use

Bisogna anche considerare – sostiene il FDC – che mentre il passivo la vita ce lo infligge spontaneamente, senza misericordia, l’attivo non ci è invece regalato da nessuno:

“Ce lo dobbiamo guadagnare noi personalmente, giorno per giorno, brandello per brandello”.

E l’unico modo per guadagnarlo è quello di dare la migliore soluzione ai principali problemi della vita. Se riusciremo a farlo svieremo e ammorbidiremo le offese del passivo o a volte le vanificheremo addirittura.

E qui Bernazza identifica i 20 problemi fondamentali che dobbiamo necessariamente risolvere nel modo migliore possibile per poter minimizzare il passivo dell’esistenza e vivere una vita fruttuosa (o vantaggiosa, come egli dice).

Ne parleremo in un prossimo post.

Capitoline She-Wolf. Rome, Musei Capitolini. Public domain
Man of Roma

5 thoughts on “L’attivo e il passivo dell’esistenza

  1. Cornel West parla, a proposito del mio amatissimo R.W. Emerson, di “elusione della filosofia.” Credo che in qualche modo qui siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Ma Emerson era un intellettuale coltissimo e raffinato. Bernazza non so, non lo conosco. Questa credo sia una discriminante importante. Non aver letto Platone, Agostino, Cartesio, Hegel, Kant … credo che costituisca una barriera rispetto a chi queste letture le ha fatte. A meno che non parliamo di tipi alla Johnny Cash, come tu hai acutamente rilevato, ma lui non ha pretese, è solo un cantastorie, però ti fa venire i brividi …

    Ciao

    PS mi sono riposato un po’, qui sul tuo blog, fortunatamente, dopo la doverosa (per me) full immersion nella questione tibetana e nella lingua inglese … Grazie anche per questo.

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  2. @Wind Rose Hotel
    Ti ringrazio della visita Rob. Beh, Bernazza non sarà raffinatissimo, ma è uomo di buone letture filosofiche, anche se il suo approccio può essere naive. Però a me piace lo stesso, e le sue parole hanno l’odore del vecchio ulivo nodoso, del mirto e della ginestra.

    In questo senso è come Johnny Cash, portatore di un mondo rurale più semplice – il filosofo di campagna, lo chiamo, non con connotazione negativa – in cui si avevano fedi certe e incrollabili. Qui però non siamo nella campagna degli States, siamo in Italia, dove le incrostazioni storiche più complesse fanno di Bernazza, a mio avviso, una sorta di residuo della nostra antichità, che è greca e romana, anche se non si può certo parlare di filiazione diretta. Un residuo inutile e del tutto obsoleto? Non lo so, si vedrà. Il blog mi porta dove vuole lui.

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  3. Come siamo prontissimi a criticare! Il criticare ci fa apparire colti ed intelligenti…Per una volta che c’è qualcuno che con le sue riflessioni ci dà qualche indicazione logica e razionale per tentare di risolvere qualche problema subito si deve tacciarlo di fossile o residuo inutile e obsoleto…e non si pensa mai il bene che puo fare alla moltitudine che non ha dimestichezza coi testi filosofici accademici! Per quanto mi riguarda, quest’uomo mi ha salvato da una vita fallimentare dandomi modo risolvere gravissimi problemi esistenziali!

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    1. Mi fa molto piacere che Bernazza ti abbia aiutato. Io apprezzo molto Bernazza, e infatti ho scritto moltissimi post su di lui dove noterai che lo apprezzo molto. Ti do i link a questi post, che sono in inglese, perché questo blog ho deciso di farlo in inglese, ma in fondo alla pagina trovi il link alla versione italiana.

      *Country Philosopher*
      *Ethical Confusion & Ancient Teachings*
      *Assets and Liabilities in Life*
      *Living to Our Fullest Potential*
      *On Health and Serenity of Soul*

      Bernazza non è un filosofo professionista ma spontaneo, ed è proprio questo il suo fascino, il fatto di essere esempio raro in Italia di tale genuinità, freschezza e direi ricchezza filosofica. E’ solo che cerco sempre di vedere i pro e i contro di tutti gli scrittori che cito nel mio blog, dei vari aspetti della vita che mi interessano, e soprattutto di me stesso.

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