Prozac. Fair use

Una vecchia inchiesta del Guardian di Manchester, ripresa da un altrettanto vecchio articolo della Repubblica, aveva stabilito che molte persone in Inghilterra usano i libri come tranquillanti al posto degli antidepressivi come il Prozac & C. Gli italiani invece leggono poco, dice l’articolo di Repubblica, e se l’umore è nero si attaccano alla TV, con effetti devastanti.

Poi il quotidiano italiano prosegue dicendo che ci sono media caldi e media freddi (e qui credo distorca alcuni concetti di McLuhan) cioè “quelli già cotti a puntino e quelli che devi cuocerti tu da solo. Quelli dove tutto è rappresentato e puoi star lì a guardarli senza aggiungerci nulla, restandone fuori (il video, il cinema) e quelli che per prendere forma hanno bisogno del tuo cervello, della tua immaginazione, della tua collaborazione. E se gliela dai, allora parti per la tangente, ti stacchi dal mondo reale, ti dimentichi di te, e questi sono i libri”.

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“Chi non è abituato a leggere pensa sia un incantesimo arcano, un esercizio da iniziati. E da iniziati è, effettivamente, nel senso che bisogna incominciare. Bisogna aprire un libro e leggere le prime righe, poi le successive e via così, finché ci si dimentica di stare leggendo, si è semplicemente dentro la storia del libro e fuori dalla propria, in pieno trip antidepressivo, mentre invece a ogni zap sul telecomando la coscienza della propria infelicità aumenta in maniera esponenziale”.

PS
Trovo la riflessione interessante, il che naturalmente non significa che non mi piacciano il cinema e gli altri media, non è questo il punto. So però che almeno l’80% dei miei (ormai ossessionati) lettori non saranno d’accordo.

Man of Roma

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