Undicesimo brano dalle memorie di Carlo Calcagni, fratello di mia nonna materna e romano autentico, nato quasi un secolo e mezzo fa.

Il testo può anche essere letto in traduzione inglese. I brani di C. Calcagni postati finora possono essere letti nell’originale o in inglese.

Guardia nobile del Vaticano in alta uniforme. Wikipedia

Altra passione di mio padre era di mettersi in alta uniforme (quella magnifica di scarlatto rosso con alamari d’oro, calzoni bianchi e stivali neri altissimi) e di andare a cavallo al Pincio all’ora del passeggio.

Una volta se l’era messa e con su il grande mantello bianco per una ragione molto seria.

Carlotta [sua nipote] era stata messa a balia in uno dei Castelli Romani, all’Ariccia credo, ma era malaticcia e si avevano di lei notizie bruttine.

Mio padre in uniforme monta a cavallo e va a trovare la nipote carissima e la trova abbandonata da quelli che la dovevano custodire, abbandonata in un porcile presso i maiali.

Afferra indignatissimo la bambina tra le grida della balia esterrefatta, se la pone sotto il mantello e torna a Roma a cavallo.

Va dalla sorella e consegnandole la figlia le dice:

“Eccoti Carlotta che ho trovato in mezzo ai porci. Vergogna, i figli si tengono con sé!”

Ariccia, ai Castelli Romani. Click for credits and to enlarge

L’affare di andare a cavallo così in uniforme nei pubblici passeggi o peggio ancora fuori di Roma era naturalmente vietato e così mio padre una volta rientrato era posto agli arresti in quartiere (al palazzo della Consulta in piazza del Quirinale).

Quando una guardia era stata messa agli arresti doveva, scontata la pena, presentarsi al Comandante del Corpo (allora era il principe Altieri) in soprabito nero e cilindro a ricevere diciamo così una ramanzina.

Piazza del Quirinale. Il palazzo del Quirinale a sinistra, Palazzo della Consulta di fronte. Il Quirinale è il più alto dei Sette Colli. Click for a panoramic view and for credits

Mio padre era una volta andato al palazzo Altieri [vedi immagine sotto] per ricevere una lavata di capo del Comandante.

Lo introdussero in un gran salone e gli dissero di attendere.

Aspetta, aspetta, il Comandate non veniva e allora mio padre vedendo un magnifico pianoforte, per ingannare l’attesa l’aprì e in sordina si mise a suonare prima un ballabile alla moda, poi crescendo di forza pezzi di opere molto conosciute.

Palazzo Altieri nel XVIII secolo. Roma

Il principe Altieri che era intanto arrivato stava dietro la porta assai indeciso sul contegno da prendere in quel momento delicato.

Finalmente si fece coraggio ed entrò. Tableau! Mio padre in piedi sugli attenti e il principe con fare accigliato:

“Ma cosa fa con quel pianoforte”.

“Eh! Siccome aspettavo mi sono messo un po’ a suonare per divagarmi”.

“Ma lo sa perché viene qui? Certo non per cose gravi o disonorevoli, ma infine mi pare che già sia la terza o quarta volta che in dieci anni di servizio lei deve venire qui … a ricevere le mie rimostranze per la sua condotta”

“Beh! In fondo che cos’è, neanche due volte l’anno …”

“Vada via, vada via!”

Perché in definitiva il Principe comandante non voleva scoppiare a ridere proprio dinanzi al suo subalterno colpevole.

ψ

Forse a ricordo di questa scaramuccia e di questi contrasti tra lui e il Comandante, quando mio padre oramai già in pensione andava al circolo delle guardie (sempre al palazzo Altieri) a fare la sua capatina in primissima sera, non mancava di soffermarsi pensoso dinanzi ad un grande ritratto ad olio del principe Altieri (già morto da tempo) e di pronunziare tra contrariato e compunto sempre la solita frase guardando il riquadro ad olio:

“La guerra dei Trent’anni”.

Tanti quanti erano stati quelli del suo servizio nel corpo della guardia nobile.

2 thoughts on “Memorie di Calcagni. Nino riceve delle ramanzine dal principe Altieri (11)

  1. Gentile Signor “Man of Roma”
    mi chiamo Christian Floquet e ultimamente mi sto appassionando alla storia della mia famiglia.
    Per quanto riguarda il ramo francese (i Floquet) ho numerose fonti e sufficiente materiale.
    Purtroppo per il lato italiano ho pochissime carte di famiglia.
    Mio bisnonno Carlo Negroni-Toruzzi (1843 – 1888) era figlio di Baldassarre, Gonfaloniere di Velletri e di Girolama dei conti Calcagni.
    Girolama potrebbe essere sua parente?
    Nel qual caso potrebbe aiutarmi a ricostruire un po’ la storia della famiglia (indicamdomi fonti o quant’altro).
    Dal canto mio, posso fornirle indicazioni sui Negroni, o sui Floquet (ultimi discendenti di carlo Negroni).
    La ringrazio e, in attesa di sue notizie, le invio cordiali saluti.
    Christian Floquet

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    1. Gentile Signor Floquet,

      le dico quello che posso adesso. Semmai mi può contattare alla mail manofroma@gmail.com.

      Purtroppo ho solo quello che sto scrivendo sul mio blog, cioè le memorie di Carlo Calcagni lette (prima che le postassi) solo da parenti e amici.

      Secondo tali memorie lo scrivente Carlo, conte Calcagni, sposato ma senza figli, era figlio del conte Nino Calcagni (di cui so solo il soprannome), a sua volta figlio del conte Filippo Calcagni sposato con la giovanissima contessina Carlotta Negroni.

      Filippo, nonno quindi di Carlo, morì in un tragico incidente di carrozza (qui il *brano di Carlo* che ricorda il triste evento). Quindo Nino, figlio di Filippo e padre di Carlo (il fratello maggiore di mia nonna materna), era orfano di padre e visse con la madre Carlotta Negroni vedova inconsolabile e la sorella Maria. Nino poi si sposò e ebbe molti figli, di cui 3 maschi (Paolo e Gigi oltre a lui, Maria, Elvira e Agnese mia nonna). Carlo era il primogenito. Gli altri maschi credo abbiano generato altri figli, ma ho perso le tracce di tale discendenza.

      C’è anche un collegamento con Velletri, che trova nel testo a cui il link sopra fornito rimanda.

      Scrive Carlo: “Anticamente la famiglia aveva possedimenti di terre in quel di Velletri, dove esiste nelle vicinanze della città un colle che si appella tuttora Colle Calcagni e un palazzo a Roma presso la piazza Nicosia, il rispettabile e bell’isolato che è ora il palazzo Cardelli.”

      Quindi mi sembra molto probabile che Girolama dei conti Calcagni sia mia parente. Se ciò è vero, anche io e lei dovremmo essere parenti, signor Christian Floquet. E mi piace che lei sia anche francese, un popolo che adoro, come il mio blog attesta.

      Cordiali saluti.

      Giovanni

      PS

      Ho notato che sui Negroni si trova qualcosa sul web. Sui Calcagni nulla o quasi.
      Dimenticavo. Dovremmo essere parenti anche per parte Carlotta Negroni, nonna di Carlo Calcagni.

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